Lucrezio e il De Rerum Natura

Tito Lucrezio Caro è il nome dell’autore che, nel I secolo, diede alla luce un’opera, il De Rerum Natura, destinata a divenire uno degli elaborati cardine di tutta la letteratura latina. Nacque nel 94 a.C. e impazzì a causa di un filtro d’amore: queste sono le sole informazioni che lo riguardano, ricavate dagli scritti di S.Girolamo. Quest’ultima notizia biografica, così particolare, è stata messa in discussione da vari studiosi, ma sembra intrecciarsi perfettamente con i toni sprezzanti e polemici con cui l’autore stigmatizza il sentimento amoroso nel IV libro del suo capolavoro.

Lucrezio: portavoce degli ideali epicurei

Sotto questo aspetto e non solo, Lucrezio è una delle nostre fonti principali riguardo all’epicureismo, dottrina filosofica promossa da Epicuro.
Il suo pensiero ha come scopo quello di far assaporare all’uomo una vita serena, che sia lontana dalle sofferenze e, per raggiungere tale obiettivo, propone ai suoi seguaci di mettere sulla bilancia i desideri naturali necessari e quelli non necessari. I primi sono quelli che possono essere integralmente soddisfatti e strettamente collegati alla conservazione della vita dell’uomo: essi sono gli unici che giovano realmente all’uomo.

Al secondo gruppo, invece, appartengono tutti quei desideri che si presentano come deviazioni superflue da quelli del primo e, dal momento che non presentano un limite imposto dalla natura, possono portare ad ingenti sofferenze.
Proprio tra questi rientra il sentimento d’amore, naturale, ma allo stesso tempo non necessario perché mai completamente realizzabile: ogni tentativo di impadronirsi del corpo della persona amata o di divenire un tutt’uno con lei sarà fonte di sicura sofferenza.

L’amore: perchè fuggire da esso?

L’amore non è solamente un’illusione, ma è un sentimento carico di altri pericoli: il trascurare i doveri, il dilapidare del patrimonio nel cercare di far felice l’altro senza mai riuscirci, la dispersione delle proprie forze, o infine, il patetico delirio dell’innamorato che scambia i difetti della persona amata per qualità. L’obiettivo polemico di Lucrezio non è, tuttavia, l’amore fisico, forza generatrice esaltata nel proemio, ma la cecità della passione, che semina turbamento nella vita, distoglie dall’ataraxía (assenza di dolore), insomma, aliena l’amante dalla sua stessa libertà spirituale.

Lucrezio e gli epicurei sembrano non voler avere nulla a che fare con lo sconvolgimento che porta l’amore nella vita dell’individuo, preferiscono proporre una vita regolata all’interno di schemi precisi che limitino le sofferenze ad ogni costo.

Nanni Moretti: Bianca

Michele Apicella, protagonista del film Bianca, capolavoro di Nanni Moretti uscito nel 1984 sembra ricalcare, in un certo senso, questa stessa linea di pensiero.
Perfezionista, maniaco del pulito al punto da dare fuoco ai sanitari per disinfettarli, o da buttare i piatti sporchi fuori dalla finestra, vittima di ogni sorta di fobia, maniaco delle scarpe, è un professore di matematica che si è appena trasferito per insegnare alla Marilyn Monroe, surreale istituto sperimentale formato da allievi studiosissimi e dal comportamento irreprensibile.

Quello che più Michele ama fare è osservare la realtà e le persone intorno a lui, tanto da tenere dei fascicoli sulle storie d’amore delle persone che conosce, per assicurarsi che tutto proceda secondo un iter precostituito. Ma tutte le coppie prese in analisi sembrano deluderlo: i vicini si tradiscono, i suoi amici vivono relazioni aperte con gli amanti, gli studenti a cui aveva consigliato di separarsi annunciano il loro matrimonio. Michele non sembra capire per quale motivo l’amore non possa essere controllato rigidamente come ogni cosa. Anche quando incontrerà Bianca, una donna che sembra volergli davvero bene, deciderà di abbandonarla, dicendo di non essere abituato alla felicità e di volersi difendere da qualsiasi tipo di dolore eventuale.

Marta Guerzoni

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