Arthur Morgan: l’antieroe di Red Dead Redemption 2 è la trasposizione del byronic hero

Eroico e passionale nella sua tragedia, il protagonista di Red Dead Redemption 2 è l’archetipo del byronic hero, sulla cui figura viene costruito il personaggio di Arthur Morgan.

 

 

In Red Dead Redemption 2 ogni cosa è magistralmente narrata, costruita e plasmata, a partire dal suo indimenticabile protagonista, che ruba il cuore di tutti i giocatori. Arthur Morgan è un antieroe moderno, il cui malessere e tormenti sono a noi contemporanei. È un personaggio tragico che ingaggia, fin dalla sua prima apparizione una lotta senza requie con i suoi fantasmi, le sue debolezze, i suoi tormenti- sviluppandosi sulla linea narrativa tracciata da Lord Byron nel XIX secolo.

 

 

La nascita del byronic hero

Lord Gordon Byron, uno dei più importanti poeti del Romanticismo inglese, era un giovane che di restare nell’uggiosa isola della Gran Bretagna non ne voleva proprio sapere. Discendente direttamente da un’antica e prestigiosa famiglia normanna, Byron decise un giorno di lasciare l’Inghilterra per sempre, allontanandosi da numerosi scandali che si erano creati attorno alla sua figura (forse alcuni creati da lui medesimo), come per esempio la relazione incestuosa con la sorellastra. Ma a Byron, ricco, giovane, atletico e affascinante, non importava minimamente del pensiero altrui. Partì e il suo spirito ribelle, ardente di voglia di vivere lo condusse in varie parti del mondo, dalla Svizzera al Portogallo, dall’Italia alla Grecia. In questo periodo Byron trovò un’amica fidata: la scrittura. Scrisse moltissimo, e moltissimi sono i suoi capolavori. Eppure, questo Lord inglese ha fatto molto più di quanto dovesse fare un comune scrittore. Lord Gordon Byron, a partire da sé stesso, è riuscito a creare una figura mitica attorno al proprio io. Considerato la prima vera e propria celebrità moderna, con una vita piena, costellata di sfarzo, donne e divertimento, ha creato un personaggio che è fondamentale per la nostra cultura perché getterà la base di quella vita bohémien dei poeti maledetti, della beat generation e soprattutto delle moderne rockstar, dando vita a quel filone del “bello e dannato” che affascina ancora oggi.

L’eroe byroniano è un personaggio idealizzato ma imperfetto, un uomo attraente, all’apparenza burbero ma caratterizzato grande talento e passione, avversione per la società e un inesauribile desiderio di libertà. È un ribelle, talvolta arrogante, spesso in fuga da sé stesso e tormentato da un passato doloroso, che tenta di cancellare con comportamenti auto-distruttivi. Scherza con la morte, che spesso ostacola il suo amore, ma che al contempo brama per poter mettere fine alla sua esistenza tormentata.

Lord Gordon Byron

Red dead redemption 2 è un’opera magistrale

Byron era ben consapevole del successo che aveva il personaggio da lui accuratamente creato, e sarebbe sicuramente entusiasta di sapere che oggi il suo byronic hero è insito in ogni fibra della nostra società, ed è la base per molti personaggi immaginari. Se Lord Byron fosse vivo ai nostri giorni, si siederebbe comodamente su un divano e giocherebbe a Red Dead Redemption 2, perché non c’è migliore trasposizione del byronic hero del protagonista dell’ultimo videogame della Rockstar: Arthur Morgan.

Definito come il più maestoso esempio di narrazione interattiva che sia mai stato realizzato, Red Dead Redemption 2 polverizza qualunque opera finora giunta sul mercato, perché coniuga un uso moderno, dinamico, intelligente di ogni meccanica di gameplay alla qualità della scrittura, che è eccellente. Il risultato è un unicum di narrazione e interazione che moltiplica sinergicamente il suo valore grazie al collante delle emozioni e dell’ispirazione autentica, nata e coltivata attraverso lo studio, l’assimilazione e la genuina adorazione di modelli filmici e videoludici e soprattutto letterari.

È un esercizio di stile questo videogioco, dove gli autori hanno partorito una trama spessa e corposa, dettagli atti a incuriosire anche le vicende secondarie, squarci di dialoghi mai sterili o fini a sé stessi ma sempre dal grande spessore emotivo, delitti e atti mossi da un furor che oscilla sempre tra amore e violenza. A muoversi in questa epopea sulla lealtà, sull’amore rubato e tradito, sul senso della vita, sul costruire e sul distruggere è la banda di fuorilegge di Dutch Van Der Linde, e in particolare il protagonista Arthur Morgan.

foto tratta da RDR2

Arthur Morgan e l’ideale byroniano

È un personaggio democratico Arthur Morgan, e nei suoi pugni vige l’uguaglianza: non conta un cazzo nessuno. Apparentemente ostile e spigoloso, nel suo comportamento si evince una rabbia malcelata e un atteggiamento burbero e diffidente. La sua vita si basa sul senso della lealtà, che lo lega alla sua banda. Il legame che lo unisce ai suoi amici, per la cui salvezza sacrificherebbe persino sé stesso, deriva probabilmente da una mancanza che affonda le radici nel passato di Morgan. Quando rivela al capo indiano Pioggia che Cade, con un filo di voce, quale è l’origine del dolore che lo divora incessantemente (due lutti precedenti) è  difficile non provare pietà per lui.

È un cowboy sicuramente particolare, che porta con sé l’inseparabile diario, nel quale ritrae ciò che cattura la sua attenzione e scrive, in maniera cruda e sputata- degna del migliore Hemingway-, cosa gli accade intorno, e come si sente. Quando l’agognata morte gli si avvicina, divenendo ineluttabile (gli viene diagnosticata la TB) l’ideale byroniano si fa sempre più forte. Apparentemente algido, Arthur Morgan si spoglia della sua aria burbera e decide (a patto che glielo consenta il giocatore) di divenire una persona buona, nonostante ribadisca spesso, con tono imbronciato “i’m not a good man”.

Arthur Morgan

 

Il cammino verso la redenzione è tortuoso, e spesso- purtroppo- non finisce nel migliore dei modi. La bellezza del byronic hero è indissolubilmente legata alla sua tragicità quasi shakespeariana, che ci dona un crescendo di emozioni. La carica di phatos condivisa tra Arthur e giocatore è indescrivibile, e questa aumenta gradualmente fino a culminare in un addio giusto, ma agrodolce. Quando si saluta questo personaggio, dallo spessore psicologico pari a quello di un protagonista di un romanzo (perché è questo quello che è RDR2: un video romanzo), non possiamo che farci prendere dalla stessa mestizia del nostro Arthur, finalmente tastando con mano, come fece lui in passato, il dolore della perdita e la concretezza dell’assenza di chi va via e non torna più, ma che ci dona materiale su cui riflettere, a partire da ciò per il quale ha combattuto e vissuto.

 

 

 

 

 

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