Si frangerà l’onda color rubino
sui miei piedi spargendo mille stelle.
-Kostas Kariotakis-

Immaginate una tempesta, il mare che s’infuria, il vento che tira come un cavallo impazzito, imbrigliato da una carrozza al galoppo. Le onde si alzano a toccare il cielo e si infrangono violente contro le rive e gli scogli. Sferrano il primo colpo sfogando la loro rabbia e si ritirano preparandosi al secondo e al terzo e così via fino alla quiete. Le vittime della furia vorticosa dei cavalli del mare rimangono immobili, silenziose, nell’attesa di una fine certa a quella burrascosa parentesi, consapevoli dell’imminenza del silenzio e della pace. Hokusai ne “La Grande Onda” rappresenta uno scenario in cui nonostante l’agitazione delle onde, il cielo si mantiene luminoso e sereno, come le rive della scena precedente, riflesso del fatto che, come nella filosofia Zen, si deve mantenere la calma anche se è in corso una tormenta. 

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La somiglianza tra l’onda riprodotta in laboratorio e “La Grande Onda” di Hokusai

L’Onda della Draupner e Hokusai

Un gruppo di ricercatori del Regno Unito esperti di fisica del moto ondoso ha ricreato, in un colpo solo, la copia perfetta di due onde anomale che sono passate alla storia. Il team delle Università di Oxford e di Edimburgo ha lavorato per replicare, in laboratorio, un cavallone che avesse, in scala, la cresta e il profilo dell’Onda della Draupner o Onda del nuovo anno, la prima onda anomala ad essere misurata con una strumentazione scientifica. L’intento della ricerca era scoprire come si generino onde del genere senza presupposti e preavvisi, dal nulla, ma con una potenza spaventosa. Procedendo con il far collidere onde più piccole hanno ricreato l’onda anomala arrivando ad un angolo di scontro preciso, fuori dal quale le onde giungono ad un’altezza limitata alla loro massima. Un risvolto curioso dell’esperimento è stata la somiglianza dell’onda riprodotta in laboratorio con laGrande onda di Kanagawa”(1830-1831) della xilografia del pittore giapponese Katsushika Hokusai, che minaccia tre barche di pescatori e sembra rivaleggiare, in altezza, con il Monte Fuji sullo sfondo.

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Hokusai, La grande onda di Kanagawa, dalla raccolta Trentasei vedute del monte Fuji (1830 circa; inchiostro a colori su carta

La Grande Onda e la filosofia Zen

Per la filosofia Zen, l’universo è un equilibrio tra opposti: il bene e il male, lo yin e lo yang, la luce e l’oscurità. Queste forze contrapposte, queste diadi necessarie, rivelano la lotta per la sopravvivenza nella natura e nello spirito umano. Allo stesso modo, attraverso le sue immagini, Hokusai rappresenta un’armonia universale che non dobbiamo permetterci di spezzare. Le proporzioni e le linee dei suoi disegni non solo catturano il movimento e il flusso dell’universo, ma esplicitano esattamente anche questo equilibrio sul piano umano e terreno. Realizzate con pennelli sottili su delicata carta velina e con tonalità sobrie, queste pitture non solo sono un’opera esteticamente curata dal punto di vista dello spettatore, ma lo stesso processo di elaborazione è simile a un rituale che connette l’arte alla natura e, vicendevolmente, la natura all’arte.

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Lo Yin e lo Yang e l’armonia degli opposti

Lo Yin e lo Yang e il pensiero di Eraclito

Tutto il mondo manifesto, secondo la filosofia Zen, si regge sui due principi, opposti e responsabili dell’unità, dello Yin e dello Yang. Qualunque cosa ha un suo opposto, non assoluto, ma in termini comparativi. Nessuna cosa può essere completamente yin o completamente yang, essa contiene in sé il seme per il proprio opposto. Lo yin e lo yang hanno radice uno nell’altro, sono interdipendenti, hanno origine reciproca, l’uno non può esistere senza l’altro. In tal misura la concezione di mondo che emerge dal pensiero Zen è paragonabile alla filosofia presocratica di Eraclito, per il quale il mondo si dà nell’armonia degli opposti. “L’opposto concorde e dai discordi bellissima armonia, e tutto accade secondo contesa” afferma Eraclito, stando alle parole di Diogene Laerzio. L’Universo è regolato da una relazione (il Lògos inteso come connessione) di contrapposizione, complementarietà e interdipendenza tra due concetti opposti (essere-divenire, uno-molti, eternità-tempo, infinito-finito, vita-morte…) che sono apparentemente in costante conflitto tra loro, ma che in realtà necessitano l’uno dell’altro, perché ogni cosa ha origine dal proprio opposto e senza di esso nulla esisterebbe, nella misura in cui un concetto non può darsi indipendentemente dal suo opposto stesso. Se non ci fosse la notte, cosa ci darebbe l’opportunità di definire il giorno come tale? Se non ci fosse la guerra, cosa ci darebbe l’opportunità di definire la pace come tale? Se non ci fosse la morte, cosa ci darebbe l’opportunità di definire la vita come tale? Gli opposti che esistono sono due facce della stessa moneta, legati allo stesso modo in cui un sentiero in salita è allo stesso tempo un sentiero in discesa, nella misura in cui “Una e la stessa è la via all’insù e la via all’ingiù”.

Samuele Beconcini

 

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