L’amore ci consente di spiccare il volo? Ce lo spiegano Platone e Frah Quintale

Il sentimento verso l’amato permette all’amante di librarsi staccando i piedi dal suolo e puntando dritto al cielo, al divino: questa certezza platonica non si è mai corrotta ed è arrivata intatta ai giorni nostri, insinuandosi nelle vene musicali di molti artisti, tra cui Frah Quintale.

Opera: “Emergence”, Sayaka Ganz, 2013.

Il mito della biga alata del Fedro di Platone è ormai una conoscenza liceale acquisita, un luogo comune della storia filosofica, quindi l’articolo non andrà a vertere noiosamente sulla tripartizione dell’anima rispettivamente in auriga, cavallo bianco e cavallo nero… cari lettori, potete stare tranquilli! Tuttavia, è presente un elemento fondamentale che, a volte, si lascia perdere a causa della superficialità filologica (e anche filosofica) di alcuni insegnanti: le ali della metafora platonica. Esse risultano essere gli elementi in comune tra il fenomeno amoroso e la nostra anima, tanto è vero che si parla di “Pt-eros” (252b) alludendo al volo. In questa mitologia la canzone “Due Ali” calza a pennello. Un esempio tratto direttamente dal brano? “Quello che so è che dietro quella schiena c’hai due ali per farmi volare lontano per un po’.”

Gli immortali lo chiamano Ptèros

Socrate, nel passo 252b, riprende gli Omeridi, affermando che:” Lui i mortali chiamano appunto Eros, ma gli immortali lo chiamano Ptèros perchè costringe a mettere le ali.” Che cos’è l’amore se non la possibilità data dal divino di librarci in cielo e sorvolare il cosmo nella sua meravigliosa essenza? Ci si può credere oppure no, ma rimane il fatto che, quando ci si innamora, si viene dotati della facoltà del volo. Un volo che, nella poetica platonica, allude al percorso di ascesi verso il mondo ideale che ricordiamo tramite la visione dell’amato. Egli (o ella) ci ricorda la bellezza e l’amore in sè, ma anche la sofferenza e il conflitto. Un conflitto dato dal cavallo nero che è in noi, il quale vorrebbe provare a parlare all’amata/o, ma è frenato dal cavallo bianco, che, nel frapporsi, provoca un urto interiore che usiamo chiamare “farfalle nello stomaco”. È infatti il ventre la sede emozionale più istintiva, quella in cui si sedimentano i pesi più insopportabili.

Fonte: “Il Tempo Libero”, Frah Quintale: la profondità del lato blu di “Banzai”
By Mattia Onnis, 30 Giugno 2020.

Ci tufferemo negli occhi a vicenda

Frah Quintale, nella canzone “Due Ali”, parla dell’amore estivo; quello che “il vento si porterà via tutto e settembre ci porta una strana felicità”,. per dirla con Jovanotti. Tuttavia, il focus vuole essere sulla potenza alata che si incarna nel sentimento corrisposto tra due persone. L’incontro amoroso è eidetico, visivo: greco. Greco perché la filosofia antica si basa specialmente sulla facoltà visiva: si conosce vedendo. Non è un caso che le speculazioni platoniche e le figure matematiche di stampo orfico-pitagorico si vedano: sono lì, come un cielo stellato. E sotto quel cielo stellato i due amanti, uno dei quali è sempre insicuro. Di solito è colui che ama che è in preda alle insicurezze, e ciò si percepisce chiaramente nel dialogo del Fedro. Infatti Frah Quintale afferma più volte “cosa ne so” (“cosa ne so se dietro a quel sorriso hai le parole per farmi male o guarirmi il cuore.”). In amore non ci sono certezze, è vero. Ma, a prescindere da tutto , la certezza di avere due ali dietro la schiena quando ci si innamora… è indubitabile, oserei dire apodittico.

Due ali per farmi volare lontano per un po’

L’importante è volare. Per quanto possa durare il sentimento, fondamentale è non tenere i piedi troppo a terra e mirare alla conoscenza, alla passione, all’essenza delle cose. L’amante può aiutare a mantenersi vivi, in volo. Come? Riempiendo di senso il vivere quotidiano del partner. È la vacuità, l’assenza di significato che diamo al nostro vivere la causa che ci tarpa le ali. Nient’altro che questo. L’amore è sia un mezzo che un fine se lo guardiamo con gli occhi adatti, che non sono né gli occhi sensibili né gli occhi della mente… sono gli occhi del cuore che permettono di rendere visibile l’essenziale, parafrasando il Piccolo Principe. In conclusione, gli amanti devono cercare di mantenersi in volo, godendosi l’aria che si infrange sui loro volti. Le due metà, mano nella mano, devono ritornare al divino per sfidare Zeus, che separò l’unità amorosa nelle due metà per timore del potere che, insieme, potevano sprigionare.

 

 

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