Il Superuovo

Lo stakeholder capitalism sostituisce lo shareholder: il G7 è l’epitome dell’agenda sostenibile

Lo stakeholder capitalism sostituisce lo shareholder: il G7 è l’epitome dell’agenda sostenibile

Come si è arrivati dal neoliberismo di Milton Friedman all’agenda del G7? Lo stakeholder capitalism apre la strada al capitalismo sostenibile.

Proteggere il nostro pianeta è la cosa più importante che i leader possano fare per la gente. Vi è una relazione diretta fra la riduzione delle emissioni nocive, la salvaguardia della natura, la creazione di posti di lavoro e la garanzia d’una crescita economica a lungo termine.” (Boris Johnson)

 

Il Gruppo dei Sette

Si è concluso ieri il vertice del G7 a trazione britannica di Carbis Bay, in Cornovaglia: tanti i temi sul tavolo a partire da Cina, clima e vaccini. Si tratta del primo incontro post Covid con il Gruppo dei Sette, allargato da sabato ai leader ospiti di Australia, India, Corea del Sud, Sudafrica e di Onu e Oms. Il cambio di presidenza statunitense ha avuto gli effetti sperati: con Biden in squadra “diplomacy is back”. L’irrobustimento del “fronte occidentale” è confluito dapprima nell’impegno a chiedere una veloce e trasparente indagine sulle origini del Covid-19 e poi nella promessa di inviare un miliardo di vaccini ai Paesi in via di sviluppo. Non solo: nel comunicato di chiusura i vertici del G7 hanno ribadito la volontà reciproca di cooperare sulle sfide globali condivise, prima fra tutte la lotta al cambiamento climatico e alla perdita della biodiversità, in vista del Cop26 e di altre discussioni multilaterali. Parallelamente a quanto detto, scende in campo la linea dura contro la Cina: da un lato emerge la promozione dei valori democratici, dall’altro l’invito dei leader del G7 a rispettare libertà fondamentali e diritti umani. Sul versante del clima, la stretta alle emissioni si unisce all’impegno a frenare il riscaldamento globale, con l’aumento delle temperature fissato a non oltre 1.5 gradi. “Come nazioni democratiche, abbiamo la responsabilità di aiutare i Paesi in via di sviluppo sulla strada di una crescita pulita e questo G7 rappresenta un’opportunità senza precedenti per guidare il mondo verso una Rivoluzione Industriale Green che abbia il potenziale di trasformare il nostro modo di vivere” sono le parole di Boris Johnson, che mette sul tavolo un piano da mezzo miliardo di sterline per Paesi come Ghana, Indonesia e isole del Pacifico. La proposta, da attuare tramite lo UK Blue Planet Fund, si pone come obiettivo il contrasto alla pesca sregolata e all’inquinamento degli oceani. Al di là delle singole strategie, quel che emerge è l’impronta marcamente green dell’agenda del G7: capiamo perché.

 

L’evoluzione del capitalismo

Abbiamo accennato ad un collegamento tra ambiente e economia: nello specifico, Boris Johnson fa riferimento al link esistente tra la tutela del patrimonio ambientale e la crescita. Prima di parlare del capitalismo sostenibile, occorre però fare un salto indietro. Negli ultimi quarant’anni la struttura economica e sociale globale si è modellata sulla base dei precetti di una specifica forma di capitalismo: lo shareholder capitalism. Alla lettera “capitalismo degli azionisti”, il termine fa riferimento ad un approccio neoliberista devoto al libero mercato, alla deregolamentazione e alla riduzione della spesa pubblica. Lo shareholder capitalism assegna una posizione di primus super partes agli azionisti, secondo l’idea che l’obiettivo di ciascuna corporation sia quello di aumentare il valore a beneficio degli shareholder. Il modello viene dalla traduzione operativa della teoria di Milton Friedman, considerato non a caso il padre del neoliberismo. Scendendo nei dettagli, a seguito della depressione del 1929 il pensiero di Keynes fu centrale nell’orientamento dell’economia mondiale: la massiccia presenza statale e la promozione di politiche sociali, volte a garantire i cosiddetti servizi essenziali e a migliorare il benessere generale, furono i principi guida che ispirarono la struttura economica internazionale, almeno fino agli anni Settanta. Il punto di frizione fu la crisi petrolifera del 1973: da qui la stagflazione costituì il trampolino di lancio per il dilagare di approcci improntati al libero mercato. Fra questi, a prevalere furono quelli della Scuola di Chicago e della Scuola austriaca; per giunta tra loro interconnessi, perché Friedman, massimo esponente della prima, fu allievo di Hayek, personaggio di rilievo della seconda. Cosa prevede il neoliberismo? Gli stessi punti cardine dello shareholder capitalism: deregolamentazione, privatizzazione e riduzione delle spese sociali. D’altra parte, così può essere sintetizzato il pensiero di Friedman: “Una società che mette l’eguaglianza davanti alla libertà non avrà né l’una né l’altra. Una società che mette la libertà davanti all’uguaglianza avrà un buon livello di entrambe.”

 

 

Il nuovo capitalismo

L’approccio neoliberista cade vittima della mancanza di visione: lo shareholder capitalism punta alla massimizzazione del profitto hic et nunc, ignorando le conseguenze che tale modus operandi possa generare nel futuro. Ebbene: il futuro è arrivato, assieme alle disuguaglianze create e aggravate e al collasso del Pianeta. In altre parole, lo shareholder capitalism si è rivelato incapace di far fronte alle sfide di un mondo divenuto sempre più proiettato verso il sociale e l’ambiente. In tale contesto, la pandemia di Covid-19 ha reso ancor più evidenti le debolezze del sistema, che ancora prima dello scoppio della crisi aveva iniziato a muovere i primi passi verso lo stakeholder capitalism. Con tale espressione è da intendersi una forma di capitalismo non già devota al solo profitto degli azionisti bensì dedita agli interessi di lavoratori, consumatori, comunità locali e così via. Il 2020 ha fatto da acceleratore al processo, cosicché allo stato attuale la parola chiave dell’economia e della politica internazionale è divenuta “sostenibilità”. Le stesse imprese sono andate incontro ad un’opera di rinnovamento tutto improntato al sostenibile con la promozione dell’agenda ESG (enviromental, social and corporate governance): nello specifico, il focus è sulla riduzione delle disuguaglianze (si pensi alle cosiddette quote rosa) e sulla transizione ecologica. Il motto? Puntare tutto sull’innovazione. Lo stakeholder caitalism apre, quindi, la strada al capitalismo sostenibile: con Ursula von der Leyen l’Europa adotta la svolta green e predispone lo stanziamento di flussi finanziari volti a concretizzare il Green New Deal e il più recente Next Generation EU. L’obiettivo? Dare luogo ad una società più giusta sotto il profilo sociale ed economico e soprattutto più verde. Alla luce di quanto detto, si spiega la scala di priorità stilata dai vertici del G7: il capitalismo sostenibile è oggi la strada da percorrere.

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