L’esperienza dell’essenza vitale e amorosa tra Edmund Husserl e Le Luci della Centrale Elettrica

La riduzione fenomenologica potrebbe rivelarsi un atteggiamento verso la realtà per capire l’amore nel suo significato più intimo? Si provi a individuare quest’operazione nella canzone “a forma di fulmine”!

Foto copertina dall’album ” 2008/2018, tra la Via Emilia e la Via Lattea”, Le Luci della Centrale Elettrica.

E. Husserl, filosofo del secolo scorso, aveva dedicato la sua vita a curare l’impianto fenomenologico in contrapposizione all’obiettivismo scientifico. Che cosa significa tutto ciò? Significa che il suo scopo consisteva nel riallacciare il legame tra scienza e umanità, andato perduto a causa di un atteggiamento freddo e asettico nei confronti del mondo. Come? Attraverso la descrizione dell’esperienza originaria: quella dei fenomeni, scienza delle modalità in cui un ente “x” ci appare. E l’analogia tra la fenomenologia husserliana e la canzone che si prende in analisi? Ebbene, essa risiede nel gioco delle sensazioni, sorta di “apriori” da cui si inizia a fare esperienza. Ritorniamo a vivere le sensazioni essenziali e semplici per amare.

“Storia della Fenomenologia. Da Edmund Husserl a Edith Stein (Parte 1)”,
24/08/2015, a cura di A. Ippolito, CAFFÈORCHIDEA.

L’epochè del ballare stando fermi

Secondo Husserl il mondo non è composto da cose, ma da fenomeni. Essi hanno poco a che vedere con i fenomeni kantiani, i quali alludono al famoso “noumeno ignoto“; qui, le apparizioni, gli “adombramenti” costituiscono l’orizzonte ultimo. Gli oggetti sono costruzioni a partire da varie manifestazioni che vanno mescolandosi donando “unità” agli enti che si fanno vedere. La verità risiede nel fenomeno, non nella costruzione. Potrebbe suonare molto macchinoso come ragionamento, ma vale lo stesso per l’amore. Che cosa c’è di vero in una relazione? Non di certo le “costruzioni”, le cene prenotate, i viaggi a 5 stelle, i gioielli da grido, bensì una sensazione elementare (tuttavia essenziale): il battito. E spesso, nell’amore andiamo ad attuare un’epochè senza accorgercene. L’epochè è una sospensione, un arresto per distanziarsi brevemente dal contesto al fine comprendere al meglio una situazione  o un concetto: “Possiamo ballare stando fermi e fare caso a quando siamo felici”.

L’amore come scienza eidetica

La parola “eìdos” deriva dal greco e, nella filosofia platonica, allude alle idee: le forme perfette dei sensibili, l’essenza, l’unità. I fenomeni, a detta di Husserl, si danno nelle cosiddette “modalità tipiche“. Un esempio al volo è il colore: mai esso potrà darsi senza superficie. Dopo la riduzione fenomenologica (che ci porta verso l’esperienza vitale più autentica), Husserl introduce la riduzione eidetica. Sembra esistere un terreno ancora più originario agli occhi del fenomenologo, un terreno spogliato da ogni concetto e costellato solamente da intuizioni. Si parla di “Wesenschau“, paola che contiene sia la parola “essenza” che la parola del “vedere” ( in tedesco “schau mal” vuol dire “guarda, osserva”). Nella dottrina è però presente una problematica: è possibile accedere senza mediazioni all’esperienza? Beh, potrebbe rispondere la stessa canzone a questa difficile domanda di stampo teoretico. Infatti, Vasco Brondi afferma:” Possiamo guardarci attraverso, vedere al buio un aereo disperso. […] Possiamo fare mezze maratone per raggiungere il tuo cuore irraggiungibile.” Potete sentire come siamo entrati nell’essenza di un’esperienza amorosa senza concetti, ma solo con sensazioni?

Per non cadere in equivoci

A volte si vuole ricercare un collegamento tra una dottrina di pensiero che sentiamo nostra con una canzone, un libro ecc… non è mai scontato e, a volte, capita di forzare in modo inopportuno il pensiero dell’autore. Tuttavia, per questo articolo, mi sono affidato al concetto di “significazione” proprio di Derrida e intrinseco nei grandi libri di testo. Essa riguarda il fenomeno del comprendere e del porsi domande di fronte ad un testo. Prendendo in considerazione E. Husserl, egli magari intendeva solamente alludere al rigore della filosofia, senza alludere a sentimentalismi o altro ancora. Eppure, ho scelto di inserire il tema dell’amore in argomentazioni che, nell’originale, mai lo sfiorano. Perché? Un abbozzo di risposta l’ho trovato in questo primo percorso universitario proprio in Husserl. Egli infatti afferma che il punto di partenza della ricerca nella nostra vita è il “nostro proprio” per poi sfociare in una Einfühlung, ovvero un’immedesimazione con il prossimo per provare l’esistenza dell’intersoggettività, delle relazioni sociali e, in conclusione dell’amore. Come vivere e capire quest’ultimo? “Continuando a vivere e non avere niente da perdere.

 

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