Il Superuovo

Libertà di espressione: vediamo perché Voltaire si schiererebbe con Fedez, non con Pio e Amedeo

Libertà di espressione: vediamo perché Voltaire si schiererebbe con Fedez, non con Pio e Amedeo

Ogni volta che si apre il dibattito sulla libertà d’espressione viene richiamato Voltaire. Ma è legittimo?

 

Mesi di scontri intorno ai diritti civili e alla libertà di espressione hanno subito un’accelerazione in due giorni. Ad accendere la miccia non sono stati né fatti di cronaca né manifestazioni di piazza, bensì il mondo dello spettacolo.

UN LUNGO WEEKEND DI FUOCO: LO SPETTACOLO ACCENDE L’OPINIONE PUBBLICA

Venerdì 30 aprile, durante il programma Felicissima sera, il duo comico Pio e Amedeo ha ironizzato sul cosiddetto politically correct, sostenendo che alcune parole “maledette”, quali frocio, negro, ebreo, Hitler debbano essere sconfitte con una risata autoironica. Del tipo che se ti chiamano “brutto ricchione” ti fai una risata e passa la paura, perché in fondo è l’intenzione che conta, non le parole.

In un’atmosfera già tesa, è scoppiata la bomba. Un po’ come quando in una stanza ricca di metano qualcuno accende un fiammifero. Ecco, in questo caso il fiammifero era in mano a Fedez. Più che un fiammifero, un bengala.

Durante il Concertone del Primo Maggio, infatti, il rapper milanese ha dichiarato espressamente il proprio appoggio al DDL Zan. Ma non solo. Nel suo appassionato discorso, ha citato espressamente frasi aberranti pronunciate dai parlamentari della Lega nei confronti degli omosessuali. Non contento, ha completato l’opera riportando le dichiarazioni di censura da parte di Rai 3. Un vero e proprio terremoto politico e mediatico, che ha acceso i riflettori su giochi di potere già noti, ma mai così esplicitati.

Due giornate cruciali. Due momenti che hanno spaccato l’opinione pubblica e hanno scoperto in modo violento l’annoso vaso di Pandora della libertà di pensiero e di espressione. Tra i più indignati, coloro i quali sostengono che il DDL Zan sarebbe un attentato alle libertà individuali e che Fedez abbia usato il suo potere mediatico per un comizio fazioso e inadeguato.

E sempre, in questi casi, spunta la figura dell’intellettuale da dopo partita. Quello che ha sfogliato un libro di filosofia e che rievoca puntualmente il buon Voltaire, ricordando che: “non sono d’accordo con le tue idee, ma darei la vita perché tu la possa esprimere”.

Ma è davvero così?

LA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE È LA BASE PER LA TOLLERANZA

Premettiamo una cosa. Voltaire non ha mai detto ciò. Mai. Tale citazione è una falsa attribuzione. Non si trova in nessun testo del filosofo francese, né è riportata da terze persone in altre opere. Al massimo Voltaire ha detto:

proclamo a gran voce la libertà di pensiero e muoia chi non la pensa come me

Il che non è esattamente la stessa cosa.

Per comprendere davvero Voltaire, occorre ristabilire la gerarchia del suo pensiero. La libertà di espressione non è il punto di arrivo, la meta, ma il mezzo attraverso cui realizzare la finalità ultima dell’essere umano: la tolleranza.

Con tale termine, Voltaire non indica una superficiale accettazione dell’altro per puro quieto vivere. La tolleranza è per il filosofo francese l’unico modo di vivere adeguato per l’uomo. Gli uomini sono ontologicamente fragili, deboli, ricchi di colpe e di errori. Nessuno, dunque, può arrogarsi il diritto di giudicare l’altro o di sfruttarne le debolezze per soggiogarlo.

La missione dell’umanità, dunque, è quella di accogliersi l’un l’altro. Sostenersi a vicenda, a partire dalla consapevolezza di essere tutti mancati, tutti bisognosi di una mano a cui aggrapparsi.  È in questo riconoscimento, in questa tolleranza, che si esercita la vera libertà dell’uomo. L’intolleranza induce odio e l’odio paralizza, divide, sclerotizza la società in fazioni sterili e infeconde.

Se questo è il fine, la libertà di espressione è il mezzo. Occorre liberarsi delle ideologie preconfezionate e limitanti, dai seminatori di odio per poter raggiungere l’accettazione reciproca.

LEGGERE VOLTAIRE OGGI: COSA VUOL DIRE LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

Alla luce di quanto detto, forse si comprende meglio quale sia il messaggio di Voltaire e in che modo egli possa riecheggiare ancora oggi.

Il problema è sempre lo stesso e non riguarda solo il filosofo francese. Ogni volta che ci si accosta ad autori del passato, si compie sempre lo stesso errore: considerare il pensiero come un pacchetto astratto e trasportarlo in modo acritico nella nostra attualità.

Questo avviene in ogni ambito, dalle Sacre Scritture a Nietzsche. Ma è un procedimento sbagliato e fuorviante. Le opere non sono eterne. Il messaggio può esserlo. Ma per capire quest’ultimo, occorre anche comprendere a fondo il periodo a cui appartiene il pensiero dell’autore. Sì perché tutto ciò che è frutto dell’uomo è figlio del suo tempo e a quello bisogna tornare ogni volta.

Nel caso di Voltaire, ci troviamo in un periodo in cui gli intellettuali illuministi cercavano ogni espediente per liberare l’umanità dal giogo del potere ecclesiastico e nobiliare. L’obiettivo era quello di abbattere le sopraffazioni e le barriere per raggiungere la fratellanza e l’uguaglianza. Quello era il senso della libertà di espressione. Riuscire a parlare e a dichiarare la pari dignità degli essere umani in un mondo in cui i diritti civili non esistevano. Nessun illuminista si sarebbe sognato di utilizzare la libertà di pensiero per seminare odio, perché era proprio questo il nemico da combattere. La meta non era la libertà di parola e pensiero, ma la tolleranza universale.

Probabilmente oggi Voltaire sarebbe il primo a sostenere che quando le parole servono per perpetrare ingiustizie, sarebbe meglio non esprimerle. In breve, la libertà di espressione divenne un diritto inalienabile in un periodo in cui era impensabile dire che un contadino avesse pari dignità di un signore. Oggi ci si dovrebbe interrogare sui suoi limiti. Tornando a Voltaire, se le parole non servono per generare tolleranza, non dovrebbero essere proferite. Il che non vuol dire portare avanti uno stucchevole politically correct di facciata, ma cercare di riconoscere negli altri le nostre stesse debolezze e accettarle per quelle che sono.

Questo, in effetti, potrebbe essere un input per accostare mondi apparentemente molto diversi. In fondo, lo stesso filosofo sottolinea come nel Vangelo:

vi sono pochi passi da cui lo spirito di persecuzione abbia potuto concludere che l’intolleranza e la costrizione sono legittime.

 

 

 

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