Leopardi insegna nelle Opere morali come non farsi travolgere dal progresso tecnologico: AI e antropocentrismo

L’utilità della critica dell’antropocentrismo di Leopardi ai tempi dell’intelligenza artificiale

L’antropocentrismo oggi

Concezione che si fonda sull’idea che l’uomo sia il centro e il fine dell’universo”, la Treccani definisce così il pensiero antropocentrico.

Certo, da quando credevamo che l’uomo fosse il centro del cosmo ne è passata di acqua sotto i ponti.

Difficile oggi non condividere l’idea secondo cui siamo solo una razza evoluta di primati su un pianeta minore che orbita intorno a una stella di medie dimensioni nell’estrema periferia di una tra cento miliardi di galassie… Il problema è che la storia non finisce qui!

Antropocentristi è il caso che vi allacciate le cinture, siamo difronte ad un altro step: l’umanità ha saputo reagire all’eliocentrismo e a tutte le sue conseguenze principalmente grazie all’umanismo, ovvero la teoria secondo cui l’uomo, pur non vivendo in un universo costruito ad hoc per lui, possegga sempre una scintilla che lo renda un essere trascendentale, questa scintilla la possiamo chiamare coscienza, spirito, anima (concetti tecnicamente molto diversi tra loro ma usati spesso come sinonimi nel linguaggio comune), qualunque cosa sia è ciò che ci rende umani.

E invece no: le neuroscienze mostrano, ogni giorno di più, che la nostra mente procede per schemi computazionabili, algoritmi insomma, e che le procedure olistiche per selezionare tali algoritmi sono dettate da reazioni biochimiche.

Proprio in virtù di ciò siamo riusciti a sintetizzare l’attività della mente e a creare l’Intelligenza Artificiale.

Motori e Intelligenza Artificiale

Nel 1996 fu disputata una serie di partite di scacchi, i due sfidanti erano Garry Kasparov e Deep Blue, un computer sviluppato dalla IBM prettamente per il gioco degli scacchi, le gare furono abbastanza equilibrate, ma alla fine la macchina prevalse.

Deep Blue non è un esempio di IA, non è una macchina che apprendendo cose nuove modifica o genera autonomamente i suoi algoritmi, è piuttosto un “motore” come appunto vengono definite questi tipi di calcolatori. Ovviamente Deep Blue ha avuto dei discendenti, il motore scacchistico più potente ad oggi si chiama Stockfish, questi, nel 2017 ha perso per ventotto a zero un match durato cento partite contro Alpha Zero. Alpha Zero è una Intelligenza Artificiale sviluppata da Google, cosa la differenzia da Stockfish? Alpha Zero ha imparato a giocare a scacchi da sola, proprio come noi esseri umani, ridefinendo le proprie computazioni ad ogni dato nuovo.

E questo degli scacchi è solo un esempio di come la singolarità tecnologica (il punto in cui il progresso accelera oltre la capacità di comprendere e prevedere degli esseri umani) sia ormai più che vicina.

Game Over coscienza? Non proprio, il post-umanismo resta una prospettiva, avallata ogni giorno da più ricerche, ma pur sempre una prospettiva ad oggi ancora confutabile.

Se, tuttavia, questa prospettiva dovesse rivelarsi esatta, sono in gioco molte pietre miliari della cultura occidentale, un esempio per tutti: l’idea di libertà.

Come prepararci alla eventuale caduta di tali colonne portanti?

Le Operette Morali

Un ottimo spunto può offrircelo Giacomo Leopardi.

Tra le tematiche portanti del pensiero del poeta c’è certamente la critica all’antropocentrismo, tale critica è espressa particolarmente nelle prose dello Zibaldone e delle Operette Morali.

Vediamo qualche esempio tratto dal “Dialogo di un folletto e di uno gnomo”:

Folletto: Voi gli aspettate invan, [gli uomini] son tutti morti, diceva la chiusa di una tragedia dove morivano tutti i personaggi.
Gnomo: Che vuoi tu inferire?
Folletto: Voglio inferire che gli uomini sono tutti morti, e la razza è perduta.
Gnomo: Oh cotesto è caso da gazzette. Ma pure fin qui non s’è veduto che ne ragionino.
Folletto: Sciocco, non pensi che, morti gli uomini, non si stampano più gazzette?
Gnomo: Tu dici il vero. Or come faremo a sapere le nuove del mondo?

Lo gnomo in questione viene a sapere della scomparsa del genere umano, la sua reazione è perplessa: è un affare grosso, una cosa da prima pagina di tutti i giornali, del resto nessun altro stamperà i giornali ora che gli uomini non ci sono più.

Gnomo: Tu dici il vero. Or come faremo a sapere le nuove del mondo?
Folletto: Che nuove? che il sole si è levato o coricato, che fa caldo o freddo, che qua o là è piovuto o nevicato o ha tirato vento? […]

Gnomo: Né anche si potrà sapere a quanti siamo del mese, perché non si stamperanno più lunari.

Folletto: Non sarà gran male, che la luna per questo non fallirà la strada.
Gnomo: E i giorni della settimana non avranno più nome.
Folletto: Che, hai paura che se tu non li chiami per nome, che non vengano? o forse ti pensi, poiché sono passati, di farli tornare indietro se tu li chiami?

La gnomo si chiede come farà a tenersi informati sulle “nuove”, dando il via alla riflessione del folletto: le cose degli uomini sono futili, e la loro scomparsa non influirà minimamente sulla struttura del cosmo. Gli esseri umani si illudono di di poter evitare il male attraverso le loro azioni, si illudono della loro potenza, ma seppure i giorni della settimana smettono di essere chiamati col nome che gli hanno dato essi verranno lo stesso.

Gnomo: Sia come tu dici. Ben avrei caro che uno o due di quella ciurmaglia risuscitassero, e sapere quello che penserebbero vedendo che le altre cose, benché sia dileguato il genere umano, ancora durano e procedono come prima, dove essi credevano che tutto il mondo fosse fatto e mantenuto per loro soli.
Folletto: E non volevano intendere che egli è fatto e mantenuto per li folletti.
Gnomo: Tu folleggi veramente, se parli sul sodo.
Folletto: Perché? io parlo bene sul sodo.
Gnomo: Eh, buffoncello, va via. Chi non sa che il mondo e fatto per gli gnomi?

Lo gnomo ammette che gli piacerebbe se gli essere umani potessero risorgere per vedere che il loro concetto di un mondo costruito ad hoc per loro (antropocentrico per l’appunto) è solo un’illusione.

Illusione alla quale finirà per cedere lo stesso folletto.

L’ironia di questo brano è sensazionale: due creature parlano della scomparsa degli uomini come di un bieco gossip cadendo vittime delle medesime illusioni, per poi finire a bisticciare come degli scolaretti al fine di stabilire per chi dei due il cosmo sia stato generato.

L’intero corpus delle Operette Morali è colmo di questa ironia che l’autore utilizza proprio per scardinare le illusioni umane.

Altri esempi di critica all’antropocentrismo lo troviamo nel “Dialogo di Cristoforo Colombo e Pietro Gutierrez” dove le navi in mezzo al mare sono una chiara metafora dell’uomo perso nel nulla cosmico:

Colombo: Così è, non posso negare. Ma, lasciando da parte che gli uomini tutto giorno si mettono a pericolo della vita con fondamenti più deboli di gran lunga, e per cose di piccolissimo conto, o anche senza pensarlo; considera un poco. Se al presente tu, ed io, e tutti i nostri compagni, non fossimo in su queste navi, in mezzo di questo mare, in questa solitudine incognita, in istato incerto e rischioso quanto si voglia; in quale altra condizione di vita ci troveremmo essere?

Oppure nel “Dialogo della Natura e di un islandese”:

Natura: Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra? Ora sappi che nelle fatture, negli ordini e nelle operazioni mie, trattone pochissime, sempre ebbi ed ho l’intenzione a tutt’altro che alla felicità degli uomini o all’infelicità. Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo, io non me n’avveggo, se non rarissime volte: come, ordinariamente, se io vi diletto o vi benefico, io non lo so; e non ho fatto, come credete voi, quelle tali cose, o non fo quelle tali azioni, per dilettarvi o giovarvi. E finalmente, se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei.

E tu? Immaginavi forse che il mondo fosse fatto per causa tua?

Fabio Cirillo

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.