Libertà procreativa e maternità surrogata sono ancora un taboo? Scopriamo come proibirle con Giorgia Meloni

Giorgia Meloni ha deciso di rendere la maternità surrogata reato universale in Italia. Vediamo come questo confligga con il diritto alla libertà procreativa sostenuto da molti filosofi in bioetica.

Il governo Meloni, attualmente a capo della maggioranza al governo del nostro Paese, ha una linea politica chiara e precisa in materia di diritti legati alla sfera sessuale e alla famiglia: tornare indietro ai tanto cari tempi trascorsi, in cui il nucleo familiare era formato da una mamma, un papà e dei bambini, direttamente concepiti dai primi due, o, per meglio dire, il tanto agognato ritorno di una cosiddetta “famiglia tradizionale“.

La proposta di legge

Se i tempi corrono, il centrodestra rimane immobile e all’idea che all’avanzamento della storia possa essere associato un progresso, chi ci governa scuote mestamente il capo. Non è che tutte le innovazioni portino necessariamente con sé un miglioramento, ma ci si aspetta che quantomeno i rapporti umani beneficino delle novità introdotte dai tempi a venire.

Un augurio che viene tristemente smantellato dalle politiche del governo in carica. Non che Fratelli d’Italia e i suoi alleati politici non avessero già manifestato una certa insofferenza verso le politiche volte a tutelare la comunità LGBT+ e verso la liberalizzazione sessuale in genere, ma, certamente, da quando costoro hanno ottenuto la maggioranza in governo, tutte le loro intenzioni si sono tramutate in azioni concrete volte a ostacolare il quieto vivere di chi opera scelte differenti dal loro presunto buoncostume.

Una delle ultime trovate è stata quella di appuntarsi contro la maternità surrogata. La proposta di legge della premier Giorgia Meloni stavolta è rivolta contro chi vorrebbe avere accesso alla pratica definita anche spregiativamente “utero in affitto”, la quale è già proibita dalla legge 40 del 2004 e che prevede pene quali la reclusione da 3 mesi a 2 anni e multe da 600.000 a un milione di euro per chi procedesse a tali azioni criminose. Il divieto dovrebbe ora essere esteso, arrivando a punire anche chi effettui questa pratica in Paesi dove essa è legale, configurandosi così come un “reato universale”. La proposta di legge di Giorgia Meloni è stata approvata dalla Commissione di Giustizia della Camera il 31 maggio 2023, con l’aggiunta di un solo emendamento, che sarebbe volto a punire, in caso di reato, unicamente i cittadini italiani. Il 19 giugno l’iter legislativo è proseguito fino ad arrivare alla Camera, alle cui porte sono iniziate numerose proteste di piazza volte a manifestare il malcontento popolare nei confronti del provvedimento.

Sacralità e disponibilità della vita

In bioetica, la questione della maternità surrogata viene accostata ad una serie di altre questioni di primaria importanza, quali l’aborto e le nuove tecniche di inseminazione artificiale. Manuale egregio per comprendere il valore e i limiti di tali controverse faccende è quello di Eugenio Lecaldano. Il nostro filosofo definisce subito il campo di battaglia in cui queste questioni morali si giocano: l’eterno conflitto tra coloro che sostengono la sacralità della vita e coloro che invece ne pretendono la disponibilità.

Cosa si intende con ciascuno di questi poli, è facile da spiegare: se la vita è sacra, l’individuo non ha diritto a beneficiarne direttamente, ma solo a prendersene cura con i mezzi che la natura gli ha concesso; se, al contrario, la propria vita gli è interamente disponibile, nuovi diritti si affacciano, garantiti dalla possibilità di usufruire delle innovazioni tecniche che potrebbero renderla migliore. I primi guerrieri della nostra arena filosofica sono generalmente associati ad ambienti conservatori e di ispirazione cristiana, mentre i secondi sono i paladini del liberalismo e delle proprietà individuali.

In questo caso, il dibattito insorto intorno alla gestazione per altri si chiarisce alla luce di questa polarità. Coloro per cui la vita va preservata ad ogni costo negano fortemente che un bambino possa nascere dal grembo di qualcuno altro ed essere definito figlio della famiglia che direttamente lo adotta, mentre i loro avversari sostengono un generale diritto alla libertà di procreazione. Con quest’ultimo termine si intende il fatto che venga  garantita all’individuo la possibilità di scegliere le modalità, i mezzi e le soluzioni che ritiene più adatte al fine di procreare, garantedogli un diritto morale prima che legislativo.

Si ricorda, in questo caso, la complessità della questione trattata: non tutti gli esseri umani possono avere una discendenza senza ricorrere ai dispositivi che la scienza e la medicina, al giorno d’oggi, offrono. Per questa ragione, talvolta, l’adozione risulta l’unica soluzione possibile e alcune coppie sentono la possibilità di usufruire della maternità surrogata come l’opportunità più vicina a una forma di genitorialità, definita in chiave genetica, in cui i figli hanno gli stessi caratteri dei genitori ottenuti per via ereditaria. Nonostante ciò, ancora oggi questa pratica viene spesso strumentalizzata e accostata a una forma di compravendita, di cui, certo, esistono e sono sicuramente esistiti dei casi, ma che non dovrebbero inficiare la libertà di chi ritiene questa scelta la più adatta a sè.

Il conservatorismo del governo Meloni

Inutile dire che queste riflessioni non sono prese in considerazione dal centrodestra italiano, secondo cui persino l’adozione dovrebbe essere limitata alle sole coppie che la meritino davvero (e, dunque, a quelle eterosessuali). Giorgia Meloni ha rilasciato numerose dichiarazioni dopo l’approvazione del testo base della legge, come:

La maternità surrogata è una pratica che trasforma la vita in una merce e umilia la dignità delle donne.

Ci si chiede qui in via puramente speculativa perchè la leader di Fratelli d’Italia voglia parlare a nome di tutte le donne quando non tollera nemmeno che con lei si usino gli articoli che dovrebbero individuare il suo genere (come quando pretende di essere definita “il presidente”), sapendo che le politiche del gender sono quelle più a cuore di questa maggioranza. Ma ci si chiede anche perchè questa pratica dovrebbe umiliare la dignità delle donne se sono proprio esse a deciderla e se questa non dovesse essere attuata solo per ragioni economiche.

Quanto a queste ultime, il governo dovrebbe attuare ben altre e diverse manovre, con l’intento di ridurre la povertà in Italia e nel mondo intero, incentivando chi si trova in stato di indigenza o vittima di gravi difficoltà finanziarie a ricorrere a soluzioni differenti dalla compravendita del proprio utero. Eppure, le priorità del governo paiono al momento tutt’altre.

Non solo, la nozione di “reato universale” risulta quantomeno ironica se si considera che essa verrebbe applicata unicamente a chi possiede la cittadinanza italiana, configurando così una contraddizione in termini che rende tale definizione, per lo meno, inadeguata. Eppre, questa critica, sollevata da tanta parte delle opposizioni, non è stata minimamente considerata da chi si è direttamente occupato della questione.

Non si può qui dimenticare di menzionare anche le parole di Fabio Rampelli durante la trasmissione televisiva In onda del 18 marzo e davanti a un’attonita Concita De Gregorio:

Se in Italia due persone dello stesso sesso chiedono il riconoscimento, cioè l’iscrizione all’anagrafe, di un bambino che spacciano per proprio figlio, significa che questa maternità surrogata l’hanno fatta fuori dai confini nazionali.

Cade così il velo di Maya e appare chiaro l’intento del governo: colpire di nuovo i diritti di tutti coloro che hanno un’identità di genere e sessuale diversa dai canoni da loro accettati. Si vuole qui chiudere non con una critica, quanto piuttosto con una nota di metodo da fornire al tanto caro governo Meloni: alla maternità surrogata, come a tante altre innovazioni, possono ricorrere tutti e per i motivi più disparati, pertanto sarebbe opportuno leggere la realtà nella maniera più critica possibile, sollevando da essa i propri filtri quando si debba legiferare per il bene della nazione.

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