Innanzi tutto potrebbe essere doveroso fare una breve introduzione di carattere generale per esplicare dei concetti utili alla successiva lettura. Il mondo e le cose del mondo, in quanto tali, non sono fornite di una loro categorizzazione a priori, è stato l’uomo a procedere all’etichettatura di tutte le cose, operazione che ha certamente giovato all’esperienza umana rendendola più agevole sotto molti punti di vista, ma che comunque, in certo un senso, ha relegato le cose nelle loro etichette.

La diagnosi è la definizione, la classificazione, il nome, l’idea, l’immagine che un professionista di qualunque settore restituisce al suo paziente sulla base dei sintomi presenti e analizzati. La diagnosi è il nome della malattia, è appunto solo una parola, non una sentenza. Ogni malattia porta con se tutto un bagaglio di similitudini, metafore, idee e modi di essere percepita dagli altri, che etichettano immediatamente il malato in una maniera specifica, attribuendo al suo vissuto e alla sua persona tutte le mistificazioni dell’idea di una data malattia. L’hiv veniva spesso considerato il morbo degli omosessuali che conducevano una vita sregolata e avevano condotte sessuali molto discutibili, disgustose. Pasolini è morto di hiv. Pasolini, a volte, viene ricordato prima per la sua omosessualità e la sua scandalosa morte, e poi per l’enorme apporto che ha dato alla nostra letteratura, cultura e società. La diagnosi può produrre un destino, ma non il destino.

L’errata percezione della diagnosi come assolutamente infausta, come una firma per un destino certo e ineluttabile, deriva da come si sviluppa e da come dovrebbe essere sviluppato il rapporto tra professionista e paziente. Ci sono diverse classificazioni riconosciute dall’OMS che classificano in maniera schematica e precisa le malattie, sia psichiatriche che di altro tipo, con relativi sintomi, descrizioni, eziologia e strategie d’intervento per il professionista. A fronte di queste evidenze il medico dedica attenzione alla malattia, rilevando dei sintomi che potrà classificare per dare un nome al problema e comunicare al paziente l’infausto esito. La domanda che deve sorgere a questo punto è: “chi ci pensa la malato? cosa ne è del malato?. Certo verra sottoposto a percorsi di cura, ma cosa ne è della sua umanità?

relazione terapeutica, Pinterest

Sia medico che paziente sono due esseri umani, e la loro umanità non deve essere tralasciata nel rapporto terapeutico. Non si parla solo di relazione terapeutica, ma di alleanza terapeutica. Il concetto di alleanza vuole che i due elementi della diade si relazionino con empatia, senza rischiare coinvolgimenti non corretti, e che il medico prima di guardare alla malattia, guardi al malato e se ne prenda cura. Non esistono testi medici specifici che parlano di questo argomento, ma è bene che ogni buon professionista lo sappia e ne faccia tesoro per la sua professione. Oltre alla malattia c’è il malato. La malattia è una condizione particolare per l’uomo, in quanto parte integrante del vissuto di qualcuno, in cui vi è il dialogo tra la vita e la morte, uno stato di passaggio in cui avverti sia la partenza che l’arrivo. Da un punto di vista biologico e fisiologico tutti sono molto simili, ma il vissuto di ognuno e la storia di ognuno rende tutti unici, e dunque sarà unico il modo in cui ogni persona reagirà alla malattia e l’affronterà. La malattia avvolge il malato in un paesaggio nuovo. Virginia Woolf si stupiva di quanto assurdo potesse essere il fatto che nella letteratura, in quanto chiara e diretta manifestazione dell’umanità sono tutti i suoi aspetti, non ci fosse nulla che parlasse della malattia, tranne pochissime eccezioni, come si parla di amore, guerra, e patimenti dell’anima, ma mai dei patimenti del corpo, eppure è il peso che abbiamo sempre appresso.

il terapeuta, Magritte

La malattia è un momento della vita in cui tutte le difese fisiologiche e psicologiche si riorganizzano per far fronte al nuovo problema, ed è un momento in cui il malato è avvolto in un paesaggio nuovo che lo porta a scoprire cose sconosciute di sé, a trovarsi davanti a nuove consapevolezze. Le diagnosi sono storie che raccontano la nostra battaglia con la ‘macchina del corpo’, la sua vitalità e la sua decadenza. Malattia e diagnosi sono elementi dell’umano e non vanno mai fatti prescindere da esso, e ogni professionista dovrebbe saperlo in quanto anch’esso spesso è un guaritore ferito.

Giuseppe Benedetto.

 

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