L’identità segreta di Superman e Paperinik spiegata dalla logica modale di Leibniz

Perché la gente non riconosce Paperino dietro a Paperinik, Clark Kent dietro Superman, Diana Prince dietro Wonderwoman? Come è possibile mantenere questo inganno intatto? 

Come non riconoscere Clark e Kal El?

Ragionando sulla sostanza e sulla metafisica dei mondi possibili, si riesce a rispondere in maniera scientifica a una domanda che invece rimaneva, fino a oggi, nel campionario della sospensione dell’incredulità. Agendo con caratteristiche profonde e con valori personali differenti, l’alter ego è differente in maniera sostanziale dall’eroe dei fumetti o dei film. Ed è per questo motivo che nel mondo attuale nessuno li riesce a riconoscere. Nemmeno quando vengono smascherati: di fronte all’evidenza, la gente si rifiuta di credere ai propri occhi perché i loro eroi non sono così banali come i loro alter ego.

Il migliore mondo possibile? E’ questo, ancorché l’unico attualmente esistente

Ci troviamo a calcare una terra sola e un unico mondo. È il mondo dell’oggi, quello dotato di realtà fattuale: questo ci consola, perché almeno un mondo ha la caratteristica dell’attualità. È lecito pensare altresì ad altri mondi, meramente possibili, ma non attuati, perché solo uno è quello davvero esistente, che avrebbero potuto avere caratteristiche lievemente diverse di quelle che ogni giorno riscontriamo (potrebbe esistere un Mondo 1 dove le zanzare non esistono e le code alle casse vengono smaltite velocemente) o presentarsi in peculiarità del tutto inimmaginabili (il Mondo 2713768 potrebbe avere proprio le zanzare al vertice dello sforzo evolutivo). Il concetto di mondi possibili è uno delle idee fondamentali della logica modale, e nella sua formulazione letterale arriva direttamente da Leibniz. Una riflessione nei dintorni della tematica è però decisamente antecedente. Sin dalla sua comparsa, il problema dei mondi possibili è stato ricondotto nei dintorni della riflessione teologica. La presenza di un Dio creatore lascia intendere l’istante senza tempo in cui la stessa divinità ha voluto chiamare all’esistenza una delle (infinite) varianti della Terra e dell’Universo. Uno solo diventa tetico, mentre agli innumerevoli mondi scartati rimane solo lo status di possibili non attuati e, con esso, la possibilità di diventare oggetto di secolari riflessioni. Esistono (ancora) nella mente divina? E in che ambito modale? Quanto siamo autorizzati a pensarli diversi dalla nostra visione, in quanto uomini?

Solo un cerchietto differenzia le due ragazze

Innestata nella riflessione teologica, questa semantica rimane vivace nelle discussioni fino al XVII° secolo, quando esplode, nella sua complessità teoretica, con il contributo di Leibniz appunto.Sfogliando l’albo della creazione, Dio ha potuto scegliere liberamente una molteplicità infinita di modi e di mondi, che sono presenti nella sua mente in tutta la loro complessità e ricchezza di dettagli, in quello che Leibniz chiama “il paese dei possibili”. In essi, troviamo tanto Gotham, quanto Paperopoli, e Asgard, Krypton, Oa, Zenn La e Hyperborea. Esisterebbero tutti, attualmente, in uno spazio logico ritagliato nella mente divina. Questa semantica ritornerà potentemente nella discussione filosofica nella seconda metà del secolo scorso, quando una serie di ricerche, curiosamente dislocate e non comunicanti tra loro, riportano il focus della ricerca sui mondi possibili. Carnap (in Significato e Necessità), Tarski, Kanger e, infine, Kripke rispolverano le intuizioni del mite Leibniz, tanto che si definisce ancora oggi kripkeana una riflessione logica e semantica sull’accessibilità dei mondi.

Due sostanze, due individui, due universi valoriali differenti

Come molti super-eroi e super-villain, invece, Paperino per diventare Paperinik non deve cambiare nulla del suo corpo. Ha solo una maschera che dipinge il papero parlante di futuristico eye-liner con uno sguardo più deciso e risoluto, meno annacquato, meno disposto a lasciare che i torti rimangano sopiti. Cambia la divisa da giorno (la marsina alla marinara) con la livrea notturna, tutina, stivaloni, cinturone e mantello svolazzante. Del suo alter ego si tiene solo il berretto. Noi, che sappiamo, lo riconosciamo benissimo ma trovate uno a Paperopoli e dintorni che ne immagini la parentela prossima con il nipote di Paperon de’ Paperoni. Ma Paperino è Paperinik? O sono due paperi diversi? La loro essenza (la loro sostanza) muta, come nel caso di un qualunque X-man? Paperino (ma anche WonderWoman, lei addirittura non usa nemmeno una maschera, ma solo un ridicolo cerchietto, Bruce Wayne, Don Diego de la Vega o Superman, che merita una voluta in più, essendo quello dell’inetto un mascheramento, e non viceversa) indossa il costume, si serve di un armamentario sgangherato e pressoché innocuo, ma poi cambia personalità e indole, orari e atteggiamenti. Capace che se lo sentissimo parlare, troveremmo alterato anche il tono di voce (in questo senso il Batman di Nolan è emblematico). Invece di dormire come ama fare dal profondo, e come tutti si aspettano che faccia, di notte, Paperino scivola nelle ombre (passando per l’armadio-ascensore, senza bat-caverna, al massimo un seminterrato), cambia prospettiva e rinasce senza macchia e paura, tanto che la palingenesi dell’eroe costringe anche Paperopoli a diventare spettatrice silente, materno e complice. I cambiamenti sono esteriori, minimi, superficiali, non sostanziali: non possono certo essere due paperi diversi.

Altro sé o diverso lato della personalità?

Se tutto in un individuo è sostanziale, allora ogni cosa è differenziata

Chiamando in causa il più rispettato dei fenomenisti, Hume, aggiungiamo la sua riflessione: se è sostanza ciò che sussiste in se e per sé, c’è il concreto rischio di colorare tutto di un medesimo colore. Ovvero, se il discrimine è questo, la sostanza non sarebbe distinguibile dai suoi attributi: anche il colore bianco delle piume del papero sarebbe sostanziale. Ogni percezione è distinta, unica, indivisibile: esistono separatamente (dove lo facciano, non è, qui, rilevante), non avendo bisogno di altro. Sono (dovrebbero essere) sostanze, se teniamo viva questa premessa. Il concetto di Worldbound individual, quindi, renderebbe essenziale anche cioè che non lo è, ontologicamente, confondendo il quadro del ragionamento. Hume, come Locke, ritiene che l’intera realtà si svuoti nell’apparenza: il papero, la sua consapevolezza, la sua maschera, le sue qualità e i suoi atti sono un complesso di qualità sensibili, la cui unione sostanziale genera l’eroe. Arriva a rischiare davvero: ai fini dell’identità personale di Paperino diventa irrilevante perché irraggiungibile. Paperino, come tutte le persone, non è una sostanza, come riterrebbe Aristotele, ma un modo, una relazione. una sostanza individuale non può essere pensata (né può avere in atto) in una concezione diversa da quelle che ha in questo mondo, nel Mondo 1, l’unico attuale. Ogni proprietà che una sostanza ha, siano esse le più transeunti, le sono costitutive: le appartengono in maniera essenziale. L’insieme di caratteristiche che noi predichiamo a Paperino (come quelle, molto diverse, che comunemente chiamiamo Pk) appartengono ai due paperi, qui e ora. Anzi, di più, sono super-essenziali ai nostri eroi.

I diversi Pk in alcuni dei mondi possibili

 

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