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Lupi mannari: Ovidio, l’epica francese e Harry Potter raccontano di questa creatura mitologica

La figura del lupo mannaro affascina gli scrittori fin dall’epoca classica e trova posto anche nella famosa saga di Harry Potter. 

Rappresentazione dei guerrieri-lupo nella mitologia nordica. (fonte: Pinterest)

Già nella letteratura latina troviamo esempi letterari in cui il protagonista è un lupo mannaro, ma dobbiamo aspettare lo sviluppo dell’epopea nordica e dell’epica francese antica affinché questa figura affascinante si ritagli uno spazio ampio e ricco di significato. Ma di certo, uno degli esempi più noti al grande pubblico è il personaggio del lupo mannaro in Harry Potter.

La metamorfosi di Licaone in Ovidio

Per scoprire le origini della figura del lupo mannaro dobbiamo fare un salto tempo molto lungo, che ci riporti indietro fino alla cultura latina, dove troviamo le “Metamorfosi” ovidiane. Le “Metamorfosi” di Ovidio, noto poeta latino, costituiscono un poema mitologico incentrato sul fenomeno della metamorfosi – come suggerisce il titolo dell’opera. In essa Ovidio, attingendo all’antica mitologia classica, dona ai suoi lettori una carrellata di esempi di trasformazioni che coinvolgono molteplici personaggi. Tra questi, nel primo libro, troviamo la metamorfosi di Licaone: secondo il mito, è il re dell’Arcadia e figlio di Pelasgo. Al centro del racconto ovidiano vi è l’empietà di Licaone, il quale, per scoprire se Zeus – suo ospite – sia davvero una divinità, invita il dio a un banchetto in cui sarà servita della carne umana. Scoperto lo scempio, Zeus punisce Licaone per la sua scelleratezza con la trasformazione in lupo mannaro, condannandolo a cibarsi di carne umana. Sembra, a detta di molti studiosi, che quella di Licaone sia la prima metamorfosi in lupo mannaro.

Mitologia nordica ed epica francese

Nella mitologia nordica e nell’epica francese la figura del lupo mannaro torna con continuità e si circonda di un alone magico-sacrale che contribuisce a fare della licantropia un topos letterario certamente affascinante. Stando alle fonti mitiche e letterarie, alcuni guerrieri nordici, eletti e guidati dagli dei, subivano una sorta di metamorfosi, assumendo le sembianze di un lupo. Questi guerrieri-belva non modificavano solo il loro aspetto, ma si comportavano come lupi e da essi riprendevano forza e ferocia.
Nelle narrazioni epiche francesi antiche la trasformazione in lupo mannaro era sempre subita da un cavaliere, che in preda al furor guerriero, si abbandonava a questo mutamento. Una peculiarità dell’epica francese è la non-totale trasformazione corporea: il cavaliere si mostrava come un lupo mannaro, si atteggiava con movenze che richiamavano quelle lupine e ancora, il corruccio sul suo volto emulava il ghigno mannaro. Un esempio su tutti è rappresentato dal personaggio di Rainouart, particolare cavaliere, che appare in molteplici poemi in versi antico-francesi, come la Chanson de Guillaume. Di Rainouart, ad esempio, si dice che “ulula come un lupo” e combatte, non con la spada o la lancia, ma a mani nude, come un predatore.

Scontro tra cavalieri francesi (fonte: Wikipedia)

Dalla letteratura antica a Harry Potter

Anche nella celebre saga di Harry Potter abbiamo un esempio di metamorfosi in lupo mannaro, cioè quella del professor Lupin. Introdotto nel terzo film, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, il Professor Lupin occupa la cattedra di Difesa contro le arti oscure a Hogwarts e tiene nascosta la sua “malattia”. Ogni notte, al chiaro di luna, subisce la trasformazione in lupo mannaro, che stravolge completamente il suo aspetto e lo rende estremamente temibile agli occhi di amici e nemici. Cosa hanno in comune tutti i personaggi della letteratura antica col professor Lupin? La loro trasformazione non è permanente, ma temporanea. Ognuno di tutti questi lupi mannari, trascorso un determinato lasso di tempo (il tempo di una battaglia, oppure una notte o per svariato tempo), tornano alle loro fattezze umane. Altro elemento: durante la trasformazione i personaggi perdono, in un certo modo, le proprie facoltà di raziocinio; non sono più in grado di discernere il bene dal male, chi è un amico e chi non lo è. Sono feroci e terribili, e prevale in loro il richiamo animale.

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