Di recente ci sono state molte attenzioni sul web verso il ragazzo, di nome Simone, che durante una manifestazione a Torre Maura ha scelto di far valere i propri ideali e la propria posizione. Anche se non ancora entrato nella fase riconosciuta come ‘adulta’ ha dimostrato molta maturità e consapevolezza delle proprie capacità e dei propri diritti. Soprattutto ha dimostrato fiducia verso il prossimo e verso l’altero che troppo spesso è indicato come parte negativa della società.

Simone è divenuto il simbolo dei ragazzi che la pensano come lui, il simbolo di una generazione che tutto sommato non è così rassegnata e cerca di farsi strada verso una condizione sociale più aperta all’altro. Sebbene sia lodevole per le sue capacità di assertività, lo è anche per come si è posto durante la conversazione con i manifestanti, che d’altro canto non hanno saputo mantenere questo rapporto paritario che è difficile riconoscere all’interno di una situazione di conflitto.

Le diverse accezioni di conflitto

Con conflitto non si intende solo l’accezione di conflitto armato, ma anche una sfera relazionale. È parte fondamentale di una relazione il sapersi confrontare e gestire il conflitto in modo tale che non ci siano incomprensioni e soprattutto che le due parti siano messe su un uguale piano di importanza. Per saperlo gestire però è anche necessaria una consapevolezza di sé stessi, del proprio carattere e dei propri talenti che non è facile ottenere, se non appunto realizzandosi.

L’importanza della chiarezza individuale è fondamentale per non incappare in incomprensioni o prese di posizione che non fanno altro che andare sulla difensiva ed eludere il conflitto, almeno per qualche momento.
In questo modo si creano dei conflitti invischiati. Nel senso che si mischiano con questioni altre e ingigantiscono la questione più del dovuto.
L’unico modo per essere sicuri di essere in grado di portare avanti un conflitto è entrare nell’ottica che non è necessario vincere o perdere all’interno di un conflitto, ma aver chiara la parità relazionale e individuale.

Thomas-Kilmann e la gestione del conflitto

Thomas e Kilmann sono degli studiosi che si sono occupato di gestione del conflitto e che hanno ideato un questionario in grado di classificare ognuno in un certo tipo di identità gestionale del conflitto. Hanno individuato cinque approcci di risoluzione dei conflitti sulla base di due caratteristiche specifiche: assertività e cooperatività.

Con assertività si intende una capacità espressiva che permette di esporre con chiarezza il proprio pensiero e la propria presa di posizione, in modo tale che l’altro sia meno propenso a fraintendere le idee espresse dalla persona assertiva. Invece con cooperatività all’interno di situazioni di conflitto si intende un modo comportamentale che tende all’avvicinamento verso idee differenti dalle proprie, così tanto da sminuire a volte i propri ideali.

Quest’ultima è più propriamente definita come identità elusiva, colei cioè che si preoccupa di eludere appunto i conflitti poiché si trova in difficoltà all’interno di essi. Questi però sono solo esempi esagerati delle identità, ci sono ovviamente delle zone grigie che non è facile definire.

Vignetta di Fran, che, da come si evince fa la fumettista. Una delle figure più rilevanti nel panorama degli autori di fumetti in Italia.

Thomas e Kilmann ci aiutano ad inquadrare le identità che si possono trovare all’interno di un conflitto attraverso un questionario da loro ideato per permettere a chiunque di immedesimarsi in un determinato stile di comportamento e capire meglio come reagire e come si reagisce all’interno di un conflitto attraverso l’analisi individuale della propria personalità e delle proprie affinità.

Sebbene questo test ha lo scopo di categorizzare, non ha la finalità invece di precludere certi modi di fare ad altri. Rispondendo alle domande è possibile avere un quadro specifico della propria personalità e ragionare meglio su come gestire il conflitto.

La violenza nascosta nella tolleranza

Perciò è importante sottolineare la capacità di Simone di mettersi in relazione con chi di fatto lo mette in difficoltà, senza sopraffare ma aprendo un dialogo con gli interlocutori in modo del tutto pacifico e nonviolento. Il suo intento non era divenire famoso attraverso il suo intervento, ma far trapelare il messaggio che non tutti la pensano allo stesso modo all’interno dell’ambiente in cui vive, ma che esistono persone che in realtà si preoccupano di non essere associati a persone xenofobe e razziste.

D’altra parte, è evidente, ma anche difficile da riconoscere, l’atteggiamento violento che i suoi interlocutori hanno avuto con lui. Un semplice tono intimidatorio, sia verbale che fisico, basta per porre la questione su un piano totalmente differente da quello paritario. Lo stesso far riferimento all’età del ragazzo per sottolineare la sua scontata immaturità sottolinea quanto invece siano poco adulti coloro che hanno assunto atteggiamenti simili.

Sun Tzu, uno studio sull’arte della guerra

Non è facile riconoscere la violenza in tutto ciò, ma è bene farci attenzione. Perché ci vuole un attimo a legittimare un pensiero che tollera l’altro, rispetto ad uno che invece lo colloca all’interno di una sfera culturale e lo accetta all’interno di essa malgrado i pregiudizi, che è bene che ci siano. Al fine di estirpare la paura e gli stereotipi che comportano.

Tollerare implica una consapevolezza che la posizione di chi tollera sia superiore rispetto a quella del tollerato. Gerarchizza le culture da un punto di vista spesso eurocentrico e subordina spietatamente quelle considerate ‘inferiori’. Anche se tollerare può essere già considerato in modo meno violento e non appartenente a coloro che erano a manifestare a Torre Maura contro i Rom, rende a pieno i piccoli passi che piano piano portano alla chiusura e all’isolamento dettati da giudizi spesso falsati della realtà.

 

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