Il Superuovo

Tra velocità e lentezza c’è di mezzo il ritmo: ce lo spiega Calvino

Tra velocità e lentezza c’è di mezzo il ritmo: ce lo spiega Calvino

Come coniugare la letteratura dell’oggi all’esigenza di velocità e rapidità in ogni nostra forma?

La velocità permea ogni spazio dell’umano e del non-umano, tant’è che sembra che la nostra generazione abbia perso la capacità di attendere senza tenere la mente occupata da uno schermo. Si potrebbe obiettare che è sempre stato così, che le persone avevano già diversi modi per combattere l’attesa, ma quello che conta è che per noi la durata accettabile dell’attesa sia diminuita, anche per le cose meno importanti, ed internet con i suoi tempi ne è la dimostrazione più lampante. 

La rapidità di una società senza fiato

Chissà cosa avrebbe detto Calvino guardando come quella società che aveva descritto con tanta lucidità involvere in se stessa, alla ricerca di una velocità che non ha nome e di cui nemmeno comprende le implicazioni. 

La questione temporale è divenuta infatti centrale ormai da più di un secolo. L’orologio, spostandosi dai campanili ai polsi, ha iniziato a scandire la vita di ognuno, dalla mattina del proprio tempo fino al suo tramonto. Non che questo prima non accadesse ma tutto era più dilatato e spesso non si era nemmeno a conoscenza della data del proprio compleanno. Non appena si è potuto contare si è anche iniziato a contare il peso delle proprie azioni e degli spazi che le dividono, le loro attese silenziose in cui, comunque, il ticchettio si sentiva forte e chiaro. 

Sembrerebbe quasi che non si abbia più il tempo di respirare, di prendere fiato, sebbene di tempo ce ne sia fin troppo, è che viene chiamato in maniera diversa.

Calvino sulla velocità e le fiabe

«La tecnica della narrazione orale nella tradizione popolare risponde a criteri di funzionalità: trascura i dettagli che non servono ma insiste sulle ripetizioni, per esempio quando la fiaba consiste in una serie di ostacoli da superare. Il piacere infantile d’ascoltare storie sta anche nell’attesa di ciò che si ripete: situazioni, frasi, formule. Come nelle poesie e nelle canzoni le rime scandiscono il ritmo, così nelle narrazioni in prosa ci sono avvenimenti che rimano tra loro.» Calvino nella sua lezione sulla rapidità si sofferma sulla differenza fra la velocità mentale, che non può essere quantificata, non può essere contata ma soltanto raccontata, e quella fisica, delle macchine, dei motori.

Grande appassionato di Ariosto che definisce il primo romanzo della modernità, pone l’accento sul segreto del ritmo, in un certo senso proprio di quel ticchettio degli orologi non più silenzioso. Il piacere infantile di cui parla è proprio ciò su cui punta la sottrazione delle attese, del pensiero, dell’otium che ci neghiamo. L’attesa è madre del pensiero perché ha in sé il tempo del nulla, che scegliamo deliberatamente di negarci. Proprio per questo riempiamo quel momento con altri rituali, che sembrano nuovi ma che hanno alla loro base, con le dovute distinzioni, formule di ripetizione similissime a quelle dei famosi aedi. Ci diverte guardare cose di cui intuiamo già lo svolgimento ed il termine, secondo canzoni prefissate, consigliate da ciò che utilizziamo. 

Gli algoritmi: questi sconosciuti che ci conoscono troppo bene

Il trucco sarebbe trovare il giusto mezzo, la giusta misura, calibrata sui nostri tempi. Un esempio che appare lampante è quello degli algoritmi dei social network che utilizziamo, in particolare è stato indagato in maniera approfondita quello di TikTok, non tanto per sottolinearne le specificità in senso negativo che porta all’ossessione ed alla perdita della concezione del tempo che vi passiamo sopra, quanto invece per carpire informazioni utili alla sua applicazione, per la vendita. Che i tempi cambino è una questione nota, ma scoprire che le ultime canzoni lanciate provengono quasi tutte da social è un’altra. La cosa più divertente sembra essere il fatto che nessuno ne sia consapevole fino in fondo. 

La velocità tramite cui si accede a questi programmi non è nemmeno nell’ordine di secondi, nemmeno l’orologio da polso saprebbe contarne la rapidità. Lì sopra si scopre il piacere infantile, si scopre la velocità dei contenuti, si scopre come gli algoritmi, come la velocità delle macchine si sia appropriata di quella mentale, in fin dei conti.

La letteratura dei nostri giorni quindi finisce all’interno di post brevi, veloci, con frasi sincopate ma sicuramente con ritmo, tanto da non preoccuparci nemmeno di leggere tutto, o meglio, vedere tutto.

 

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