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Un’artista emergente: Billie Eilish

Billie Eilish è una cantante americana, giovanissima, diciassettenne per la precisione, che sta conquistando la cima di ogni classifica musicale grazie al suo talento. Le sue canzoni hanno sempre un sound molto malinconico e spesso definito con l’appellativo di “depresso”. È proprio quest’ultima accezione che sembra attrarre i più giovani, che, trascinati dal turbine melanconico, riempiono le loro giornate con gli stream del suo ultimo album. Già un altro cantante, prima di lei, si era distinto per i suoi particolari toni “depressi”: l’ormai defunto XXXtentacion. A legare i due cantanti ci sono sicuramente le poco velate allusioni al suicidio e la costante presenza di bassi distorti.

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L’horror in “Bury a friend”

Nel mese di Febbraio, Billie Eilsh, ha fatto parlare un po’ tutti di sé col suo singolo “Bury a friend”, soprattutto per il testo e per il video da poco uscito. La canzone si sviluppa ricreando mentalmente un’ambientazione scabrosa e tetra, che funzionerebbe benissimo come colonna sonora dei capolavori horror di Hitchcock. La tenue voce della giovane star è accompagnata da stridori metallici e brevi silenzi che, se supportati dalle immagini video, sono capaci di catapultare l’ascoltatore in un movimentato incubo sonoro. Il ritornello orecchiabile sembrerebbe inconciliabile con l’atmosfera macabra…eppure il contrasto giunge all’orecchio gradevolmente. Risolleva, un po’ come il suono dei carillon, tanto per restare in tema horror.

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La tomba in Foscolo e Billie Eilish

Billie Eilish scrive la canzone dal punto di vista del “mostro sotto al suo letto”, che, secondo quanto detto dalla star americana, corrisponderebbe a se stessa. “Bury a friend” significa letteralmente “seppellire un amico/a”…è quindi lei stessa (o il mostro) l’amica da seppellire?. Può darsi, ma in molti pensano che l’amico da seppellire sia proprio il sopracitato XXXtentacion, amico intimo della giovane artista. “Bury a friend”, secondo questo punto di vista, si trasformerebbe, quindi, in una sorta di omaggio al proprio amico scomparso, così come, azzardando un po’, aveva fatto Ugo Foscolo con il sonetto “In morte del fratello Giovanni”. Il paragone potrebbe sembrare meno azzardato pensando al fatto che il fratello del poeta sia morto suicida e che lo stesso Foscolo abbia fatto suicidare il suo “alter ego” letterario (Jacopo Ortis). Il colloquio fra il poeta e il proprio fratello si basa su una romantica corrispondenza…“di amorosi sensi” potremmo dire.

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Ci si sposta, ora, su un piano malinconico sì, ma non nefasto e raccapricciante. I punti di contatto con la modernità sono il colloquio fra vivi e morti e la ricerca di una quiete. Il “mostro sotto al letto” di Foscolo, o, forse, in questo caso, “sotto la tomba”, è l’esilio, come testimoniano questi versi:

Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo
     di gente in gente; mi vedrai seduto
     su la tua pietra, o fratel mio, gemendo
     il fior de’ tuoi gentili anni caduto

[…] Questo di tanta speme oggi mi resta!
straniere genti, l’ossa mie rendete
allora al petto della madre mesta.

Il sonetto foscoliano si apre e si chiude con l’immagine dell’esilio. Allo stesso modo, “Bury a friend”, si apre e si chiude col tormentato ritornello:

What do you want from me? Why don’t you run from me?
What are you wondering? What do you know?
Why aren’t you scared of me? Why do you care for me?
When we all fall asleep, where do we go?
E chissà se gli assidui ascoltatori della tanto discussa artista non siano esiliati, addirittura su un altro mondo, nel sentire le stranianti melodie…
                                                              Mattia Vitale

 

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