L’inquinamento proveniente da Cina e India potrebbe rallentare il riscaldamento globale: è veramente un bene?

Uno studio pubblicato sul Geophysical Research Letters suggerisce che parte dell’inquinamento prodotto potrebbe rallentare l’effetto serra. Colpo all’ambientalismo o semplice oggettività?

L’inquinamento che combatte se stesso. Questo è ciò che sembra emergere da uno studio pubblicato sul Geophysical Research Letters da James Hansen. Nonostante a primo impatto questa possa sembrare una buona notizia, analizzando meglio i dati ci si può rendere conto della gravità dell’inquinamento.

Il risultato della ricerca di James Hansen

Le ricerche del professor James Hansen sembrano avere dei risultati paradossali, ma forse non troppo. L’inquinamento infatti non è composto solo dai gas serra, ma è l’insieme di centinaia di sostanze diverse, con effetti a volte opposti; è il caso dei solfati e delle altre sostanze presenti nell’aerosol atmosferico, un’estesa dispersione nell’aria di goccioline d’acqua contenete ioni solfato (SO4–), nitrato (NO4—), ammonio (NH4+) e altri ioni.

L’inquinamento anti-effetto serra

Questo aerosol proveniente dall’industria indiana/cinese, stando alla ricerca, starebbe infatti rallentando il surriscaldamento globale, registrando ad oggi un -0.7°C rispetto alle previsioni. A primo impatto potrebbe sembrare una buona notizia, ma l’altra faccia della medaglia può risultare estremamente preoccupante. Un’improvvisa scomparsa di questo aerosol infatti potrebbe causare un repentino aumento delle temperature medie globali d quasi 1°C. La ricerca suggerisce quindi grande cautela nel mettere appunti piani anti-inquinamento e di riqualificazione green delle zone industriali, cercando di non sottovalutare gli effetti di un cambio di marcia troppo brusco. Nonostante questo l’aerosol rimane un problema generale, poiché la sua inalazione può provocare non pochi problemi ad animali e piante.

Il pericolo di certe sostanze

Il pericolo maggiore per le piante deriva dal deposito di questo aerosol nel suolo, con conseguente rilascio di acidi e sali solforici e nitrici. Queste sostanze, una volta rilasciate nel suolo e nelle superfici delle piante portano ad un’acidificazione eccessiva, portando al rilascio di quantità tossiche di alluminio nel suolo, all’acidificazione delle acque, e alla corrosione delle piante. L’aerosol però ha effetti negativi anche sugli animali nel momento in cui esso viene respirato per periodi eccessivamente lunghi. Le sostanze presenti possono essere divise in 3 categorie:

  • Frazione inalabile
  • Frazione toracica
  • Frazione respirabile

La prima categoria rappresenta tutte le particelle capaci di raggiungere le narici e la bocca.

La seconda rappresenta tutte le particelle capaci di passare attraverso la laringe raggiungendo la regione tracheo-bronchiale (inclusa la trachea e le vie cigliate); a questa frazione è assimilabile il PM10

L’ultima rappresenta le particelle sufficientemente piccole da riuscire a raggiungere la regione alveolare, incluse le vie aeree non cigliate e i sacchi alveolari; a questa frazione è assimilabile il PM2.5

La criticità di questo aerosol è quindi causata dalla sua capacità di entrare nel sistema respiratorio, arrivando fino agli alveoli, dove può liberare nel sangue tutta una serie di sostanze cancerogene e non capaci di recare innumerevoli malattie. L’assorbimento di questo aerosol può infatti rendere più viscoso il sangue (aumentando il rischio di infarti e ischemie), aumentare il rischio di cancro a bocca, laringe, faringe, e a polmoni, può causare broncocostrizione nelle persone asmatiche, danneggiare i polmoni e indebolire il sistema immunitario a causa delle sostanze acide presenti all’interno di questo aerosol.

Insomma, questo “Inquinamento anti effetto serra” è tutto ciò che il mondo non necessita, ma a seguito di questo studio l’obiettivo ambientalista deve mutare cominciando a studiare gli effetti legati alla riduzione dell’inquinamento prodotto e progettando un piano di riconversione industriale sostenibile al 100% eliminando quello slogan tanto semplicistico quanto fallimentare del “bisogna produrre meno”.

 

 

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