Il Superuovo

L’interazione dell’arte nell’era del digitale: nuovi metodi di approccio al restauro con il 3D

L’interazione dell’arte nell’era del digitale: nuovi metodi di approccio al restauro con il 3D

Vi siete mai chiesti quale fosse, in realtà, il volto di alcuni antichi personaggi famosi? Abbiamo ritratti o sculture a testimoniare le sembianze dei grandi del passato, ma quanto riescono ad essere veritiere?

 

Sappiamo bene che spesso le rappresentazioni di personaggi importanti come politici, imperatori, membri di casate facoltose, erano soggette a vari standard. Uno tra questi era l’influenza politica, c’era bisogno che le raffigurazioni mostrassero tratti come la fierezza, l’affidabilità, la forza. Per questo motivo, spesso, non rappresentavano il reale aspetto del soggetto. Allora come possiamo sapere qual era il vero aspetto di grandi del passato? Scopriamolo

Raffaello in 3D

Qual era il vero aspetto del maestro urbinate? L’ha scoperto Valeria Ridolfi, studentessa dell’Università di Roma “Tor Vergata”, nell’ambito degli studi per la sua tesi di laurea. Con l’aiuto dei docenti Mattia Falconi, Olga Rickards, Cristina Martinez e Raoul Carbone, ha realizzato completamente al computer, a partire da una foto del calco in gesso del cranio di Raffaello, una ricostruzione del suo busto.
Con applicazioni per l’antropologia forense ha stampato interamente in 3D, con l’utilizzo di polimeri plastici, quella che dovrebbe essere una fedele rappresentazione del volto del maestro in età adulta.
Attualmente la ricostruzione si trova esposta, in una teca di cristallo, al museo della Casa natale di Raffaello, ad Urbino

Ricostruzione del volto di Raffaello ©Università degli studi di Roma “Tor Vergata”

Informatica e 3D per l’arte

Ci sono casi documentati di applicazione della tecnologia alla ricostruzione o al restauro di opere d’arte. È il caso del famoso braccio del “Laocoonte” o del Caravaggio perduto in Sicilia.
Quali potrebbero essere i pro ed i contro dell’introduzione di questo tipo di innovazioni?
La problematica maggiore, nel settore del restauro, è attualmente la natura delle sostanze utilizzate per la pulitura e la reintegrazione. Molti dei solventi e delle vernici usati sono nocivi per l’ambiente o tossici per gli operatori che devono utilizzarli. Sicuramente lo studio di applicativi informatici potrebbe aiutare a tamponare questo problema, permettendo di operare a distanza, in condizione più sicure, isolando maggiormente gli ambienti di studio e restauro.
Anche nel caso di opere gravemente danneggiate o, addirittura, andate perdute, queste innovazioni potrebbero essere importanti.
Basandosi su foto, documentazioni scritte e testimonianze, si potrebbe riuscire a ricostruire in maniera assolutamente fedele un’opera scomparsa o parti di opere gravemente danneggiate e non restauratili.
I contro? È possibile definire restauro una ricostruzione?

“Laocoonte”

Altri casi illustri

Un altro grande volto della storia, sottoposto a studi simili a quelli subiti da Raffaello, è Giulio Cesare.
Siamo abituati a vederne raffigurazioni sicure e fiere, nonostante la calvizie, ma il Museo Nazionale delle Antichità dei Paesi Bassi, partendo da alcune raffigurazioni ed esaminandone quante più possibili ha ottenuto un risultato completamente diverso.
In realtà sembra che il grande Cesare fosse abbastanza brutto, ed avesse la testa molto grande, probabilmente a causa di un parto difficile. Hanno definito la forma della sua testa “a pera”, allungata ma con una fronte calva e pronunciata.
Attualmente questa ricostruzione  è considerata la più attendibile ed è data come riferimento per verificare la “veridicità” di raffigurazione di alcuni busti che raffigurano Giulio Cesare!

Ricostruzione del volto di Giulio Cesare © Focus

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