fbpx
Roswita di Gandersheim: tutto quello che potresti non sapere sulla poetessa dell’Alto Medioevo

Alla scoperta della vita e delle opere di una scrittrice medievale indipendente ed originale

Esistevano davvero nel Medioevo delle scrittrici? Alle donne era permessa un’istruzione pari a quella maschile? La vicenda di Roswita risponde a queste domande.

Chi è Roswita?

Roswita fu una delle più grandi poetesse del Medioevo. Visse nel terzo quarto del X secolo in Germania e probabilmente proveniva da una famiglia nobile. Roswita era una canonichessa, infatti era un membro del monastero di Gandersheim, legato alla casa reale di Sassonia. Prima di prendere i voti e durante la sua permanenza a Gandersheim Roswita ebbe la possibilità di istruirsi, cosa non facile per una donna dell’Alto Medioevo. Secondo alcuni studi, inoltre, la scrittrice si sarebbe confrontata con i più importanti intellettuali della corte imperiale, che l’avrebbero considerata come loro pari.

Scriptorium

La produzione letteraria

Una peculiarità di Roswita è la scelta di comporre le proprie opere tutte in latino. Nel X secolo, infatti, i volgari nazionali non avevano ancora prestigio letterario ed erano usati solo per scritti pratici o per particolari documenti giuridici. Il latino era ancora la lingua della cultura e soprattutto della Chiesa e permetteva una diffusione dell’opera più ampia rispetto alla località di produzione.

Roswita scrisse una storia del suo monastero, ‘Primordia monasterii Gandersheimensis’, in esametri, una biografia dell’imperatore Ottone, ‘Gesta Ottonis’, delle vite di santi in poesia, usando i metri del distico elegiaco (recuperato dalla tradizione classica) e dell’esametro leonino (variante medievale dell’esametro classico). L’opera più famosa di Roswita, però, sono i ‘Dialogi’.

Chiostro medievale

Dialogi

Roswita scrisse sei dialoghi in prosa rimata che hanno come protagonisti dei santi, nella maggior parte dei casi donne. Ogni dialogo è diviso in scene e non c’è l’intervento di un narratore esterno. La situazione è infatti chiarita da didascalie, che spiegano brevemente le circostanze in cui si vengono a trovare i personaggi. Il resto della storia è affidato allo scambio di battute. Non bisogna pensare, comunque, che questi dialoghi venissero rappresentati come una moderna opera teatrale. E’ possibile credere, però, che fossero oggetto di una lettura ad alta voce e recitata.

Le protagoniste dei dialoghi vengono rappresentate nel loro percorso di crescita nella fede. Spesso sono combattute tra l’amore carnale e terreno e quello divino oppure sono prostitute, ma alla fine si pentono e si convertono. Roswita, da canonichessa, vuole promuovere un certo tipo di donna, la fedele che crede in Dio e trova realizzazione, libertà e pace interiore solo nell’adesione al messaggio cristiano. Non bisogna dunque considerare la scrittrice come una femminista ante litteram.

Modello o antimodello?

Interessante notare come i Dialogi di Roswita siano un’opera ispirata a modelli classici, in particolare alle commedie di Terenzio. Il poeta latino, infatti, era molto apprezzato nel Medioevo, soprattutto alla corte imperiale. A questo proposito, nel prologo dei Dialogi, Roswita lamenta l’eccessiva ammirazione nei confronti delle commedie terenziane, che trattano di temi immorali, in quanto scritte da un autore pagano.

L’obiettivo di Roswita, dunque, è quello di creare delle opere dialogiche che possano risultare dilettevoli come quelle di Terenzio, ma che siano anche in grado di veicolare insegnamenti morali. La poetessa mette in atto un vero e proprio processo di emulazione nei confronti del modello classico, scrivendo sei dialoghi come sei erano le commedie di Terenzio e mettendo al centro della sua opera le donne, spesso presenti anche nei versi dello scrittore latino. Roswita non vuole imitare il commediografo, ma cerca di competere con il suo modello nella speranza di superarlo.

Non è possibile sapere se Roswita fosse riuscita nel suo intento, ma di sicuro la poetessa è una prova di come nel Medioevo, seppur in cerchie ristrette e in elevate classi sociali, le donne potessero scrivere e istruirsi. Come nei monasteri maschili, anche in quelli femminili erano presenti delle amanuensi in grado di copiare codici e di tramandare l’antica sapienza alle generazioni future. Roswita, con le sue opere originali, ha fatto molto di più, ha lasciato un segno indelebile nella letteratura latina del Medioevo.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: