Il Superuovo

Il regime nazista e Chaplin: come l’attore ha dato voce al desiderio di pace

Il regime nazista e Chaplin: come l’attore ha dato voce al desiderio di pace

Il 30 giugno 1934 ebbe luogo la “Notte dei lunghi coltelli”, un evento cruciale nell’ascesa al potere di Hitler che ha mostrato quanto l’uomo possa essere disposto ad usare la violenza per ottenere il potere.

Il regime nazista si è reso responsabile di una lunga serie di eventi violenti e brutali, una realtà che Charlie Chaplin ha contestato nel film “Il grande dittatore”, dando voce al desiderio di raggiungere pace e uguaglianza.

La salita al potere di Hitler

L’ascesa al potere di Adolf Hitler fu decisamente facilitata dalle difficili condizioni in cui riversava la Germania a seguito della Prima Guerra Mondiale. Reduce di una pesante sconfitta bellica aggravata dalle rilevanti restrizioni imposte dal Trattato di Versailles del 1919 (tra cui la smilitarizzazione della Renania, la restituzione alla Francia dell’Alsazia-Lorena e la cessione di tutte le colonie), il paese tentò di risorgere con la costituzione della Repubblica di Weimar, di stampo democratico-liberale, ma che si rivelò essere un fallimento. In quest’atmosfera, Hitler cominciò a tessere la tela della propria ideologia, fermamente convinto del fatto che la nazione tedesca fosse stata ingiustamente colpita e mortificata a seguito del primo conflitto globale, al quale egli stesso aveva preso parte. Parlò difatti di “pugnalata alle spalle” e aderì al Partito Nazionalsocialista tedesco del lavoratori, del quale divenne leader e con cui organizzò un colpo di stato nel 1923 che gli costò cinque anni di detenzione. Nonostante tale insuccesso, Hitler riuscì a guadagnare terreno facilmente, facendo breccia sui cittadini tedeschi tramite una forte retorica basata su ideali nazionalisti volti a rivalutare il paese, a superare la problematica situazione economica vigente e ad opporsi ad ogni voce nemica in tale progetto. Tra gli ideali sulla base dei quali si edificava la macchina nazista troviamo l’antisemitismo, il razzismo, l’anticomunismo, l’esaltazione della “razza ariana” e la volontà di far risorgere il popolo tedesco. Senza dubbio, il raggiungimento del potere fu decisamente facilitato dai reparti militari SS (Schutzstaffel) e SA (Sturmabteilung), incaricati di garantire la diffusione dell’ideologia nazista a scapito di tutte le altre, anche e soprattutto in modi non democratici. Nel 1933 divenne Cancelliere, ma fu l’anno successivo, nello specifico nel 2 agosto 1934, che divenne ufficialmente Führer della Germania, dando un punto di svolta decisivo al paese che si rivelò essere non solo un grande fallimento per la democrazia, ma anche per l’umanità stessa.

La notte dei lunghi coltelli

Come soprammenzionato, un fattore decisivo nell’ottenimento del controllo da parte del partito nazista fu l’intensa avversione nei confronti dei suoi oppositori, considerati dei veri e propri nemici. La notte del  30 giugno del 1934 viene riportata nei manuali di storia con la denominazione di “Notte dei lunghi coltelli”, durante la quale Hitler e i suoi affiliati si scagliarono violentemente contro i propri avversari politici. Questi ultimi vennero identificati anche tra le file delle SA, dove emergevano le figure di Ernst Röhm (capo di tale dipartimento e dalle tendenze socialiste) e Gregor Strasser, le cui linee di pensiero si trovavano in netto disaccordo con quelle di Adolf Hitler. Furono dunque etichettati come figure indesiderate di cui liberarsi quanto prima. In quella notte tutti i membri delle SA ritenuti scomodi per i progetti di quello che sarebbe divenuto il Führer vennero arrestati dalle SS e uccisi. Secondo quanto rilevato infatti, vennero giustiziate più di cento persone. Fu dunque un vero e proprio massacro che mostrò quali fossero gli strumenti che Hitler aveva intenzione di utilizzare nel corso della sua carriera politica, la quale appare costellata da violenze, brutalità, aggressioni e crudeltà. L’operazione venne giustificata affermando che “Le misure prese per reprimere gli attentati alla sicurezza del paese e gli atti di alto tradimento sono conformi al diritto in quanto misura di difesa dello Stato”. In questo modo Hitler volle legittimare quanto commesso in quella notte, un’operazione che nella realtà si è configurata come la volontà di epurare in profondità gli apparati precedentemente istituiti in modo da eliminare ogni volto potenzialmente o concretamente ostile. Quanto avvenne quella notte fu l’inizio di una lunga serie di azioni feroci di cui si rese responsabile Adolf Hitler.

Il discorso di Charlie Chaplin offre una prospettiva diversa

Prodotto, scritto, diretto e interpretato da Charlie Chaplin nel 1940, il film Il grande dittatore (The Great Dictator) mostra una lettura anticonformista e decisiva di quanto commesso da Adolf Hitler. Nella sua chiusura, la pellicola mostra il celebre discorso pronunciato dall’attore britannico, con il quale egli volle esprimere il risentimento rispetto a quanto stava avvenendo per mano del regime dittatoriale tedesco.

“Non voglio governare, né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti se possibile: ebrei, ariani, neri o bianchi”

Una frase semplice ma che racchiude un grande significato: non importano l’etnia, la confessione religiosa e l’appartenenza culturale, tutti gli esseri umani devono essere considerati alla pari, senza dover essere subordinati a giochi di potere personali e violenti.

“L’odio degli uomini passerà, i dittatori moriranno e il potere che hanno strappato al mondo ritornerà al popolo”

In questo caso, ciò che vuole essere trasmesso è un messaggio di ottimismo verso il prossimo, un segnale di speranza verso un futuro più roseo, dove non vi sono oppressioni, dove vige una struttura democratica, dove vengono riconosciuti i diritti e i valori e dove l’odio sarà soppiantato dall’aiuto reciproco.

“Non vi consegnate a questa gente senz’anima, uomini-macchina, con una macchina al posto del cervello e una macchina al posto del cuore!”

Ultimo ma non per importanza, questo passaggio vuole incitare gli spettatori a rivalutare le figure a cui sono subordinati da un punto di vista politico ed istituzionale, diffidando da coloro che agiscono meccanicamente e animati da un egoistico desiderio di governare a discapito delle vite altrui. Il discorso di Charlie Chaplin, sebbene sia datato 1940, offre una prospettiva diversa utile per interpretare non solo quanto è avvenuto nel secolo scorso, ma anche ciò che purtroppo continua a delinearsi anche nei tempi odierni, dove sono ancora molte le realtà in cui potere, violenza e guerra vincono su pace, diritti e valori.

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