Credevi fosse più lontano eh? Da Petrarca a Levante, il futuro che incalza

Questo è il futuro che sognavi per te? Credevi fosse più lontano eh?” Levante è tornata, e ha deciso di farlo con una canzone che per titolo ha “Andrà tutto bene”. Una frase ambigua, che si presta a tante interpretazioni e che dall’artista stessa è stata definita “il sorriso della Monna Lisa”. Potrebbe esprimere una certezza, ma anche rappresentare una speranza. Il singolo anticipa il prossimo disco della cantante, che sarà pubblicato in autunno: Magmamemoria, un flusso di ricordi che danno vita e attribuiscono un senso al presente.

Claudia Lagona, in arte Levante

In “Andrà tutto bene” si assiste alla realizzazione di un presente terrificante, dominato dall’indifferenza della popolazione e da numerosi problemi sociali. Ospite a “The Flight” su RTL 102.5, l’artista ha raccontato di averlo scritto qualche mese fa sentendolo come una necessità, dopo un attento sguardo su uno spaventoso presente senza memoria. Se il passato è importante e dovrebbe costituire un modello di riferimento allo scopo di non ripetere gravi errori, sostiene l’artista, viviamo in una realtà in cui ci siamo dimenticati di cosa siamo stati e di cosa non dovremmo più essere.

 Con che fiducia avanzo un passo dopo l’altro, se la speranza è appesa a un filo che sembra un cappio? Incappo in un sacchetto, della tua indifferenza. In fondo a questa strada hanno già perso la pazienza, i corsi di paura, ricorsi della storia…Per trattenerci in una morsa senza memoria. […]”

Evidente è, tra i problemi del presente, quello ecologico, che si unisce a quello sociale e alle tanto discusse politiche contemporanee. Ma il punto di vista è umano, e non politicizzato, come precisa l’artista durante l’intervista radiofonica.

Si scioglie il mondo ma il tuo pollice non è verde. Ti piace la natura,  ma non sai dare aiuti. Ti va di fare un tuffo in mare ma poi ti rifiuti, tra i tuoi rifiuti tu ti rifiuti. Poi mi rifiuti, poi ci rifiuti tutti. […] Arrestano un ragazzo, lo uccidono per spaccio. […] Se muore un uomo in mezzo al mare…è solo un immigrato. Si paga pure l’aria, la gente non respira Mi chiedo ancora quanti sogni devo allo stato in questo stato.”

Il testo del brano si configura come una sorta di notiziario apocalittico della situazione umana contemporanea. La difficoltà narrata da Levante è quella di trovarsi adulti, senza averne la piena consapevolezza e dovendo realizzare di trovarsi in un catastrofico presente. Andrà tutto bene?

La nostalgia e il tempo tra Levante e Petrarca

Una simile visione dell’incessabile scorrevolezza del tempo tormentava, nel Trecento,  il poeta Francesco Petrarca. La vita fugge e non si arresta un solo attimo, e la morte la segue a grandi passi, e il presente e il passato mi tormentano, così come il futuro. Così afferma, nel suo celebre Canzoniere, in uno dei sonetti appartenente al gruppo delle Rime scritte in morte di Madonna Laura:

La vita fugge, et non s’arresta una hora,
et la morte vien dietro a gran giornate,
et le cose presenti et le passate
mi dànno guerra, et le future anchora;

e ’l rimembrare et l’aspettar m’accora,
or quinci or quindi, sí che ’n veritate,
se non ch’i’ ò di me stesso pietate,
i’ sarei già di questi penser’ fòra.

Tornami avanti, s’alcun dolce mai
ebbe ’l cor tristo; et poi da l’altra parte
veggio al mio navigar turbati i vènti;

veggio fortuna in porto, et stanco omai
il mio nocchier, et rotte arbore et sarte,
e i lumi bei che mirar soglio, spenti.

Francesco Petrarca

(“La vita fugge e non si arresta un solo attimo, e la morte la segue a grandi passi, e il presente e il passato mi tormentano, così come il futuro; il ricordo e l’attesa mi angosciano, ora da una parte ora dall’altra, a tal punto che in verità io mi sarei già liberato da tutti questi pensieri, se non avessi pietà di me stesso. Ritorno a pensare se il mio cuore triste provò mai dolcezza e poi, dall’altra parte, vedo la mia navigazione turbata dai venti; vedo il fortunale in porto e il mio timoniere ormai stanco, e rotte gli alberi e le sartie, e spente le belle luci che ero solito fissare.”)

È assente il tema sociale. L’angoscia del poeta deriva dalla tristezza per l’amore vano che aveva caratterizzato tutta la sua vita, unita al timore della morte imminente. Alla realizzazione della fugacità del tempo segue la confessione del tormento interiore. Lo sguardo è duplice: da una parte è rivolto al passato, dall’altra a un futuro che sembra turbato. Il viaggio della vita è messo in pericolo dalla navigazione agitata dai venti, che non potranno garantire neppure un sereno rientro in porto. È stanca la ragione, che fa da timoniere, e a gravare c’è  anche il buio, causato dallo spegnersi delle belle luci che il poeta era solito fissare, quelle degli occhi dell’amata. Il tempo incalza e non c’è alcuna possibilità di consolazione per il poeta. Una speranza di salvezza giungerà nell’ultimo componimento della raccolta, rappresentata dalla Vergine, bella e rivestita di sole.

Rivoluzionare il futuro imminente

Nella descrizione del termine Magmamemoria, da lei coniato per descrivere quel flusso di memoria contenuto nel suo prossimo disco, Levante si è soffermata sulla propria visione della nostalgia: questa trova il suo vero compimento nel futuro in cui la si vive. Rappresenta qualcosa che, pur riferendosi al passato, si definisce solo nel presente. In un presente che, in relazione alla memoria, è già futuro.

Questo è il futuro che sognavi per te? Credevi fosse più lontano eh?! Ti senti fuori tempo limite, contro ogni previsione…hai perso il desiderio della rivoluzione!

E la rivoluzione, secondo Levante, è possibile nel momento in cui si resta umani. Occorre una forte presa di coscienza, occorre capire la necessità del cambiamento e occorre un comune desiderio di un mondo migliore. Ma più di tutto è necessario non rimandare nulla al futuro, perché, come direbbe Petrarca, “la vita fugge, et non s’arresta una hora”.

Chiara Maria Abate

 

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