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L’unicità della memoria autobiografica: ne canta Ed Sheeran in “Castle On The Hill”

Con il brano “Castle On The Hill” (2017), Ed Sheeran ci prende e ci porta per mano nella sua infanzia e adolescenza, cantando nostalgicamente frammenti della sua storia autobiografica.

Ed Sheeran - Divide Copertina (1 di 3) | Last.fm

Castle On The Hill è stato il primo singolo estratto dall’album ÷ (Divide), il quinto pubblicato dal cantautore Ed Sheeran.

“The sweet perfume of the mountain grass”

Ed Sheeran apre il racconto della sua infanzia inglese cantando di quando, a sei anni, si è rotto una gamba mentre correva. Di quel momento, ricorda con affetto il profumo dell’erba di montagna mentre rotolava giù, un ricordo protetto dal dolore della frattura grazie all’incoscienza tipica dei bambini. Le note del brano si intrecciano poi ai ricordi dell’adolescenza, fatta di primi amori e notti con gli amici, di primi stipendi e tramonti visti dal castello sulla collina.
Ognuno di noi potrebbe costruire un racconto di questo tipo, un racconto autobiografico assolutamente unico. Potrebbe metterci dentro il ricordo di una recita di Natale a scuola, il profumo della maestra di italiano, le canzoni che metteva papà per i viaggi in macchina, il gusto della pasta al ragù della nonna e la sensazione della puntura di una medusa. Ma a cosa servono i ricordi autobiografici?
Sembra siano più utili di quanto pensiamo.

 

I ricordi autobiografici

La memoria autobiografica permette innanzitutto di mantenere la rappresentazione di noi stessi. Conosciamo le nostre preferenze e le esperienze che abbiamo fatto, dove siamo stati e le persone della nostra vita: tutte informazioni che ci permettono di sapere chi siamo. Inoltre, la memoria autobiografica ci permette di relazionarci con gli altri condividendo esperienze e stringendo legami con persone simili a noi. Il ricordo di esperienze passate, poi, permette di prevedere le conseguenze delle nostre azioni e dunque di regolare il nostro comportamento. In aggiunta, i ricordi possono essere confortanti nei momenti difficili.
Studiando la memoria autobiografica delle persone, i ricercatori hanno individuato delle caratteristiche interessanti. Innanzitutto, nessuno è in grado di recuperare molti ricordi dei primi anni di vita, secondo un fenomeno chiamato amnesia infantile. Un altro aspetto curioso è il picco di reminiscenza: le persone oltre i 40 anni d’età tendono a ricordare meglio eventi accaduti loro tra i 15 e i 30 anni. Questo perché in quel periodo della vita di solito si verificano le prime esperienze importanti ed emotivamente forti.
Castle On The Hill si apre con un ricordo molto vivido: la corsa con il fratello e gli amici, la caduta, il profumo dell’erba. Possibile che del momento in cui ci si è rotti una gamba si ricordi un elemento così marginale? Se si tratta di una flashbulb memory, è possibile. A differenza di altri ricordi, le flashbulb memories sono ricordi molto vividi e ricchi di particolari, dato che riguardano eventi emotivamente forti.

 

Emozioni e memoria

Alla luce di quanto detto, sembra che le emozioni giochino un ruolo importante nell’immagazzinamento e nel recupero dei ricordi. Infatti, i ricordi del picco di reminiscenza riguardano esperienze emotivamente importanti, mentre le flashbulb memories sono quasi come delle fotografie: un’emozione particolarmente forte imprime nella memoria l’evento e il contesto, come in un’istantanea.
Se da una parte le emozioni rendono più vividi certi ricordi, in alcuni casi estremi possono provocare delle amnesie. Questo è ciò che succede negli omicidi violenti, in cui l’omicida viene colto da un raptus. Circa il 30% degli assassini dichiara di non ricordare il delitto e la probabilità dell’amnesia è direttamente proporzionale alla violenza dell’uccisione.
Rimanendo su scenari meno macabri, è stato scoperto che l’umore influenza il tipo di ricordi che rievochiamo. Ad esempio, se si è tristi è più probabile ricordare eventi in cui ci si è sentiti così. Di conseguenza, si innesca un loop che contribuisce ad alimentare la tristezza: questo è ciò che accade alle persone con depressione. Questo meccanismo vale anche per le emozioni positive, che permettono di recuperare più facilmente ricordi positivi, i quali a loro volta migliorano l’umore e l’autostima.

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