L’ultimo baluardo del cervello: Turing, IBM e lo scacco matto a Kasparov

Perché un computer può battere a scacchi un essere umano, se è proprio la macchina stessa ad essere stata progettata dall’uomo e, quindi, potenzialmente meno “performante” della nostra mente? Alan Turing e Noam Chomsky possono aiutarci a comprendere questo interrogativo

Un modello di IBM Deep Blue, la stessa macchina che ha battuto a scacchi Kasparov a New York nel 1997

1997, New York. Lo scacchista russo Garri Kimovič Kasparov gioca “la partita della vita” contro un super-computer chiamato “Deep Blue” prodotto dalla IBM e perde. Kasparov, in seguito, definì la sconfitta come la peggiore della propria carriera, in quanto perse in sole diciannove mosse. Decenni prima Alan Turing, padre della Deep Blue citata in precedenza, teorizza una macchina logica ed ideale, che sa eseguire da sola, senza interazione con altri, una strategia, più precisamente un algoritmo, che continua ad essere la base delle macchine concrete che ancora utilizziamo noi oggigiorno.

Arrocco

1985, Amburgo. Kasparov quel giorno si trovava in una sala angusta e di fronte a lui, in ogni tavolo, c’era un avversario che faceva la sua mossa non appena si metteva seduto: si trattava di un’esibizione simultanea. Non una come tante altre. I suoi avversari, trentadue, erano computer. Tutte le maggiori case di produzione di cervelli artificiali avevano portato quel giorno ad Amburgo i loro modelli migliori e più avanzati di macchina, tutte specializzate nel gioco degli scacchi. La vittoria di Kasparov contro tutte e trentadue le macchine fu schiacciante, eppure ci fu un momento difficile: si stava mettendo nei guai contro una delle macchine brandizzate a suo nome [Kasparov al tempo stava per diventare il campione del mondo di scacchi e attirava a sé molta notorietà e pubblicità, tanto che molte macchine avevano il suo nome, ndr.]. Se quella macchina avesse vinto, qualcuno avrebbe potuto dire che lo scacchista russo avesse regalato la partita e la vittoria per fare pubblicità all’azienda, così si decise a studiare ancora più intensamente i comportamenti di questi cervelli artificiali. Ma il 1997 per Kasparov si rivelò come un anno particolarmente turbolento: era infatti arrivata la prima sconfitta contro un computer di gioco.

Garri Kimovič Kasparov è stato campione del mondo per quattro volte (1985-1987 e 1990) nonché vincitore per dieci volte delle Olimpiadi degli scacchi. Kasparov è anche tra gli ospiti di Onlife, la due giorni di incontri sul futuro che si terrà venerdì 4 e sabato 5 ottobre a Milano

Scacco al re

Kasparov accettò l’invito dell’IBM (oggi un’azienda informatica tra le più all’avanguardia nella tecnica del settore) a giocare un round composto da sei partite contro il loro computer “Deep Blue”. Dopo che l’essere umano vinse agilmente la prima partita, inanellò una sequenza di due sconfitte e tre pareggi. La forza e l’intelligenza del computer, rispetto a quelli affrontati solamente dodici anni prima, erano aumentate visibilmente e Kasparov arrivò perfino a dire che questo miglioramento delle capacità logiche e di calcolo di una macchina potessero essere spiegati unicamente con l’inganno: secondo lo scacchista russo campione del mondo, infatti, durante l’arco di tutte queste sei partite, era evidente che ci fosse la presenza di un aiuto da parte di un abile giocatore umano. Ad aumentare il sospetto, inoltre, vi era il fatto che la macchina fosse collocata in un ufficio della IBM e non nella sala in cui si disputavano le partite e che i dati venivano inviati tramite una terza persona. Poco tempo dopo, Kasparov chiese una rivincita, ma la IBM rifiutò e per giunta tolse Deep Blue dal mercato. Che sia stata solamente una manovra dell’azienda statunitense mirata ad aumentare il suo valore azionario?

Un esempio di Macchina di Turing complessa

Scacco matto

Oggi tutte le macchine o anche le più sofisticate intelligenze artificiali che conosciamo derivano dalla Macchina di Turing. Una macchina, che, come abbiamo detto in precedenza, ha ispirato la costruzione dei cervelli artificiali che tutti noi oggi conosciamo ed usiamo. La domanda che ci si pone, alla luce della vittoria (seppur molto discutibile) della Deep Blue, è la seguente: le macchine possono essere un modello logico-matematico di base che riflette a pieno la mente umana? Nonostante al giorno d’oggi l’accuratezza e la precisione delle macchine sia arrivata a toccare livelli altissimi, non possiamo ancora definire la macchina come un qualcosa di superiore alla mente umana, poiché quest’ultima non è solamente calcolo, ma soprattutto ragionamento. È fondamentale definire che c’è ancora un abisso tra la potenza della macchina e quella del nostro cervello: uno degli obiettivi, nonché ideali, dell’uomo è proprio il voler spingersi sempre un po’ più al di là delle proprie possibilità, proporre ogni giorno di più una ricerca informatica che tenda a superare il cervello umano, nonostante siano le macchine stesse ad essere progettate dalla nostra mente. La teoria è, in soldoni, quella di riuscire nell’intento dell’ “l’allievo (in questo caso la macchina) che supera il maestro (la mente umana)”. Collegandoci a questa teoria di Turing, concludiamo analizzando un altro aspetto fondamentale: che cosa distingue l’uomo dall’automa? O meglio, in cosa la natura umana si distingue da una macchina intelligente? Una teoria ce la offre Noam Chomsky, linguista e filosofo statunitense, e invita alla riflessione: “Un modo per distinguere un automa da un essere umano è che quest’ultimo sappia usare il linguaggio in maniera normale, appropriato al contesto. Questa peculiare caratteristica va oltre e supera l’intelligenza stessa.”. Quando una prossima volta ci meraviglieremo delle capacità e potenzialità insite nello smartphone più recente o in un computer all’ultimo grido, non diamo una risposta che abbia come soggetto il cellulare stesso e che esalti le sue qualità, bensì poniamoci una domanda che decanti il produttore, il vero cervello, l’uomo: “Potrà mai l’essere umano superarsi ancora e costruire modelli di macchine sempre più all’avanguardia?”. Ne gioverebbe la tecnologia tutta.

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.