Il Superuovo

Platone ci offre un’altra lezione sull’amore e dirige il film “Le pagine della nostra vita”

Platone ci offre un’altra lezione sull’amore e dirige il film “Le pagine della nostra vita”

All’amore nei film associamo quasi sempre un polpettone rosa strappalacrime. Sicuramente qualche lacrimuccia ce l’ha fatta scendere, ma guai a sottovalutare “Le pagine della nostra vita”, in un’ottica squisitamente classica.

Parliamo di un film davvero particolare, una storia semplice, un contesto che è un cliché e tante chiavi di lettura che possono dar spazio persino a lui, Platone. In particolare ci riferiamo al Simposio, il manifesto dell’amore platonico, espressione tra l’altro usata e abusata in tutti i sensi. Ma cosa c’entrano l’uno con l’altro un film d’amore estivo con una delle opere più celebri di tutta la storia della filosofia? In realtà molto più di quanto si possa credere, soprattutto in merito a quel meraviglioso discorso che proprio Platone fa sulla figura mitologica di Eros. Ci renderemo presto conto che Le pagine della nostra vita ricalcano abbastanza fedelmente quello stesso tema platonico, in una chiave attuale e concreta davvero originale.

L’amore tra Noah e Ellie si fa espediente

Come già anticipato, la trama per quasi tutto il film non ci racconta nulla di stravolgente. Si tratta di una storia d’amore estiva, descritta con tutto l’entusiasmo che può addirsi alla spensieratezza adolescenziale e alla passione delle farfalle nello stomaco. Il linguaggio è coinvolgente e in molti tratti della storia diventa letteralmente poetico. In questo quadro quasi idilliaco Noah e Ellie, due ragazzi dall’estrazione sociale diametralmente opposta tra loro, vivono un’amore estivo appassionato ed autentico, fino a quando la partenza di lei per la propria città natale decreta la fine della loro breve ed intensa relazione. Nel film la vicenda dei due protagonisti è raccontata dallo stesso Noah, ormai anziano e di salute cagionevole, proprio a Ellie, anche lei invecchiata e affetta da una demenza senile che le impedisce di ricordare qualunque cosa del loro passato insieme. Lui le rilegge tutti i momenti trascorsi insieme, fino a quello in cui quei due ragazzi si erano riuniti e poi legati per sempre. Insomma, verso la fine del film si capisce che la protagonista non ha più ricordi del proprio marito e della famiglia che insieme hanno costruito. Non ne ha ricordo, tranne che in alcuni tratti in cui la storia le torna così familiare da rendersi espediente per farle recuperare per pochi minuti totalmente la propria memoria. E Platone? Eccolo che entra in scena proprio nella scena in cui Ellie riconosce Noah, il suo compagno di una vita.

Eros come un’entità di mezzo è motore della filosofia

Abbiamo parlato poco fa di espediente. Questa parola ci torna molto utile, poiché quando Platone ci parla di Eros specifica ben presto la discendenza di questa splendida entità. Figlio di Pòros (espediente) e Penìa (povertà), è il dio incompleto per eccellenza, mosso dalla passione, che si serve dello stratagemma per ovviare alla propria incompletezza. Questa stessa passione amorosa è quella  che spinge il filosofo ad elevarsi verso una verità che mai gli sarà propria, e da un’umanità che allo stesso tempo sta più in basso di lui. L’esempio platonico per eccellenza di questo modello di filosofo è lui, Socrate. Il maestro di Platone si fa dimostrazione di questa posizione intermedia, nel suo approccio maieutico e che alla fine non fornisce mai risposta. Ed è questa stessa posizione intermedia che racchiude il senso di quella fatale espressione, “so di non sapere”. Il filosofo si ridimensiona e si eleva allo stesso tempo con la forza del proprio espediente. È così che l’amore, la passione, si fa conoscenza.

“Le pagine della nostra vita” ritrae una passione razionale

Concentriamoci ora sulla parte finale del film, su una delle ultime scene. In uno dei suoi momenti lucidi, Ellie parla con Noah su un letto di ospedale, esprime il desiderio di morire insieme a lui, per fuggire da quella demenza senile che li costringeva l’uno lontano dall’altra. Si tratta proprio di quella incompletezza di Eros. Ellie non ricorda, dunque non sa, qui sta Penìa, la mancanza. Noah ogni giorno continua il suo racconto, facendone il suo Pòros, l’espediente. Così tornano quei momenti brevissimi di memoria, di verità, una verità inafferrabile e così tanto vicina da essere tangente. Il risultato è non solo un intreccio di grande impatto, ma soprattutto un ritratto dell’amore originale e profondo, seppure in una storia semplice e lineare. La passione si fa conoscenza, razionalità, si rende motore di quella ricerca che il filosofo di Platone persegue per tutta la vita, rimanendo in sospeso tra un umanità che sta ai suoi piedi e una verità che lo attrae all’infinito. Questa è la forza dell’amore platonico, la sua concretezza, la sua sostanza.

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