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“L’attimo fuggente” e Nietzsche discutono sul significato della celebre locuzione oraziana “carpe diem”

Nell’eterna lotta che l’essere umano combatte contro il tempo, forse l’unica possibilità di vittoria sta nel catturarne l’essenza e diventarne alleato, vivendo nel mero presente.

Qual è la via di liberazione dalla percezione che la propria vita sia già stata decisa e costruita a tavolino? Qual è il modo per opporsi al futuro che presto arriva senza che noi lo vogliamo? Qual è l’unica forza che possiamo mettere in campo per alienarci da una vita schematizzata in schemi che non abbiamo deciso noi? Provano a parlane “L’attimo fuggente” e Nietzsche.

L’attimo fuggente

Cogli la rosa quando è il momento

ché il tempo, lo sai, vola

e lo stesso fiore che sboccia oggi

domani appassirà.

“L’attimo fuggente” è un celebre film statunitense del 1989, diretto da Peter Weir e con protagonista Robin Williams.

La storia è ambientata nel 1959 in collegio maschile nel Vermont, dove viene trasferito il professor John Keating, interpretato da Robin Williams, insegnante di letteratura che fin da subito si distingue per un approccio didattico originale che si regge su due capisaldi: la poesia analizzata non come materia di studio, ma come puro tentativo di esplicitazione sentimentale, mero spirito essenziale per l’esistenza di ogni essere umano e l’importanza di saper cogliere l’attimo, ricercando per la propria vita la strada che possa rendere soddisfatti e felici.

Il film individua una tematica molto interessante, riassunta con il celebre motto oraziano del carpe diem: la capacità di vivere pienamente la propria vita semplicemente “catturando” ogni attimo – ogni attimo fuggente, per l’appunto. Solo in questo modo si potrà davvero affermare di aver vissuto la propria vita e non una vita, frase che nasconde una forte valenza anti conformista e profondamente individualizzante. Qual è la ricetta? Non vi è ricetta, dice proprio il professor Keating. L’unica via da percorrere è seguire i propri desideri più profondi, decespugliando il proprio arbusto da tutte le imposizioni esterne alla nostra persona -imposizioni che fin dalla gioventù pretendono di organizzare la vita altrui.

I suggerimenti del professor Keating vengono subito accolti con entusiasmo dai ragazzi della sua classe, che si organizzano in un gruppo nominato la “setta dei poeti estinti”, dedito alla lettura e discussione di poesie, gruppo che riprende il verso di Thoreau che dice I poeti estinti erano dediti a succhiare il midollo stesso della vita. 

Perché siamo cibo per i vermi, ragazzi. Perché, strano a dirsi, ognuno di noi in questa stanza, un giorno smetterà di respirare, diventerà freddo e morirà. Adesso avvicinatevi tutti, e guardate questi visi del passato: li avrete visti mille volte, ma non credo che li abbiate mai guardati. Non sono molto diversi da voi, vero? Stesso taglio di capelli, pieni di ormoni, come voi, invincibili, come vi sentite voi. Il mondo è la loro ostrica, pensano di essere destinati a grandi cose, come molti di voi, i loro occhi sono pieni di speranza, proprio come i vostri. Avranno atteso finché non è stato troppo tardi per realizzare almeno un briciolo del loro potenziale? Perché vedete, questi ragazzi ora, sono concime per i fiori. Ma se ascoltate con attenzione, li sentirete bisbigliare il loro monito. Coraggio, accostatevi. Ascoltateli. Sentite? Carpe… Sentito? Carpe… Carpe diem… Cogliete l’attimo, ragazzi… rendete straordinaria la vostra vita.

L’eterno ritorno nietzscheano

Che accadrebbe se un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: “Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione

Friedrich Nietzsche è un filosofo tedesco, uno dei più importanti filosofi del XIX secolo – forse uno dei più grandi filosofi di tutti i tempi per l’influenza che ha avuto il suo pensiero -, la cui opera ancora adesso affascina la stragrande maggioranza di colo i quali abbiano la possibilità e la fortuna di incontrarla.

Uno degli elementi più centrali e più famosi è la dottrina dell’eterno ritorno dell’identico. Nietzsche, infatti, nella sua analitica critica all’intero sistema morale e epistemologico della modernità, propone una visione del tempo completamente diversa dalla visione lineare giudaico-cristiana – la vita sorge con la creazione e perisce con l’apocalisse. Secondo il filosofo tedesco la vita dell’Universo non si sviluppa seguendo il tempo linearmente, ma ripete eternamente un certo corso rimanendo sempre se stesso. Detto in parole povere l’Universo rinasce e perisce secondo cicli temporali ben precisi e necessari.

Tralasciando la spiegazione quasi scientifica del suo modello cosmologico – analizzato in “Frammenti postumi” – Nietzsche affronta in diverse opere il significato morale di questa sua intuizione. Che cosa significa, per l’essere umano semplice, che l’esistenza non segue un corso lineare, dove si intervallano passato, presente e futuro, ma un un corso circolare, dove non esistono i tempi verbali come tradizionalmente definiti? Che valenza ha per l’essere umano? Passato e futuro, direbbe Nietzsche, non esistono, perché il passato -nel prossimo mondo che verrà, identico a questo- , sarà il tuo futuro, e il futuro è stato -in un mondo già perito – il tuo passato. Tutto quel che esiste è un eterno presente: l’individuo si riappropria così del proprio tempo, primo passo per liberarsi delle logiche tradizionali cristianizzanti -che reputano il futuro ben più importante del passato e impongono una vita secondo schemi come quello della salvezza divina.

Nietzsche si fa celebratore di un tempo qualitativo piuttosto che un tempo quantitativo, un tempo che possa essere identificato dalla densità delle esperienze vissute. Con la sua dottrina sembra richiamare l’attenzione sul fatto di vivere l’attimo in tutta la sua pienezza e immensità, senza badare al futuro, in quanto il futuro non è altro che un quadro già fissato dal tuo passato in una vita precedente. L’accettazione dell’eterno ritorno non può che portare alla felicità e a un nuovo tipo di uomo –l’oltreuomo. Quale uomo, se non l’uomo felice, può accettare e desiderare di vivere in eterno la stessa vita, se non un uomo felice, un uomo che è conscio di aver vissuto il presente in tutta la sua grandiosità?

Vivere in modo da poter desiderare di rivivere questa stessa vita in ripetizione eterna.

Cattura il giorno

Si può dunque dire che gli insegnamenti del professor Keating non sono altro che una riflessione sul pensiero nietzscheano? Sicuramente vi sono analogie molto forti. Il fine che perseguono il professor Keating e Nietzsche è il medesimo – responsabilizzare l’individuo sulla forza e sul valore dell’attimo presente-, seppur i modi e i toni sono diversi. Si potrebbe dire che i ragazzi in Attimo fuggente siano la rappresentazione cinematografica dell’oltreuomo nietzscheano, almeno sotto questo sottile punto di vista. In entrambi i casi, infatti, si parla di liberi pensatori, come risponde Keating al rimprovero di un suo collega.

Qualcuno si potrebbe chiedere se questo dibattito sia ancora attuale. Carpe diem è un motto fin troppo usato – e abusato, aggiungerei -, il cui significato è pero spesso frainteso. La traduzione corretta sarebbe . Cosa significa cattura in questo caso? Significa che il giorno non ti aspetta, il sole sorge e tramonta senza attendere la tua presenza: il tuo è un inseguimento disperato. Metaforicamente parlando è come se avessi la possibilità di saltare sulla carrozza di un treno: nel caso in cui tu perda la corsa ti ritroveresti a correre sui binari, col doppio rischio di perdere il contatto visivo con il treno e di essere investito da un altro treno.

Il tempo presente, l’attimo fugge. Nella ricerca affannata di un significato da dare alla propria vita, spesso lo si ricerca nel futuro, si interpreta la propria vita secondo il finale. E se non ci fosse un significato? A quanta angoscia porta questo pensiero? Qual miglior modo di superare questa angoscia -un timore profondo e fondato sulla nostra visione della porzione di mondo in cui viviamo- se non quello di accettare di esistere solo nel presente e di amare gli attimi che fuggono via, ma che con una sola mano possono essere raccolti dalla masnada di infiniti attimi?

 

 

 

 

 

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