Congratulazioni Dottore! Patatine medie grazie

Le battute sugli psicologi al McDonald si sprecano. Tra sociologi camerieri e laureati in filosofia che diventeranno ottimi porta pizze, le scienze umanistiche non sono esattamente conosciute per assicurare un posto di lavoro sicuro. Soprattutto in Italia, pare che l’offerta di giovani laureati in queste discipline sia del tutto sbilanciata rispetto alla domanda del mercato. Spesso chi fallisce l’università sente già il freddo alito sul collo del contratto di lavoro a tempo determinato. Schiere di universitari vengono sfornati dall’industria accademica pronti ad ingrossare le fila dei cosiddetti “McJob“. Dal nome del noto fast-food, tali lavori sono notoriamente poco gratificanti, offrono possibilità di carriera quasi nulle e sicuramente non forniscono uno status sociale propriamente desiderabile. I più sfortunati si ritrovano in un ambiente lavorativo nocivo a cavallo tra una catena di montaggio ed un manicomio. Tali professioni si affacciano ben prima della laurea per molti universitari, che arrotondano le misere borse di studio (per i pochi eletti) con impieghi part-time. Parliamo di camerieri, commessi, operai di Fast-food, porta pizze e simili, attività che richiedono un livello di esperienza e qualificazione abbastanza bassi da essere accessibili a chi non ha intenzione di rimanerci a lungo. Numerosi giovani prediligono i lavori stagionali, che li occupa solo in determinati mesi dell’anno durante i picchi dell’alta stagione, andando di pari passi con i picchi di follia che solo gli Hotel di bassa lega sanno offrire.

“Neanche come camerieri serviamo”[1]

Buone notizie? L’automazione promette di polverizzare lavori del genere nel prossimi 15-20 anni. Ah, forse non è proprio una buona notizia. Se pensiamo che gran parte dei laureandi finanziano i propri studi in questi settori e che spesso rappresentano “lavori paracadute” nel caso il percorso accademico non vada come sperato, abbiamo un serio problema. La scomparsa di lavori manuali significherà un duro colpo per le generazioni di domani, attaccate su due fronti dalla diminuzione di personale necessario da un lato, e lo scollamento tra preparazione professionale ed effettivi lavori che il mercato richiederà. Quando si parla di automazione non dobbiamo immaginarci robot umanoidi che vanno in giro a consegnare curriculum. Il processo sarà molto più lento e passerà per una schiera di micro avanzamenti tecnologici, sensori e dispositivi smart. Nel caso della ristorazione, difficilmente in 10 anni si paleserà C-3PO che scorrazzerà nei ristoranti prendendo ordini e portando piatti. Ma già oggi, app e algoritmi semplificano certe mansioni e si traducono in tagli al personale. Non è così raro vedere camerieri con computer palmari o semplici smartphone che comunicano direttamente con la cucina per la gestione degli ordini. Se tali innovazioni non esulano dalla presenza umana, sicuramente amplificano l’efficienza delle persone, il che vuol dire che un lavoro che prima richiedeva quattro persone ora ne richiede tre. Insomma, il progresso avanza lentamente, non disperate dunque , nessuno vi ruberà le fantastiche ore di ‘esperienza lavorativa e formativa’ del McDrive notturno.

Non è la prima volta, ma può essere l’ultima

Non è la prima volta che le nostre società si ritrovano a fronteggiare una simile sfida. La Rivoluzione industriale ha già minacciato la disoccupazione di massa in passato. Ma questo non è accaduto, perché mentre vecchie mansioni diventavano obsolete, un fiume di nuovi mestieri sgorgava dalle possibilità offerte dal progresso tecnologico. Tuttavia, se ieri era il lavoro prettamente fisico quello facilmente trasferibile alle macchine, in futuro anche nella sfera cognitiva algoritmi e automi potrebbero avere qualcosa da dire. Operatori call center, cassieri, baristi, magazzinieri sono i primi nella lunga lista delle professioni a rischio. Ma ecco il lato positivo. Probabilmente poche persone rimpiangeranno i “McJob”, i quali non spiccano per soddisfazione personale. L’automazione promette di sollevare l’essere umano sia dai lavori manuali, pesanti o pericolosi, sia da occupazioni opprimenti dal punto di vista sociale. Comunque sia, l’altro aspetto da tenere in considerazione è il loro valore come ‘lezione di vita’. Senza dubbio valgono come esperienza formativa, dando la possibilità di apprendere abilità basi, come rapporto con la clientela o con i colleghi di lavoro. Vale la pena soffermarsi su queste tematiche perché anche se paiono lontani anni luce, il futuro è dietro l’angolo. Non ci riguardano nel qui e ora, ma bisogna anche tenere a mente i problemi che lasciamo in eredità a chi verrà dopo di noi.

[1] Frase della canzone di Fabri Fibra “Guerra e pace” che gioca sul doppio significato di “serviamo” riferito al ruolo del cameriere

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