La passione di Commodo per i giochi gladiatori raccontata con il film “Il Gladiatore”

Quanto c’è di vero nel film “Il gladiatore” riguardo la figura di Commodo e i giochi gladiatori?

I giochi gladiatori erano una delle passioni più grande dell’imperatore Cesare Lucio Marco Aurelio Commodo Antonino Augusto o semplicemente Commodo. Un imperatore di sicuro non famoso per essere buono e magnanimo, anzi è passato soprattutto alla storia per la sua crudeltà. La sua immagine è stata affiancata alla follia nel tempo, ma tutti lo ricordano con il volto di Joaquin Phoenix nel film Il Gladiatore del 2000 che sbaragliò anche gli Oscar.

Il film Il gladiatore

Il film di Ridley Scott, uscito nelle sale nel lontano 2000, è uno dei colossali del cinema mondiale. Di veritiero abbiamo solo l’imperatore Commodo, imperatore romano che ha regnato dal 180 al 192. la trama è molto semplice: il fedele generale Massimo Decio Meridio viene tradito quando Commodo, l’ambizioso figlio dell’imperatore Marco Aurelio che, dopo aver assassinato il padre, s’impossessa del trono. Ridotto in schiavitù, Massimo ricompare nell’arena tra le file dei gladiatori per vendicare l’assassinio della sua famiglia e del suo imperatore. Le vicende narrate nel film sono note a tutti, ma essendo un film tratto da un romanzo, non non è del tutto veriterio, anzi quasi per niente, a partire da come si apre il film, ovvero l’uccisione di Marco Aurelio da parte del figlio Commodo, ma tutti sappiamo che morì di peste lontano da Roma, a Vienna durante un assedio decennale contro i barbari. Poco importa perché il film ha ottenuto ben 12 nomination agli Oscar, vincendone ben 5, tra cui quello di Miglior Protagonista a Russell Crowe e Miglior Film. Se ancora non lo avete visto, fatelo perché non ve ne pentirete.

Chi era Commodo

Commodo era il figlio legittimo dell’imperatore Marco Aurelio che lo associò al trono nel 177, succedendo al padre nel 180, dopo che quest’ultimo morì di peste lontano da Roma. Avverso al Senato, governò in maniera autoritaria, crudele e spietato con i nemici, non rispecchiava per niente l’animo nobile e caritatevole del padre. Si narra infatti che era figlio di un gladiatore e non di Marco Aurelio, visto i rumors di una presunta storia tra la madre Faustina Minore ed un gladiatore. Amava esibirsi anche come gladiatore e in prove di forza, e facendosi soprannominare l’Ercole romano. Ma non era del tutto malvagio e crudele: nei suoi 12 anni di regno abbiamo anche una certa tolleranza religiosa, infatti pone fine alle persecuzioni contro i cristiani dopo alcuni anni dall’ascesa al trono e lui stesso era solito prodigarsi in riti e culti orientali. Anche l’arte vide un periodo prospero sotto il suo comando infatti eresse la famosa Colonna Aureliana in memoria del padre. Venne ucciso la sera del 31 dicembre 192 da una congiura guidata dalla sua concubina preferita Marcia che lo avvelena e poi strangolato dal campione dei gladiatori Narcisso.

 

 

I giochi gladiatori e Commodo

Commodo aveva la passione per i combattimenti gladiatori e quelli contro le bestie, al punto da scendere egli stesso nell’arena vestito da gladiatore, per ben 735 volte, come l’Ercole romano indossando una pelle di leone e facendosi addestrare da Narcisso, uno dei più forti in quei tempi nei combattimenti gladiatori, impiegando quasi tutto il suo tempo rubato ai piaceri e gozzovigli. Le sue partecipazioni ai giochi venivano regolarmente registrate e veniva anche regolarmente pagato come un normale gladiatore. Nessuno però poteva batterlo, anche grazie all’assegnazione di armi smussate e scudi manomessi; tutti i prescelti finivano inesorabilmente sconfitti e chiunque veniva a conoscenza del trucco era inserito con un documento ufficiale in una lista di proscrizione e quindi bandito o giustiziato, ovviamente non si poteva vincere contro l’imperatore. Era anche menefreghista di ciò che l’etica romana imponeva a quel tempo: la morale romana comune poneva infatti i gladiatori nei ranghi più bassi della scala sociale, posto di certo non adatto ad un imperatore. Ma ovviamente nessuno lo contraddiceva o era Morte.

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