Il Superuovo

L’Italia piange Luca Attanasio e Vittorio Iacovacci: servitori dello Stato, morti in missione nel Congo

L’Italia piange Luca Attanasio e Vittorio Iacovacci: servitori dello Stato, morti in missione nel Congo

L’ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo, Luca Attanasio, è stato ucciso con il carabiniere della sua scorta Vittorio Iacovacci e con il loro autista in un attacco a un convoglio delle Nazioni Unite.

Il convoglio di jeep del World Food Programme nel quale viaggiava è stato assaltato da un gruppo di uomini armati che hanno aperto il fuoco contro i mezzi, a quanto pare nel tentativo di sequestrarlo. Qualcosa però è andato storto e Luca Attanasio, 43 anni, ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo, è stato ucciso. Con lui, hanno perso la vita il carabiniere Vittorio Iacovacci, di 30 anni, e Mustapha Milambo autista congolese del mezzo a bordo del quale viaggiavano.

Chi sono i responsabili e quali sono le loro pretese

Responsabili dell’assalto armato in Congo in cui sono morti l’ambasciatore italiano, un carabiniere e l’autista congolese potrebbero essere, secondo fonti inquirenti, uomini delle Forze Democratiche per la liberazione del Ruanda. Le FDLR, inserite nella lista delle organizzazioni terroristiche internazionali dal 2005, sono nate nel 2000, grazie al sostegno di esperti militari francesi che hanno riorganizzato quello che restava dell’Esercito dell’ ex Presidente ruandese Juvenal Habyarimana (FAR, Forze Armate Ruandesi) e delle milizie genocidarie Interahamwe, responsabili del genocidio ruandese del 1994. Come le odierne Imbonerakure, le Interahamwe erano l’ala giovanile del Movimento Repubblicano Nazionale per la Democrazia e lo Sviluppo, il partito del presidente Juvenal Habyarimana. Nell’aprile 1994 giocarono un ruolo fondamentale per lo sterminio di 1 milione di persone.  Dopo la loro fondazione, le FDLR riuscirono a imporsi come una valida forza militare durante la Seconda Guerra Pan Africana (1998 – 2004) in difesa del regime di Joseph Kabila contro le forze ugandesi e ruandesi. Dal 2004 al 2014 il gruppo terroristico viene tollerato dalla missione di pace ONU in Congo, MONUSCO, e diventa socio in affari della Famiglia Kabila che gli permette di sfruttare le risorse naturali dei territori occupati all’est del Paese. Uno sfruttamento che ha gravi conseguenze sulla popolazione civile congolese: massacri e lavoro forzato anche minorile. Dal 2010 le FDLR intrecciano una complicata rete di alleanze strategiche con gruppi armati congolesi denominati Mai Mai creati da Kinshasa durante la Seconda Guerra Pan Africana come forze di autodifesa locali contro l’aggressione ugandese e ruandese ma mai sciolte dopo la fine del conflitto. L’alleanza con i Mai Mai rende le FDLR un potente quanto scomodo alleato e socio in affari del regime congolese. I milioni di dollari di profitti scaturiti dal traffico illegale di minerali preziosi quali oro e coltan arricchiscono la dirigenza delle FDLR in esilio in Francia composta dagli organizzatori del genocidio del 1994. Almeno il 40% dei proventi viene speso in armamenti procurati dalla Francia tramite triangolazioni con i Paesi dell’Est Europa appartenenti all’ ex blocco sovietico.

Luca Attanasio e questa missione speciale

Nel mondo moderno, le missioni diplomatiche speciali, hanno acquisito maggior importanza soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale perché le relazioni internazionali tra gli Stati si sono intensificate e hanno acquisito un carattere sempre più tecnico; le missioni speciali sono svolte da una determinata categoria di persone che rappresentano uno Stato o un qualsiasi soggetto di diritto internazionale e il loro mandato è di carattere temporaneo. Le missioni speciali sono caratterizzate da un duplice aspetto: da un lato sono organi delle relazioni internazionali di uno Stato che hanno il compito di svolgere determinate funzioni di natura diplomatica, dall’altro sono oggetto di procedure di carattere diplomatico necessarie ai fini della loro istituzione. Con l’espressione missione speciale si indica l’organo delle relazioni internazionali che un soggetto del diritto internazionale instituisce presso un altro soggetto di diritto internazionale e che ha il compito di raggiungere uno specifico obiettivo durante un periodo di tempo determinato e tale obiettivo può essere un compito avente carattere diplomatico che si svolgerà mediante procedimenti diplomatici, può essere un compito determinato, oppure, può consistere nel trattare su di un argomento avente carattere internazionale con lo Stato presso il quale si invia la missione speciale; le missioni speciali, infine, si contraddistinguono per il loro carattere rappresentativo perché mediante esse gli Stati agiscono nelle relazioni internazionali. Nel caso del nostro ambasciatore, era lì, sul luogo della strage, per il World Food Programme  a visitare il programma di distribuzione di cibo nelle scuole del Wfp a Rutshuru.

La fallacia del piano di sicurezza per le missioni diplomatiche

Ma come funziona la sicurezza in Paesi come la Repubblica democratica del Congo? In quell’area opera la missione Monusco, una missione militare Onu con il compito di stabilizzare il Paese, ma questa, da quanto riferiscono le fonti citate da Agi, non ha competenza sulla sicurezza di missioni di altro tipo, come per l’appunto quelle del Programma alimentare mondiale. La sicurezza del personale del Wfp e delle sue attività ricade sotto la Undss, il Dipartimento di sicurezza e protezione che fornisce servizi professionali di sicurezza e protezione per consentire alle Nazioni Unite di portare avanti i propri programmi a livello globale. L’Undss è guidato dal canadese Gilles Michaud e riferisce direttamente al Segretario generale. Ogni missione, poi, ha il suo responsabile per la sicurezza che raccoglie informazioni sul campo utili, ad esempio, a conoscere quali aree sono più a rischio, quali strade sono pericolose e dove agiscono gruppi armati o ci sono pericoli per il personale. Ma la responsabilità ultima della sicurezza (come l’assegnazione di scorte armate) spetterebbe alle autorità locali. Il fatto che il convoglio viaggiasse su mezzi non blindati e senza scorta resta dunque ancora una questione aperta, da indagare. Tra l’altro, un documento ufficiale dell’ONU che disciplina i protocolli di sicurezza delle missioni all’estero, denominato “Hardship Classification”, afferma chiaramente che chi opera nell’area di Goma, dove, appunto, i nostri connazionali sono stati uccisi, deve spostarsi con scorta armata e mezzi blindati, di tipo “B6”, ovvero, blindatura che avrebbe reso vani ogni colpo di AK47, e che forse, avrebbe salvato la vita dei due servitori dello Stato.

 

 

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