Dal prossimo anno scolastico nei licei di Torino verrà aggiunta al monte orario la materia “educazione sentimentale”, con lo scopo di contrastare la violenza di genere. Prevenzione e lotta alla violenza sulle donne sono i due obiettivi principali dell’iniziativa, ma durante le lezioni di tratterà anche di social network e di come possono influire sui comportamenti degli adolescenti. 

Il romanzo di Gustave Flaubert

L’indignazione alla #metoo non sembra più sufficiente. Non basta più ostentarla ad ogni fatto di cronaca, né gridare al bisogno di un movimento di sensibilizzazione della massa ad ogni femminicidio – che in Italia, solo nel 2017, hanno raggiunto la quota di 114, stando al rapporto Eures. Nemmeno condividere post indignati sembra più bastare per contrastare la violenza di genere ed educare qualche follower al rispetto.

Il consigliere Gabriele Molinari e il professore Paolo Ercolani, docente di Filosofia dell’educazione a Urbino, sono convinti che sia necessario attaccare il problema alla radice. Per questo il Consiglio regionale piemontese e l’Associazione Filosofia in Movimento hanno proposto, dal prossimo anno, l’introduzione nei licei di Torino e del Piemonte della materia “Educazione Sentimentale“. Il progetto prende il nome dal romanzo dello scrittore francese Gustave Flaubert, scritto tra il 1864 e il 1869.

 « La violenza di genere è una realtà sommersa che viene spesso alla luce solo quando accade una disgrazia clamorosa. Allora si mobilitano le persone, parlano le grandi star, si fanno manifestazioni: ma queste sono solo reazioni a caldo », sostiene il professor Ercolani, come riportato nell’articolo uscito sull’Espresso. « Il problema non si risolve così: bisogna aggredire le cause all’origine. Andando nelle aule scolastiche e partendo dai nostri ragazzi.»

Il liceo torinese Cavour

Il progetto coinvolgerà circa duemila studenti di quarta e quinta superiore. Prevede una una serie di lezioni di storia e filosofia che prendono in considerazione il rapporto tra uomo e donna, tenute dal professor Ercolani. Lezioni tese ad eliminare alcuni preconcetti e pregiudizi ormai inseriti in meccanismi automatici che giustificano la violenza di genere in quanto indicano la donna come un essere inferiore. Ercolani è convinto che sia necessario istruire gli studenti in materia perché abbiano la possibilità di crescere come adulti in grado di costruire delle relazioni sane.  Inoltre, la psicologa Giuliana Mieli terrà a sua volta delle lezioni per fornire agli studenti “strumenti conoscitivi e sentimentali per avere relazioni libere da pregiudizi’’.

Non si tratta, dice Ercolani, di educazione sessuale, secondo lui “anacronistica’’. Gli adolescenti secondo lui sanno molto più di sesso di quanto gliene si possa insegnare. Si parlerà piuttosto di social network – che essendo entrati nella quotidianità degli studenti, hanno per forza delle conseguenze sui loro comportamenti. L’abitudine di usare lo schermo come intermediario porterebbe l‘incapacità di stringere rapporti affettivi profondi, a causa della sensazione effimera che le relazioni sui social media trasmettono: basta pensare alla facilità con la quale si può “eliminare” qualcuno dalla propria vita togliendoli l’amicizia o bloccandolo sulle piattaforme social.

Il progetto è indubbiamente di lodevole iniziativa. Permette, innanzitutto, di trasmettere anche a chi manca di una famiglia in grado di farlo i valori dell’uguaglianza e della parità di genere. Perché, sebbene sia normalmente compito della famiglia istruire i figli su questioni etiche simili a questa, più volte siamo confrontati a situazioni nelle quali i genitori non sono in grado di assumere questo ruolo di educatori. E solo in casi simili la scuola dovrebbe giustamente assumere il ruolo di “educatore temporaneo’’ – da ricordare che non si inviano i figli a scuola perché gli insegnanti li educhino; ma perché li istruiscano. 

Tuttavia, fa emergere un punto sul quale dovremmo forse fermarci a riflettere. Perché gli adolescenti hanno bisogno di un’educazione sentimentale resa materia sui banchi di scuola? 

La risposta più ovvia è che quest’educazione manchi da qualche altra parte. Il fatto che si senta la necessità di istruire gli adolescenti in tale campo dovrebbe essere un preoccupante campanello d’allarme – e probabilmente sancisce ufficialmente il declino della società occidentale. Una società che deve insegnare concetti che dovrebbero essere intuitivi  (come quello dell’uguaglianza tra esseri umani) come si insegnano la matematica o il latino forse ha qualche base che sta venendo meno. O forse ha basi che sono state costruite male e che vanno rifondate. Purtroppo, non si tratta di concetti così facili da insegnare. La soluzione di una disequazione, in confronto, può essere relativamente facile; a furia di fare esercizi si impara. Però non sempre esistono esercizi per imparare che niente può giustificare la violenza di genere.

Donald Trump

É giusto che iniziative del genere cerchino di contrastare o almeno arginare chi, al contrario, approfittando di una posizione di potere – ricordiamo il famoso “grab ‘em by the pussy” del presidente Donald Trump – cercano di trasmettere idee balbettanti che di valori non hanno nemmeno l’aspetto, in nome di una supremazia che dovrebbe averci stancato poiché non fa che ripetere le sue solite, vuote giustificazioni.