Il Superuovo

L’amore che sfida la morte: i personaggi tolkieniani Beren e Lúthien come Dante e Beatrice

L’amore che sfida la morte: i personaggi tolkieniani Beren e Lúthien come Dante e Beatrice

Ci sono storie che parlano di un amore che supera la morte, che la guarda in faccia senza lasciarsi scoraggiare, di un legame che non si spezza ma che si amplifica e rilancia all’infinito anche dopo la vita terrena.

“L’abisso” di Pietro Canonica (www.lacivettaditorino.it)

È questo il caso delle vicende di Beren e Lúthien e di Dante e Beatrice, fra le più belle mai scritte. I primi sono personaggi presenti all’interno de “Il Silmarillion“, opera incompiuta a cui J.R.R. Tolkien lavorò per tutta la vita, e il loro è uno di quei racconti in cui “il pianto s’accompagna alla gioia e sono, all’ombra della morte, luce imperitura” (Il Silmarillion). La storia di Dante e Beatrice è invece la più celebre di tutta la letteratura, inizia nei componimenti della “Vita Nuova” ed è consacrata nella “Divina Commedia”. L’amore di Dante nasce nello Stilnovismo e con il tempo e la morte di lei giunge a purificarsi e completarsi al massimo grado, nell’immergersi nell’Amore divino.

“Una ninfa nella foresta” di Charles Amable Lenoir

Un amore che coglie all’improvviso e segna il destino

S’imbatté in Lúthien, figlia di Thingol e Melian, ed era di sera, nel momento in cui la luna saliva in cielo, e Lúthien danzava sull’erba sempre verde nelle radure lungo le rive dell’Esgauldin. Ed ecco il ricordo di tutte le sue sofferenze abbandonò Beren, ed egli cadde in preda ad un incantesimo, poiché Lúthien era la più bella dei figli di Ilúvatar.

Ecco come Beren incontra Lúthien ne “Il Silmarillion“, opera in cui è narrata la storia di Arda (universo immaginario in cui sono ambientate tutte le storie di Tolkien) dalla creazione alla Terza Era (quest’ultima meglio esposta ne “Il Signore degli Anelli”). La vede danzare al chiaro di luna e immediatamente questa visione gli penetra nel cuore. Si percepisce la potenza fatale di un destino inevitabile e inesorabile che trascende qualsiasi progetto umano e che legherà queste creature per sempre. Lúthien è una fanciulla elfica, perciò immortale, mentre Beren è un uomo, segnato dunque dalla precarietà. Nonostante le loro vite sembrerebbero all’apparenza inconciliabili, l’amore fra i due è talmente radicale e traboccante da abbattere ogni ostacolo. Anche il primo incontro fra Dante e Beatrice, descritto nel secondo capitolo della” Vita Nuova”, non è un normale evento ma è carico di significati ulteriori, che rimandano al trascendente cristiano e destinato a cambiare per sempre la vita e l’operare letterario del poeta.

Nove fiate già appresso lo mio nascimento era tornato lo cielo de la luce quasi a uno medesimo punto, quanto a la sua propria girazione, quando a li miei occhi apparve prima la gloriosa donna de la mia mente, la quale fu chiamata da molti Beatrice li quali non sapeano che si chiamare.(…)Apparve vestita di nobilissimo colore, umile e onesto, sanguigno, cinta e ornata a la guisa che la sua giovanissima etade si convenia.(…)D’allora innanzi dico che Amore segnoreggiò la mia anima.

Le componenti simboliche che caratterizzano questo momento sono il numero nove, che rappresenta il miracolo, il nome stesso della donna, che significa ‘colei che dà beatitudine’, e il colore rosso del vestito che simboleggia la ‘caritas’, ovvero l’amore divino, supremo e totalizzante. Questi elementi rendono palpabile la presenza di un piano divino preposto per Dante, che in Beatrice e nel suo saluto trova la fonte della sua felicità e della salvezza. Sia Lúthien che Beatrice sono creature descritte come ‘divine’, l’elfa immortale e la donna angelo. Entrambe sono salvifiche  per coloro che le amano. Grazie al canto di Lúthien, Beren esce dal suo stato d’oscurità e dal suo vagare selvaggio in seguito ai lutti, alle crudeltà e sofferenze patite, e viene “liberato dall’incantesimo del silenzio“che lo aveva colpito non appena era stato privato della vista di lei. Analogamente quando il poeta fiorentino viene privato del saluto della “gentilissima” precipita in uno stato di profonda sofferenza e il suo affetto diventa totalmente disinteressato e contemplante culminando poi, dopo la dolorosa morte della donna, nell’amore verso Dio.

“Dante’s Dream on the Day of the Death of Beatrice” di Dante Gabriel Rossetti

L’impresa impossibile: il Sirmaril e la Divina Commedia

Il padre di Lúthien, determinato a non concedere la mano della figlia a Beren, richiede a quest’ultimo un’impresa impossibile: recuperare uno dei Silmaril. I Silmaril sono pietre luminose e di grande valore incastonate nella corona di Morgoth, essere potentissimo ed estremamente malvagio. Il giovane mosso da immenso coraggio e incurante dei pericoli non esita a partire. Catturato da Sauron, possente servitore di Morgorth, viene tenuto prigioniero insieme a altri compagni. Sarà la sua amata che, superando diversi ostacoli, riuscirà a salvarlo e non lo abbandonerà ma lo seguirà persino nelle profondità oscure di Angband, la fortezza del nemico. Anche Dante è chiamato ad un impresa impossibile, forse “folle“, aggettivo che nella concezione cristiana rimanda alla superbia dell’uomo non guidato dalla grazia divina, quella del viaggio oltremondano. Il percorso della “Divina Commedia” è certamente allegoria del percorso di purificazione dell’anima e dell’umanità intera, dalla selva del peccato alla salvezza luminosa del Paradiso, ma non bisogna dimenticare fra tanti simboli e concetti teologici il motivo primo dell’opera: l’amore per Beatrice. Il poeta desidera lodare la propria donna defunta, che non è solo rappresentazione fredda della Teologia ma conserva la propria umanità, come mai nessuno aveva fatto in precedenza. Per lei Dante si accinge in quest’opera grandiosa, sintesi del suo tempo, ricolma di dottrina religiosa, di sapere colto eppure straordinariamente vibrante di emozioni e sentimenti, che nell’aldilà fa vivere il mondo terreno, esperienza mistica eppure capace di conservare la consistenza del reale. Così infatti scrive nel capitolo conclusivo della “Vita Nuova“, preannunciando l’idea del poema:

Apparve a me una mirabile visione, ne la quale io vidi cose che mi fecero proporre di non dire più di questa benedetta infino a tanto che io potesse più degnamente trattare di lei. E di venire a ciò io studio quanto posso, sì com’ella sae veracemente. Si che, se piacere sarà di colui a cui tutte le cose vivono, che la mia vita duri alquanti anni, io spero di dicer di lei quello che mai non fue detto d’alcuna.

“Dante e Beatrice, Purgatorio, Canto XXX” di Filippo Agricola

Lúthien e Beatrice: due donne “divine” che si adoperano per coloro da cui sono amate

Lúthien senza alcun timore si presenta a Morgoth, e grazie alla forza ammaliatrice del suo canto, riesce insieme a Beren a prendere il Silmaril e a scappare. Così nemmeno Beatrice quando viene a conoscenza del rischio di dannazione eterna in cui si trova Dante, teme di scendere nell’Inferno per chiedere aiuto a Virgilio. La beata del Paradiso, che gode della gioia della contemplazione di Dio, lascia il suo “beato scanno” per soccorrere ansiosa l’uomo che l’ama sinceramente. È l’amore personale per Dante, perso e amplificato nell’amore divino che la spinge ad aver a cuore la sua sorte. Queste sono le parole preoccupate e affettuose che lei rivolge a Virgilio nel II canto dell’Inferno:

l’amico mio, e non della ventura,

ne la diserta piaggia è impedito

si nel cammin, che vòlt’è per paura;

e temo che non sia già si smarrito,

ch’io mi sia tardi dal soccorso levata,

per quel ch’i’ho di lui nel cielo udito.

(…)I’ son Beatrice che ti faccio andare,

vegno dal loco ove tornar disio;

amor mi mosse, che mi fa parlare.

Il legame fra i due supera la morte e il tempo, questo sentimento vivo, concreto e reale giunge a trasfigurarsi in una purezza e intensità non raggiungibili in una dimensione puramente terrena. Il desiderio più profondo di Dante è quello di contemplare la sua donna in Paradiso, il che non significa preferirla a Dio anzi, al contrario, amarla in Dio e amare Dio attraverso di lei.

Perché in tal modo, quale che fosse il dolore che potesse attenderli, i destini di Beren e di Lúthien sarebbero stati uniti e i loro sentieri li avrebbero condotti assieme al di là dai confini del mondo.

Queste parole si trovano quasi alla fine della storia mitica dei due amanti, anche il loro affetto dopo aver affrontato esseri malvagi e luoghi insidiosi perviene alla sfida suprema, quella contro la morte. Ancora una volta Lúthien lotta per poter vivere accanto al suo innamorato. Alla morte di Beren ella piomba nello sconforto ma, come Orfeo, canta in modo talmente dolce, commovente e struggente da ottenere di rincontrare l’amato. Lei, fanciulla in possesso di una vita immortale, sceglie la mortalità e la perdita della propria bellezza imperitura per vivere con Beren una breve e incerta vita. Così sia Lúthien che Beatrice sono donne che, seppur in modi e in situazioni diverse, non esitano a scendere in campo per coloro da cui sono amate. In ultima analisi queste storie così belle parlano di un sentimento talmente intenso e radicato che non può fermarsi ed essere limitato dalla morte, ma che la sfida, la supera, e illumina il cuore in eterno.

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