Le ansie della società post-industriale: i Clash cantano con Toruaine e Bell

Le incertezze per il futuro della società privata dal traino industriale sono cantate con impegno e disincanto dai ragazzi di Joe Strummer, 40 anni fa con London Calling. Da Brixton all’Inghilterra della Lady di Ferro, per arrivare al mondo.

La consueta folla a Piccadilly Circus nel 1979

Smaltita la sbornia post boom economico da parte dei paesi più civlizzati che uscivano dalla Seconda Guerra Mondiale innestando le marce della crescita economica, subentra un inevitabile calo dell’abbrivio del progresso. In quell’ondata di reflusso, si inserisce il dibattito culturale legato al concetto di società postindustriale, legato alla messa in discussione di concetti rigidi come quelli del mercato e del consumo, per lo spazio alla riflessione sull’etica industriale e sui suoi fondamenti normativi. In questo modo si riflette in uno spazio neutro ove trova spazio anche una critica all’ordine socioeconomico imperante. Come spesso accade, in maniera sempre mirabile, è l’arte a intercettare lo spirito del tempo e a renderlo appetibile a un mercato trasversale e molto vasto. 

Now war is declared and battle come down

Il 14 dicembre del 1979 esce il doppio album dei Clash, London Calling (che riprende l’introduzione della BBC durante la Seconda Guerra Mondiale: “this is London Calling“): esplode il punk e il rock si infila l’elmetto della contestazione e della protesta sociale. La guerra alla modernità che non piace più è dichiarata (i Beatles hanno rotto), i volontari saranno i ragazzi della suburbia del Regno Unito (uscite dai vostri rifugi, ragazzi, dicono i Clash), dove prolifera la contaminazione e si sta consumando un traumatico passaggio sociale e culturale. Rimane un album coraggioso e profetico mette in musica coinvolgente ed energica i timori dei sociologi per l’epoca di grandi cambiamenti che stiamo ancora vivendo. In quell’anno, l’Inghilterra è paralizzata da scioperi intransigenti (trasporti, ferrovie, pubblico impiego), a Londra la spazzatura diventa più alta delle cabine rosse del telefono, il freddo porta lo scontento. Margaret Thatcer è alla guida del suo primo governo dal 4 maggio, il terrorismo si riarma e colpisce (l’IRA uccide lord Mountbatten): al disimpegno venato da pose nichilistiche e autodistruttive dei Sex Pistols, i Clash appaiono intenzionati a scegliere una parte e militarvi attivamente. 

L’annuncio storico del maggio 1979: il primo ministro è donna, conservatrice,

Il cambiamento del mondo non è soltanto creazione, progresso. Esso è prima di tutto e sempre decomposizione, crisi

Nel suo testo del 1973 dedicato appunto alla Società post-industriale, il sociologo francese Alain Toruaine prende le distanze dallo strutturalismo imperante e dalla sua interpretazione del mondo: impossibile ingabbiare in una struttura unica di interpretazione la società. Per capirne gli aspetti più intimi e caratterizzanti, occorre tenerne conto il carattere molto mobile: si tratta di insiemi dinamici in continuo cambiamento, che sfuggano a una definizione. La società odierna, in genere, ha la capacità di produrre nuove forme di stessa, e cosi facendo cambiare pelle. Per questo, Touraine traccia la strada della sociologia dell’azione, quella parte della disciplina che si focalizza sui sistemi in cambiamento (in “azione”, appunto) nella storia, per vedere come e quanto in una collettività il mutare delle relazioni sociali arrivino a cambiare la struttura sociale stessa. Per questo la sua attenzione, nella società post-industriale, è legata più agli attori della scena socio-economica che sulla tipologia di produzione, ipercapitalistica.  Il dissidio in una società simile non si consuma nella distribuzione del reddito ma nello scontro tra nuovi attori sociali nei confronti delle diverse apparenza del potere. Dalla salute al diritto all’istruzione, dai trasporti ai media: tutta la programmazione generale della società si articola nei dintorni di questo conflitto, che va combattuto a ogni costo e con ogni arma possibile.

I rapidi cambiamenti sociali esigono un’agile schema di interpretazione

Uno squarcio visionario ed esatto sui problemi che oggi dobbiamo affrontare

L’album alterna leggerezza e impegno, tra la critica alla grande ondata di consumismo e allo strapotere delle multinazionali (Lost in Supermarket e Koka Kola) e la canzone manifesto che sembra già leggerci il futuro, con i disastri ambientali (“… sta arrivando l’era glaciale”) e lo spauracchio del nucleare (“… un errore (…) ma non sono spaventato”), London Calling, appunto. Nella società postindustriale è cambiato il tessuto occupazionale, perchè buona parte della popolazione attiva presta servizio nel settore dei servizi, che esige una sempre maggiore e accurata professionalizzazione. Più vario e stimolante rispetto al tradizionale lavoro nei primi settori (agricolo e industriale), questo tipo di lavoro premia lo spirito di iniziativa e spesso anche le capacità dei singoli. Cambia, come sottolinea Daniel Bell (in “The Coming of Post-Industrial Society” del 1973), l’opposizione hegeliana-marxista di padroni\servi: la classe produttiva avverte con minore antagonismo quella direttiva, perché la centralità non è la produzione della merce quanto quella del sapere. Questa crescita del sapere teorico ha portato al potere una nuova classe sociale, i “tecnocrati”: pensiamo alla università e all’attività accademica di ricerca, sostenute e promossa dai grandi gruppi industriali, legame che mette in evidenza la correlazione tra sistema economico e avanzamento in ambito scientifico-tecnologico e quindi anche economico-sociale. L’informazione sistematica (e il suo accesso) porta a una codificazione del sapere in algoritmi che sono la principale risorsa in chiave strategica per gli Stati in crescita. Il motivo del prestigio e della preminenza sociale dei tecnocrati deriva dal loro controllo sull’informazione, rivoluzionando i parametri classici della tradizionale scala sociale gerarchica. Aggiungiamo anche la vertiginosa progressione dell’innovazione che rende superati i vecchi metodi di lavori, sacrificati a linee di montaggi con macchinari controllati in remoto da IA: si perdono posti di bassa manovalanza per necessitare di figura specializzate nella programmazione, nella revisione e nella manutenzione delle macchine. Infatti, per scomodare una categoria marxista, Blauner rileva come l’alienazione, pur persistendo, tocchi tassi molto più bassi rispetto all’industria tradizionale, per quanto la minor richiesta di manodopera possa portare maggior tempo libero ma anche un contestuale aumento della disoccupazione.

Provocazione e previsione per il futuro prossimi venturo sfuggito al controllo dei tecnocrati?

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