Il Superuovo

Le immagini mentali Leopardiane: vediamo con gli occhi, osserviamo con la mente

Le immagini mentali Leopardiane: vediamo con gli occhi, osserviamo con la mente

Alla domanda “Cosa ti permette di vedere?” saremmo tutti disposti a rispondere “Gli occhi”. Sì, ma la verità è un’altra. Vediamo perché.

Benché il nostro corpo riceva gli input sensoriali attraverso i cinque sensi, questi rimangono passivi di fronte agli stimoli. In questa visione gli occhi non sono che semplici “servitori” della mente, dei mezzi per un fine.

La visione di Leopardi

Sembra assurdo indagare riguardo un argomento psicologico e ritrovarsi a pensare ad un povero ragazzo ricurvo intento nella sua dose quotidiana di “studio matto e disperatissimo”. Dopo averci pensato un attimo, quello che prima si era presentato come un collegamento folle e privo di fondamenta, inizia a presentare una rete di congiunzioni logiche tra la teoria di Giacomo Leopardi e i processi di visione fisica e immaginativa proprie dell’essere umano. Pochi possono affermare di non conoscere la sua celebre poesia intitolata “L’infinito“. Questa è infatti una opere che meglio figurano all’interno del pensiero di vago e indefinito promosso da Leopardi. È all’interno della sua opera intitolata “Zibaldone” che il poeta traccia i confini (e utilizzo questo termine quasi ironicamente) della sua concezione riguardo la natura della realtà e del piacere. Sostiene infatti che l’unico modo attraverso il quale l’uomo può raggiungere una vera soddisfazione non può essere ricercato nella mera essenza della realtà visibile. L’indefinito rappresenta la vera via per la fuga dalla noia della quotidianità e un passaggio segreto verso la felicità. Non è più importante la qualità di ciò che i nostri occhi riescono a percepire direttamente dalla realtà, bensì la possibilità di una scappatoia incarnata nell’impedimento: un oggetto, un suono, che possano allontanare la razionalità umana dal nostro centro di controllo lasciando spazio all’immaginazione.

Ne “L’infinito” Leopardi presenta una vera e propria innovazione del comune: il poeta presenta una visione differente, una visione che lascia un vero e proprio spazio fisico ad un lettore ora libero di poter proiettare le immagini partorite dalla propria immaginazione grazie a suggestioni come il “semplice” vuoto, l’impedimento, la lontananza. La linea sottile che divide il reale dall’immaginario viene troncata di netto e non vi sono più altre certezze se non la capacità umana di creare e modellare il mondo che abita e gli oggetti che lo circondano.

 

Cosa sono le immagini mentali?

La multimodalità di percezione della realtà è un tema molto caro alla psicologia, soprattutto al ramo del cognitivismo. Nato grazie al lavoro dello psicologo tedesco naturalizzato statunitense Ulrich Gustav Neisser, il cognitivismo sostiene che l’essere umano sia dotato di visione degli stimoli fisici caratterizzanti la realtà, ma che il processo di percezione umano non si esaurisca semplicemente qui. La caratteristica che più distingue l’uomo da qualsiasi essere vivente è la capacità di generare una rappresentazione cognitiva di tutto ciò che lo circonda: ogni oggetto può dunque colorarsi maniere differenti a seconda della sua forma, del suo significato soggettivo e del suo fine d’utilizzo. Per quanto sia quindi comune sapere identificare ciò che chiamiamo “immagine”, potrebbe risultare più complicato definire il concetto di immagine mentale. Le immagini mentali sono riproduzioni analogiche di oggetti o eventi collocati all’interno della nostra mente. Ciò però non si limita ad una mera riproduzioni visive. Esse hanno la capacità di interpellare e interagire con l’intera vastità di recettori sensoriali del nostro corpo permettendoci di rivivere persino odori e sapori (come se possedessimo tutti un piccolo pensatoio di Silente nella nostra testa). È grazie alle immagini mentali se siamo in grado di afferrare in maniera efficace gli oggetti: l’immagine mentale “bottiglia d’acqua” ci permette di predisporre la mano ad afferrarla in maniera congrua alla suo profilo esterno evitandoci di essere inutili come gli artigli che pescano i pupazzetti nelle sale giochi.

Le immagini mentali possono essere dunque ciò che Giacomo Leopardi intende risvegliare grazie al vago, all’indefinito e al ricordo. Ma mentre il poeta associa il ricordo alla fanciullezza per il raggiungimento del piacere e della felicità, Stephen Kosslyn, neuropsicologo e autore del libro “Le immagini nella mente”, associa il ricordo ad un aumento delle facoltà cognitive dell’uomo. Presentando le immagini mentali ho infatti utilizzato il termine “analogiche”, concetto rivestito di un incredibile importanza nel modello analogico-computazionale delineato da Kosslyn. Il modello richiama il ricordo dell’immagine dalla rappresentazione profonda, conservata nella memoria a lungo termine in formato digitale. Così poi la dispiega su uno schermo formato da punti e situato nella memoria a breve termine sotto il nome di rappresentazione di superficie. Ora possiamo usufruire dell’immagine analogica che, in quanto tale, è caratterizzata da quattro ordini di informazioni visive e dinamiche.

La realtà dell’immaginazione

Non esiste quindi un solo modo per vedere il mondo, o per meglio dire, di osservare il mondo. Esiste però un’altra differenza tra gli stimoli fisici e le rappresentazioni di questi. Mentre lo stimolo fisico ci viene presentato così com’è, non è modificabile, la rappresentazione lo è. Avendo in mente l’immagine di un maiale e l’immagine di un aquila possiamo benissimo distorcere la nostra visione creando un animale fantastico, e siamo in grado di vederlo in tutte le sue caratteristiche. Anche questo è frutto della nostra mente. Siamo infatti capaci di plasmare ciò che immaginiamo nei più disparati modi. Basti pensare allo spin-off “Animali fantastici e dove trovarli” per capirne le infinite potenzialità. C’è comunque da dire che spesso la realtà si plasma, ma non siamo in controllo dei vari mutamenti. Sostanze allucinogene come la marijuana, ma soprattutto come l’MDMA (ecstasy) e LSD sono in grado di permetterci di percepire queste tipologie di immagini distorte con la convinzione di poterle vedere nella realtà fisica e sarebbe molto interessante trovare un metodo legale per poter avere lo stesso effetto (perché questi non lo sono ancora). Sicuramente quando Leopardi parlava di raggiungimento del piacere non pensava a immaginare maiali volanti o chissà quali esseri, però il suo pensiero è sicuramente molto vicino al concetto di immaginazione odierno. Sarebbe interessante sapere cosa al poeta piacesse inserire in quegli “spazi vuoti” che il vago e l’indefinito gli permettevano di colmare, magari alcuni registi non si distaccano così tanto da alcune sue caratteristiche.

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