Le relazioni umane dentro e fuori la società: le visioni in Gantz e in Hobbes

Come muta il modo di rapportarsi dell’uomo con i suoi simili tra l’interno e l’esterno di una società con leggi? Le opinioni di un filosofo e di un fumettista a confronto.

L’imponente passaggio dell’essere umano da una situazione di libertà selvaggia ad una di regolamentazione sociale è stata oggetto degli studi dei filosofi dall’epoca della scoperta dei “selvaggi” del nuovo mondo. La tematica è ancora rivisitata da opere letterarie nel periodo odierno.

Di chi stiamo chiedendo un’opinione? Introduzione ai due autori

Filosofo seicentesco inglese  divenuto famigerato grazie alla sua teorizzazione di una natura umana sostanzialmente a-sociale (in netta polemica con il ben noto “animale politico” aristotelico) e di una forma di governo autoritaria come unica soluzione alle lotte derivanti da tale natura, Thomas Hobbes non ha bisogno di ulteriori presentazioni, a differenza dell’opera fumettistica che vogliamo paragonare al Leviathan, ossia Gantz.

Gantz è un manga unico tanto quanto il suo autore Hiroya Oku, noto per le sue reazioni diciamo “poco ortodosse” alle accuse dei fans e per il suo passato economicamente ed emotivamente duro. L’opera è ambientata nella Tokyo contemporanea, in una società ricca di soprusi e violenza, così come di totale indifferenza verso questi ultimi; le scene iniziali vedono il protagonista nel mezzo della sua routine quotidiana venire improvvisamente ucciso, per poi essere risuscitato come membro di un crudele hunting game (chiamato appunto “Gantz”) in cui normali persone sono costrette a combattere all’ultimo sangue contro orrendi mostri extraterrestri solo per poter tornare a vivere le loro vite di tutti i giorni per una settimana prima di essere rigettati nella terrificante arena.

Da quanto si è detto fin’ora sulla trama si può notare che il manga alterna continuamente tra i due ambienti della società giapponese e quello del campo di lotta di Gantz, l’uno un luogo regolato da norme interpersonali, l’altro un battle ground in cui l’unica regola è uccidere i propri nemici prima che questi uccidano te. E considerando che Oku si concentra sui due modi differenti in cui i protagonisti si relazionano in questi due ambienti, possiamo benissimo trarre un parallelo con i lavori di Hobbess sulla differenza tra lo “stato di natura” e la “civiltà” dell’essere umano.

Prima di intraprendere il confronto, va però notata una distinzione essenziale tra le due opere: per un teorico legato ai classici concetti politici come Hobbes “stato di natura” indica una condizione primordiale dell’uomo in totale mancanza di associazioni (a parte i piccoli nuclei familiari) e “civiltà” indica il ben definito stato politico (Hobbes non distingueva marxianamente tra società civile e stato politico); per un fumettista in conflitto con le condizioni lavorative ed economiche del suo tempo come Oku “stato di natura” è banalmente l’arena di Gantz, invece “civiltà” è la società giapponese nei suoi piccoli centri come le scuole, gli ambienti lavorativi ecc… (Oku non prende neanche in considerazione lo stato come istituzione politica).

I protagonisti del manga prima di entrare nell’arena

Quali sono i nostri rapporti originari? Lo stato di natura

Le somiglianze tra i due “stati di natura” presentati si fermano a un punto di vista tecnico.

In ambo i casi abbiamo una situazione di lotta totale tra i singoli con associazioni occasionali di natura familiare in Hobbes (piccoli gruppi di persone tenuti insieme da legami sessuali e di sangue) e di “specie” in Gantz (gli umani si alleano per combattere contro gli alieni e viceversa). In ambo i casi non si tratta di legami “artificiali”, ossia pattuiti coscienzialmente e regolati da un accordo, ma di legami nati da quella che Hobbes chiamava “covenant”, ossia una banale e momentanea comunità di intenti.

 

Dove si nota il pesante stacco tra le due opere è nella motivazione che viene data a tale stato; da ciò comprendiamo la ben più nichilistica visione di Oku.

Hobbes trova delle motivazioni razionali per lo stato di guerra (competizione per i beni naturali, diffidenza, vendette ecc…); il terrificante hunting game che è Gantz, invece, viene più volte ribadito come essere senza cause o senso veri e propri, tanto che lo si arriva ad attribuire all’opera di una non definita forza divina, l’unica possibile spiegazione di un meccanismo tanto cieco e crudele quanto ineluttabile.

 

Lo “stato di natura” hobbesiano è un  fenomeno prettamente umano e con cause umane, mentre la perpetua lotta mortale tra gli individui e le fazioni di Gantz è presentata come uno stato di fatto, una sorta di norma universale e inevitabile, un loop di violenza in cui non ha senso cercare una spiegazione e un modo di uscire dalla catena, ma in cui si può solo tentare di sopravvivere schiacciando ed uccidendo l’altro.

La brutalità degli scontri di Gantz
Uomo contro mostro, la brutalità degli scontri di Gantz

La società riesce a evitare i nostri scontri da selvaggi?

Le condizioni dei due stati di “civiltà” presentati derivano direttamente da quelle dei rispettivi “stati di natura”.

 

Per Hobbes un “artificio”(nel senso di una invenzione umana, non derivante dagli istinti della natura umana), ossia il mortal god, lo stato assolutistico, permette di porre rimedio a questa continua lotta in quanto essa, avendo una causa ha anche una soluzione (o quanto meno una limitazione, dato che il conflitto non si elimina, ma viene solo sublimato nella non-violenta lotta economica).

In Gantz, invece, il conflitto persiste anche e specialmente nella società (seppur non tra uomini e alieni, ma tra soli uomini), dove le gerarchie stabilite non fanno altro che generare altrettanti soprusi da parte di chi ha più forza e conseguenti lotte per la sopravvivenza; così l’ambiente scolastico diviene il luogo di tortura di vittime di bullismo, le strade di Tokyo il campo da battaglia di bande di teppisti rivali, il luogo di lavoro il palcoscenico delle pressioni dei boss sui dipendenti all vista di un pubblico di indifferenti colleghi ecc…, il tutto nel contesto di una dinamica vittima-carnefice continuamente ribaltabile.

 

In sostanza Oku critica pesantemente la società giapponese che lo ha tanto schiacciato, mostrando come questo artificio non sia altro che una maschera di uno stato di homo homini lupus che non differisce effettivamente dall’hunting grund di Gantz.

In ambo gli ambienti del manga si presentano come unico spiraglio di salvezza i piccoli legami tra i singoli individui che cercano di sopravvivere spalleggiandosi a vicenda; e non si parla qui di legami istituzionali o simile, si tratta di banali amicizie, amori ecc…, tutti questi non eliminano, ma convivono con lo sfondo di lotta violenta.

 

Come sempre, il pensiero rispecchia le vite degli autori: da una parte un membro della classe agiata inglese che vivendo un periodo di guerre e ispirato dalle scoperte sugli a-politici “selvaggi” d’America vide come unica luce ad una situazione di scontro di reciproci egoismi la monarchia assoluta, dall’altra un uomo convivente con una fredda e indifferente società che lo ha spinto sull’orlo della rovina economica ed emotiva, e che ha trovato nei suoi stretti amici l’unico sostegno per andare avanti.

I protagonisti si alleano contro la minaccia comune

 

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