Il Superuovo

L’irrisolto conflitto arabo-israeliano e il ruolo svolto dalla diplomazia ONU

L’irrisolto conflitto arabo-israeliano e il ruolo svolto dalla diplomazia ONU

Due attori geopolitici, Israele e Palestina, si contendono da più di un secolo la terra di Canaan. Sovente l’ONU è intervenuta, ma il conflitto è come una ferita ancora aperta e sanguinante. 

Il 26 giugno 1945, all’indomani di un feroce conflitto mondiale, il secondo, 51 paesi danno vita alla Società delle Nazioni Unite. Questo organismo, oggi conosciuto meglio come ONU, con 193 Stati membri, si propone di prevenire una terza guerra globale attraverso un dialogo diplomatico tra Stati, e di rispettare i diritti e le libertà individuali. A proposito del conflitto israelo-palestinese, questa organizzazione sovraregionale c’è sempre riuscita?

C’era una volta…

C’era una volta, nel 1300 a.C. la Palestina, abitata da un popolo di pastori nomadi di stirpe semitica che vivevano divisi in tribù, fino a quando unendosi formarono Israele. La sua storia è assai travagliata e culmina nel 70 d.C. con la conquista di Gerusalemme da parte dei Romani. Gli ebrei, condannati alla diaspora per 1800 anni circa, lasceranno la loro terra in pasto agli arabi musulmani. Nel 1879 Wilhelm Marr, agitatore teorico tedesco, pubblica un opuscolo intitolato “La strada verso la vittoria del Germanismo sul Giudaismo”, predicando una politica antisemitista e ultranazionalista. Poco più avanti, nel 1896, la personalità poliedrica di Theodor Herzl, fonda il movimento sionista, dall’ideologia politica ammantata di religiosità, e propone la formazione di un “focolare nazionale” in Uganda, colonia britannica. La proposta venne scartata dagli ebrei russi che preferivano fondare lo Stato d’Israele in Palestina, l’originale terra natia, ma questa non era ancora una colonia britannica. Nel 1917 la dichiarazione di Balfour, inviata ai Rothschild, chiarisce la simpatia e il consenso del governo britannico circa la concessione della Palestina agli ebrei, a patto che avvenga secondo il principio di integrazione. Il flusso migratorio però si arresta improvvisamente con l’avvento della seconda guerra mondiale.

Il primo epic fail ONU

All’indomani del secondo conflitto mondiale il flusso migratorio riprende, e gli ebrei cominciano a stare scomodi agli arabi musulmani, così la neonata ONU interviene per la prima volta: nel 1947 con la risoluzione 181 bipartisce il territorio palestinese assegnando il 55% e 45% rispettivamente agli ebrei e agli arabi. Peccato che il principio demografico non viene preso in considerazione, infatti gli ebrei erano poco più di 600.000, gli arabi il doppio. Inoltre l’unica risorsa idrica, il lago di Tiberiade, e i porti con uno sbocco sul mediterraneo, vengono assegnati ad Israele. L’ONU aveva utilizzato il principio di insiemi spaziali per centri concentrici, assegnando agli ebrei il doppio del territorio che gli spettava per evitare contrasti, ma la risoluzione fu proprio il principio delle ostilità. Nel 1948 Israele proclama l’Indipendenza e il conflitto israelo-palestinese prende vita.

1948-2005

  • Nel 1948 inizia la “guerra d’Indipendenza” che termina un anno dopo facendo migliaia di profughi palestinesi sistemati in campi provvisori ai confini.
  • Nel 1956 scoppia la “guerra del Sinai”: Nasser, presidente repubblicano egiziano, nazionalizza il Canale di Suez; Israele risponde alla provocazione invadendo il Sinai, Gaza e Sharm el-Sheikh; l’ONU interviene una seconda volta riuscendo a convincere Israele a ritirarsi in cambio di un accesso garantito sul golfo.
  • Il colpo più spettacolare avviene nel 1967, durante la “guerra dei sei giorni”: Israele distrugge gli aerei di aviazione egiziani, garantendosi il primato in aria, e avanza con carri armati nel Sinai, nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania, nelle alture del Golan, e conquista l’altra metà di Gerusalemme. Questa, stando alla risoluzione 181, era diventata un enclave, un territorio all’interno di uno Stato che non lo possiede, anche se, dopo qualche anno dal 1947, Israele e Palestina avevano fatto accordi per spartirsela. La causa belli fu il congelamento del Canale di Suez che durerà per 8 lunghi anni.
  • Durante le Olimpiadi di Monaco del 1972 un gruppo di 11 atleti israeliani vengono sequestrati e uccisi da un gruppo di palestinesi noti come “settembre nero” sotto gli occhi dei mass media, e quindi del mondo intero.
  • L’anno immediatamente successivo è segnato dalla “guerra di Kippur”, così chiamata perché una coalizione araba decise di attaccare Israele mentre era alle prese con una celebrazione da cui la guerra trae punto per il suo nome. Israele sembra disposta a cedere parte dei suoi territori, tranne che per le alture del Golan; la posizione risulta strategica per piazzare radar anti-missili del Libano di Hezbollah.
  • Il primo segno di una timida pace avviene nel 1979 con gli “accordi di Camp David”: l’allora presidente americano Carter fa stringere la mano al presidente repubblicano egiziano Sadat col presidente israeliano Regin. E’ chiaro che la questione non riguarda più solo la Palestina, ma il mondo arabo intero, Egitto compreso.
  • Quella pace sancita dopo 31 anni di conflitto è così precaria tanto da stare sul filo di un rasoio: nel 1981 Israele invade il Libano, penetrando fino a Beirut.
  • Il 1987 è l’anno della prima Antifada, o “ribellione”, o ancora “rivolta delle pietre” lanciate da un gruppo di palestinesi nei confronti ovviamente degli israeliani. Il giorno prima infatti un camion israeliano aveva incidentato due taxi palestinesi, provocando 4 morti. Il giorno prima ancora un israeliano era stanno pugnalato di proposito da un palestinese.
  • Nel 1992 si ritorna di nuovo alle trattative con gli “accordi di Oslo”. Stavolta il presidente dell ‘OLP (organizzazione per la liberazione della Palestina), Arafat, stringe la mano al premier israeliano a Washington. Il primo promette di interrompere gli attacchi terroristici, il secondo è disposto a riconoscere tale organizzazione dopo che l’aveva resa un’ONG senza sede, dalla Giordania l’aveva espulsa, dal Libano anche, finché non avrà pace in Tunisia. In più vennero lottizzate diverse zone delle terre conquistate da assegnare, ora alla giurisdizione palestinese, ora ad una giurisdizione mista, ora alla giurisdizione israeliana (Zona A- Zona B- Zona C)
  • Nel 1995 Rabin viene ucciso da uno studente venticinquenne. In procinto di nuovi accordi volti ad ampliare le aree di controllo palestinese sembra che il giovane avesse ricevuto un mandato israeliano che non verrà mai svelato e il venticinquenne sconterà la pena con l’ergastolo.
  • Il 2000 è l’anno della seconda Antifada provocata da una passeggiata spocchiosa di un aspirante premier israeliano lungo i cortili di una moschea araba.
  • Nel 2002 viene costruito il muro della vergogna che separa Israele dalla Cisgiordania. Per la geografia dei muri non si tratta di una novità, basti pensare al famigerato muro di Berlino, ma la sua lunghezza sì: ben 790 km di calcestruzzo che rispettano soltanto il 20% della green-line.
  • Il presidente poco capace e corrotto dell’OLP muore nel 2004 e già nel 2005 il premier israeliano Sharon è pronto a ritrattare per la pace, consegnando addirittura la striscia di Gaza ai palestinesi e consentendo il ritorno dei coloni che si erano trasferiti nelle terre conquistate o per ideologia o per interessi.

Se non vi piace leggere pagine e pagine di storia, almeno per punti avete compreso la genesi e lo sviluppo di un conflitto che coinvolge gli attori geopolitici di tutto il mondo, e che triste a dirsi, nonostante la diplomazia ONU, non ha avuto ancora un epilogo. Sembra ogni tanto assopirsi, ma c’è sempre qualcuno lì pronto a sollevare il polverone.

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