Il Superuovo

Le teorie delle Relazioni Internazionali tentano di analizzare il recente sondaggio Onu sull’emergenza climatica

Le teorie delle Relazioni Internazionali tentano di analizzare il recente sondaggio Onu sull’emergenza climatica

In un recente sondaggio effettuato dall’Onu, per il 64% degli intervistati il clima è davvero un’emergenza globale, cui necessita risposte ed azioni immediate.

Nel corso degli ultimi tre decenni le tematiche ambientali hanno trovato sempre più spazio nell’agenda internazionale. Sempre più numerosi, almeno nei paesi occidentali, sono gli individui convinti che l’attività economica e sociale degli uomini si sta svolgendo in un modo che minaccia l’ambiente. Anche le teorie delle Relazioni Internazionali cercano di interrogarsi su questa tematica attraverso gli approcci tradizionali, che tentano di sfidare l’evolversi di nuovi e moderni concetti.

Clima e ambiente negli approcci tradizionali

Realismo, Liberalismo sono due delle principali teorie tradizionali che hanno discusso sul tema del clima e dell’ambiente. E, naturalmente, ognuna con una visione differente dall’altra. Partendo dai realisti, essi ritengono che questa questione sia soltanto un’ennesima fonte inspiegabile di conflittualità tra gli Stati che va ad aggiungersi a una già lunga lista. Questo loro assunto ha origini nella considerazione che il Sistema Internazionale degli Stati è un sistema anarchico, dove ciascuno di essi si comporterà cercando di perseguire i propri interessi e che nessuna autorità superiore può intervenire a garanzia della loro sicurezza né per porli a riparo da eventuali abusi. Un realista, per far fronte a questa emergenza, suggerirebbe che il successo di un accordo sui cambiamenti climatici dipende da almeno tre fattori: quanto un Paese patirebbe dal raggiungimento di un accordo, la rassicurazione ai Paesi partecipanti che nessuno di essi beneficerà più degli altri i risultati di esso, prevedendo, dunque, un’equa ripartizione di guadagni e costi; presenza di una leadership composta sia dai Paesi più potenti che quelli in via di sviluppo. Passando, invece, al Liberalismo, notiamo che per i suoi esponenti, l’allarme climatico è un altro tema, molto importante, da inserire nell’agenda della cooperazione internazionale e dell’istituzione dei regimi. Tuttavia, i liberali sostengono che è più probabile che i leader si rendano conto del loro comune interesse, nel caso in cui si tratti di Paesi aventi democrazie ben consolidate. I governi si devono fidare gli uni degli altri nel raggiungere un accordo e rispettarlo. Dunque, i liberali ripongono molta fiducia nelle istituzioni, poiché hanno reso più semplici i processi di accettazione e osservazione di tali impegni, fornendo anche assistenza ai Paesi in via di sviluppo affinché soddisfacessero  gli impegni internazionali sull’ambiente.

L’analisi contemporanea dei modernisti e degli ecoradicali

A sfidare gli approcci tradizionali è la posizione dei modernisti e degli ecoradicali, Entrambi raccomandano cambiamenti radicali negli stili di vita, nonché nell’organizzazione economica e politica.  A giudizio degli ecoradicali, però, una vera sostenibilità non può che consistere nell’abbandono della produzione industriale in serie e nel ritorno a una qualche forma di società deindustrializzata. Nella visione ecoradicale del mondo, uomo e natura hanno uguale valore, poiché fanno parte di un unico biosistema. L’uomo non ha nessun diritto di sfruttare la natura; anzi, ha il dovere di vivere in armonia con essa e di rispettare e favorire l’equilibrio ecologico complessivo. Gli ecoradicali sollecitano cambiamenti profondi non solo nell’economia, ma anche nell’organizzazione politica, dato che, per quanto riguarda i problemi ambientali, lo Stato è più un problema che una soluzione. Lo Stato e parte della società moderna è la causa della crisi ambientale. I modernisti, dal canto loro, ritengono che il continuo sviluppo delle conoscenze scientifiche e della competenza tecnologica accrescerà la nostra capacità di proteggere l’ambiente. Che, in altre parole, saremo sempre più bravi a produrre e a consumare in modi non nocivi per l’ambiente. Il dibattito attuale concerne, dunque, portata e profondità delle riforme necessarie per fronteggiare la sfida ambientale. Molti sostengono che i modernisti siano troppo ottimisti e non si spingano sufficientemente in avanti nel proporre riforme di ampio respiro dell’attuale modello di sviluppo capitalistico. Altri ritengono invece che le proposte estreme elaborate da alcuni ecoradicali vadano troppo oltre il dovuto e siano del tutto irrealistiche. Nello spazio compreso tra questi estremi si sviluppa il dibattito su quale potrebbe essere il contenuto sostanziale di uno “stato verde” e su come si configurerebbe l’eventuale passaggio a un modello di sviluppo sostenibile, data l’esperienza maturata nella precedente transizione dalla società pre-moderna a quella moderna industrializzata.

Perché la questione ambientale è importante nelle Relazioni Internazionali

I problemi ambientali possono anche spingere gli stati a impegnarsi nella ricerca di una più stretta cooperazione internazionale, e ciò in quanto il degrado ambientale può essere definito come un tipo speciale di minaccia rivolta non agli stati, ma all’umanità nel suo complesso. E’ una minaccia al “demanio globale”: gli oceani, i mari, lo strato di ozono e il sistema climatico, che costituiscono altrettanti fattori di supporto alla vita dell’intero genere umano. Da qualche anno, però, i problemi ambientali stanno incoraggiando la cooperazione internazionale. Regimi internazionali sono stati istituiti in numerosi settori specifici per affrontare questioni ambientali di vario genere: piogge acide, riduzione dello strato di ozono, caccia alle balene, traffico di rifiuti tossici, ambiente antartico, riscaldamento globale, diminuzione della biodiversità. Il regime dell’ozono, uno degli esempi più significativi di cooperazione internazionale in materia di ambiente, contiene un accordo internazionale che prevede una graduale riduzione della produzione di CFC fino alla loro completa messa al bando, al fine di ripristinare l’integrità dello strato di ozono, gravemente danneggiata negli scorsi decenni. Parecchi altri regimi appaiono meno promettenti a causa della mancanza di un sufficiente impegno e di una tangibile cooperazione da parte dei paesi partecipanti. Non è possibile prevedere se prevarrà la collaborazione o la conflittualità, perché ciò dipende da numerose circostante differenti e imponderabili. Taluni problemi ambientali, come lo sfruttamento delle risorse idriche in Medio Oriente, possono dare origine a conflitti interstatuali; altri, tipo l’erosione del suolo, l’incremento demografico, a conflitti intrastatuali.

 

 

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