Le 6 cose che avresti sempre voluto sapere su Dante ma che non hai mai osato chiedere 

 

Ecco alcune curiosità su uno dei personaggi più emblematici della letteratura italiana. Quali sono stati i vari usi ed abusi della Divina Commedia? E perché Dante è il simbolo della nostra identità nazionale?

 

 

Dopo aver passato ore a scuola ad ascoltare lezioni su di lui, ogni studente crede di saper ormai tutto su Dante Alighieri.  Il poeta fiorentino del ‘200 è conosciuto in tutto il mondo per la sua Divina Commedia e per essere il padre della lingua italiana. Il suo amore per Beatrice e le terzine in cui manda letteralmente i papi all’Inferno sono notizie scontate oggi, ma a pochi sono note queste curiosità sul suo conto.

Il suo vero volto

Tutti associano il nasone e il viso sbarbato dai tratti particolarmente duri a Dante. Ma se questa immagine non rappresentasse il Sommo Poeta? Fu Boccaccio infatti a fornire lo stereotipo per tutta l’iconografia successiva, descrivendolo con il volto lungo, il naso aquilino, una sproporzione delle labbra, la barba ispida e nera e la carnagione olivastra. In realtà, un affresco di circa mezzo secolo dopo la morte del poeta smentisce la sua immagine dai tratti duri facilmente riconducibile alla sua espressione sempre pensierosa e triste, che specie il Rinascimento ha voluto imporre, e ci rivela un volto molto più dolce con un naso lungo e dritto, ma non aquilino!

Della Divina Commedia non c’è traccia…

Sembra impossibile crederci ma di Dante non abbiamo nemmeno la firma! La Divina Commedia che noi oggi leggiamo è una versione molto successiva alla sua morte. Il testo originale del poema è andato perduto, ma abbiamo diverse copie (circa 600) che hanno permesso, attraverso un’analisi filologica, di risalire quanto più possibile all’originale.

Inoltre, Dante muore lasciando la sua opera incompleta e Boccaccio ci racconta che il figlio del poeta, dopo aver avuto una visione in un sogno, ritroverà i 13 canti del Paradiso mancanti.

Perché Divina Commedia?

Il titolo è pura convenzione. L’aggettivo divina è stato aggiunto successivamente alla composizione dell’opera da Boccaccio per sottolineare il tema del viaggio oltremondano, ma perché Commedia? Dante stesso, per due volte nell’opera fa riferimento a quest’ultima chiamandola comedìa, ma per ragioni di contenuto.

Non avendo un titolo dell’opera, gli studiosi hanno deciso di rifarsi al nome con cui Dante stesso si riferiva a questa e all’aggettivo aggiunto da Boccaccio. La questione dei titoli in letteratura non è mai semplice, specie in questo caso non tutti i critici sono d’accordo con questa scelta e, non avendo prove certe a riguardo, la questione oggi resta ancora aperta.

Dante è razzista?

Nella Divina Commedia sono presenti dei riferimenti alla religione islamica che hanno permesso ad alcuni lettori di accusare Dante di razzismo, a scuola infatti è sconsigliato leggere certi suoi canti.

In particolare, il XXVIII dell’Inferno ha come oggetto i seminatori di discordie e gli scismatici mutilati dalla spada di un demonio, nel canto è presente anche Maometto. Dante descrive quest’ultimo come un dannato tagliato dal mento sino all’ano, con le interiora che gli pendono tra le gambe e il cuore e lo stomaco visibili, che ad un certo punto si apre il petto con le mani e si presenta. Questa descrizione è così raccapricciante che alcune traduzioni in arabo hanno preferito non riportare questi versi perché considerati offensivi e troppo volgari.

Il culto di Dante

Il poeta fiorentino viene celebrato non solo come padre della lingua italiana, ma anche come personaggio simbolo della nostra cultura. Lo studio di Dante è stato particolarmente produttivo nell’Ottocento ma con i suoi vari usi e abusi, infatti in questo periodo si cercava di far coincidere la sua figura con le idee del Risorgimento e temi come: patria, Italia, nazione, unità. La sua consacrazione definitiva come Poeta della Nazione si ebbe nel 1865 quando si celebrò il sesto centenario della sua nascita, da allora il culto di Dante come simbolo assoluto dell’italianità non ebbe fine. I festeggiamenti non riguardarono solo Firenze, ma anche le principali città italiane e quelle menzionate nella Divina Commedia.

Oggi, uno degli obiettivi degli studi danteschi è ricollocare il poeta nel suo tempo, di volta in volta utilizzato come genio, esule, simbolo di identità nazionale o profeta.

Inoltre, il Poema Sacro presenta profezie e simboli ancora oggi poco chiari agli studiosi, anche questi utilizzati con diversi scopi nella storia. Ne è un esempio una profezia, che annuncia l’avvento di un misterioso personaggio (forse imperatore), utilizzata proprio come strumento di propaganda da Mussolini nel periodo fascista.

Il DANTEUM

Tra i vari modi per omaggiare Dante, l’architetto Terragni ha progettato il Danteum: un edificio a Roma (poi mai realizzato) ispirandosi ai versi e alla struttura della Divina Commedia. Il progetto prevedeva diversi ambienti – Inferno, Purgatorio, Paradiso e Sala dell’Impero – che attraverso l’uso della luminosità dell’ambiente, creata per dare l’idea del passaggio dall’oscurità alla luce, delle colonne per simboleggiare lo smarrimento e di altre soluzioni innovative avrebbe dovuto dare l’impressione di essere immersi nel viaggio ultramondano dantesco. Questo progetto è stato ideato durante il periodo fascista ed era un modo per esaltare la grandezza della cultura italiana.

 

 

 

 

 

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