Il Superuovo

Lavoriamo davvero in sicurezza? Ce lo spiega Umberto Boccioni ne “La Città sale”

Lavoriamo davvero in sicurezza? Ce lo spiega Umberto Boccioni ne “La Città sale”

Non garantire la sicurezza lavorativa ai propri dipendenti, è un atto criminale.

Dal profilo Instagram di Roberto Saviano, vediamo alcuni numeri: 185, sono le vittime del lavoro nei primi 3 mesi del 2021, poco più di due al giorno, mentre dal 2015, mai meno di 1000 vittime del lavoro all’anno, circa tre morti al giorno, senza contare gli infortuni, anche gravi, che ogni giorno tartassano il mondo lavorativo in Italia, ma i recenti casi di “morti bianche” ci faranno davvero aprire gli occhi su questo “stillicidio silenzioso”?

I casi: Luana d’Orazio e Christian Martinelli

I casi che vedono la morte sul lavoro di Luana D’Orazio, operaia tessile in una fabbrica in provincia di Prato, e di Christian Martinelli, 49enne operaio in una ditta di Busto Arsizio in provincia di Varese, ci stanno facendo pian piano aprire gli occhi su una vera e propria piaga, le “morti bianche”, chiamate così poiché non vi è una mano direttamente responsabile dell’incidente.

Le inchieste su queste due disgrazie saranno condotte per assicurare che i datori di lavoro abbiano fatto tutto il possibile per evitarle, detto ciò: Il non garantire la sicurezza sul lavoro è un atto criminale, e lo dice la legge, poiché in ogni luogo di lavoro, il titolare dell’impresa deve nominare un RSPP (Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione) come stabilito dal D. Lgs. 81/2008, esso dovrebbe avere i requisiti per assicurare appunto la protezione e la prevenzione di infortuni od altri eventi traumatici ai danni del lavoratore.

Tuttavia, è necessario specificare che non tutti gli incidenti (anche gravi e/o mortali) sul lavoro, sono imputabili ai datori di lavoro o agli RSPP, a volte essi possono derivare dalla negligenza e dalla distrazione del lavoratore stesso, ri-tuttavia se i datori di lavoro e gli RSPP vedono comportamenti sbagliati da parte dei lavoratori, essi devono procedere al richiamo ai danni di questi ultimi.

Esempio: sono un muratore e non ho il caschetto, il capomastro deve dirmi “OH MA IL CASCO?!”, oppure, sono un magazziniere ma non metto le scarpe antiinfortunistiche perché mi danno fastidio e quindi mi rifiuto, il titolare e/o l’RSPP devono immediatamente prendere provvedimenti anche drastici verso il lavoratore che rifiuta di usare i DPI (dispositivi di protezione individuale).

Vignetta che tratta di sicurezza sul lavoro.

Reportage: una cucina un po’ pericolosa

Ciò che è riportato in questo capitoletto, deriva dalle mie esperienze personali, non ho assistito a incidenti mortali sul lavoro, ed effettivamente il rischio di infortuni più o meno gravi in una cucina, è molto più basso che in un cantiere, ma potrebbe essere utile come esempio.

Insomma, lavorare in un ristorante mette sempre alla prova i nervi, si è sempre di corsa e perennemente inc***ati, spesso le buone norme di prevenzione di infortuni ed incidenti vengono meno, sia per negligenza dei titolari e dell’RSPP sia per negligenza da parte dei lavoratori che dovrebbero essere richiamati dai responsabili per la sicurezza, ogni ristorante ha un responsabile per la sicurezza, che di solito coincide con la figura del titolare o del responsabile di sala.

Quando un cuoco si taglia mentre pulisce l’affettatrice senza indossare il guanto anti-taglio, è colpa sua, un accortezza “da manuale”, che viene sempre e sistematicamente ignorata, se però il datore di lavoro non fornisce questo strumento, allora il discorso cambia, la colpa ricade direttamente sul datore di lavoro e sull’RSPP, che non hanno fornito i DPI necessari.

Quando la manutenzione del forno viene trascurata (se ne occupa il direttivo), per taccagneria o menefreghismo, ed una dipendente apre il forno da cui cola acqua bollente, essa di procurerà delle dolorose ustioni ai piedi (perché essendo cameriera non indossava le antiinfortunistiche) ed agli stinchi.

Gli angoli dei mobili da cucina, tecnicamente dovrebbero essere stondati od avere dei paraspigoli, perché tagliano, provare per credere, soprattutto se nella fretta lo si urta per sbaglio con l’avambraccio.

Se lo chef ha la sindrome di Peter Pan e si diverte a fare caz***e davanti al ridente RSPP, tipo buttare seppie bagnate nell’olio bollente provocando una fiammata inutile, molto scenografica ma altrettanto pericolosa, allora evidentemente l’RSPP non sta adempiendo ai suoi doveri.

Se ad un novellino viene detto di tagliare a fette un filone di pane, e non gli viene spiegato che tipo di coltello usare, egli potrebbe prendere inutilmente un trinciante per fare questo lavoro, e potrebbe seriamente incidersi un dito, tingendo il pane di rosso prima che ci si adagi sopra il pomodoro per fare le bruschette.

La Città Sale

Abbiamo vista che a volte è la fretta, ed a volte il ritmo concitato che causa incidenti sul lavoro e gravi infortuni o malattie professionali ed affini, ma fu proprio questa fretta e questo ritmo concitato ad attrarre i pittori futuristi, rendendo la velocità, l’industrializzazione ed il lavoro, temi fondamentali per le loro opere.

Questo dipinto di Boccioni in particolare, fu in origine così intitolato: Il Lavoro, perché incarnava quello che dovrebbe essere innanzitutto un diritto ed un dovere di tutti, anche se ultimamente non pare tale, e non solo per il COVID, anche prima di questa tragedia sanitaria.

A colpo d’occhio questo dipinto lascia trapelare una sicurezza sul lavoro, che negli anni di Boccioni (il dipinto risale al 1910-1911) non veniva presa proprio sul serissimo, abbiamo uomini che vengono trascinati via dai cavalli in malo modo e volti sofferenti, insomma, negli anni ’10, la sicurezza sul lavoro ed i DPI erano un tabù, si moriva sul lavoro in modo frequentissimo, complici erano le condizioni lavorative e l’assenza di norme che disciplinassero la sicurezza.

Sullo sfondo di questo dipinto troviamo i cantieri di quella che era la Milano dell’epoca, rappresentati proprio ai margini del quadro, come per dire che prima o poi avrebbero rotto le estremità del dipinto sviluppandosi in altezza.

“La Città Sale” Umberto Boccioni.

In poche parole…

Quelle di Luana e Christian sono due tragedie, come quelle delle centinaia di persone che ogni anno muoiono sul lavoro.

Dalle ultime indagini ed inchieste, la giovane Luana avrebbe avuto un contratto da apprendista, che le avrebbe di fatto impedito di adoperare il macchinario che l’ha uccisa (da cui però fu inspiegabilmente rimossa una saracinesca di protezione) in autonomia, ma chi ci dice che non le sia stato imposto l’uso in autonomia di quel macchinario senza che il tutor aziendale (figura preposta alla formazione degli apprendisti) la seguisse?

Per Christian Martinelli invece, la Procura di Busto Arsizio ha sporto denuncia per omicidio colposo verso ignoti, il macchinario, un tornio meccanico, è stato posto sotto sequestro, e verrà eseguita l’autopsia per fare chiarezza sulle cause della morte dell’operaio 49enne.

Ne La Città Sale, e più nello specifico nel periodo in cui venne compiuto il dipinto, i lavoratori ancora non godevano di particolari tutele o diritti, basti guardare l’immagine di Lunch atop a skyscraper, molti DPI erano ancora rudimentali, e spesso non in grado di proteggere appieno il lavoratore, ma nel 2021, è ancora possibile morire sul posto di lavoro? Con tutte le tecnologie in grado di proteggere i propri dipendenti? Mah..

Lunch atop a Skyscraper, fotografia di Charles C. Ebbets, scattata nel 1932 durante la costruzione del 30 Rockfeller Plaza.

 

 

 

 

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