L’Amazzonia brucia: il G7, Fichte e Papa Francesco a tutela dell’ambiente

Mentre l’Amazzonia brucia, è in corso in Francia il G7. Ma salvaguardare l’ambiente è priorità dell’uomo? 

Macron e Trump al G7 di Biarritz

Gli incendi devastano la foresta pluviale più importante del mondo. I leader mondiali si mobilitano per preservarla. Ma si tratta di vero ecologismo o puro spirito di sopravvivenza? La risposta tra i pensieri di Fichte e Papa Francesco

Cosa sta succedendo in Amazzonia?

Ormai da qualche giorno, dilagano sui social, foto e immagini, più o meno veritiere, delle fiamme che stanno tormentando la foresta amazzonica. Ma effettivamente cosa sta succedendo e quali conseguenze porterà la serie di roghi in Amazzonia? Secondo il National Institute for Space Research (INPE) dall’inizio del 2019 si sono verificati più di 72.000 incendi di cui “solo” 9.500 dal 15 Agosto. Il fatto grave è che, nella maggior parte dei casi, i focolai sono causati dall’uomo, al quale i terreni amazzonici fanno gola per l’agricoltura e l’allevamento di animali. A questo va sommata la salita al potere del presidente Jair Bolsonaro (in carica dall’ 1 Gennaio), che non solo non ha finora fatto nulla per evitare il disboscamento, ma ha addirittura ridotto le misure per contenerlo. A fare da cornice a questo scenario, tutt’altro che incoraggiante, è l’avanzata sempre più inesorabile del riscaldamento globale che, causando una grande siccità, favorisce il dilagarsi delle vampe. Ciò che sconvolge è che l’Amazzonia è la maggiore miniera mondiale di ossigeno, infatti ne costituisce ben il 20% dell’atmosfera terrestre. Ed il disastro che sta avvenendo avrà un impatto impressionante proprio sull’aumento generale delle temperature, provocato dalla grande dispersione nell’aria di CO2 di cui il Brasile è principale produttore. Proprio per queste ragioni, la devastazione della foresta, sarà il piatto principale, nella discussione dei big mondiali al G7 in Francia.

G7 in Francia: i leader mondiali contro Bolsonaro

Dal 24 Agosto a Biarritz, dove si sta svolgendo il summit tra le sette maggiori potenze economiche del mondo (Italia, Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Giappone, Germania e Francia), si discute dell’emergenza amazzonica. Il presidente francese Emmanuel Macron non ha risparmiato bordate al capo di stato brasiliano, Bolsonaro, minacciandolo di ridiscutere l’accordo tra UE e Mercosur (il mercato comune dell’America meridionale). Il presidente sudamericano non ha esitato nel replicare, affermando che le dichiarazioni di Macron sono caratterizzate da un’impronta colonialista totalmente fuori luogo nel 21esimo secolo e che si sta tentando di “strumentalizzare una questione interna per vantaggi politici personali”. Tuttavia Bolsonaro ha effettuato una brusca retromarcia per quanto riguarda il caso della foresta pluviale. Mentre inizialmente aveva definito la notizia come facente parte delle “fake news”, successivamente, incalzato dall’opinione pubblica, ha affibbiato la responsabilità degli incendi alle ONG (senza avere neanche l’ombra di alcuna prova), per poi “arrendersi” dicendo che il Brasile “non ha le risorse per affrontare roghi di tale portata”. Dalle dichiarazioni venute fuori da Biarritz, sembra esserci un’assoluta convergenza tra i sette big. La cancelliera tedesca Angela Merkel si è accodata alle osservazioni di Macron asserendo che “ha ragione quando dice che la nostra casa è in fiamme” e che si sente “scioccata dagli orribili incendi in Amazzonia”. Ad entrambe le opinioni dei due leader si unisce il premier Giuseppe Conte che si sente fortemente angosciato per ciò che sta accadendo al “polmone verde del mondo”. E dopo un primo periodo di silenzio, anche il presidente USA, Donald Trump, si è detto “pronto ad aiutare” per rafforzare il “forte legame che intercorre tra i nostri paesi, ora forse più di sempre”.

Il presidente Bolsonaro

Salvare l’Amazzonia: ecologismo o spirito di sopravvivenza?

Dopo aver analizzato il contesto socio-politico, all’interno del quale sta avvenendo il disastro e tenendo conto del fatto che da anni le foreste equatoriali subiscono l’aggressione dell’uomo, ci si potrebbe chiedere se l’Amazzonia vada preservata in quanto natura o perché necessaria per la sopravvivenza dell’uomo. Ma forse l’equivoco sta proprio in questa dicotomia, nel seguitare a mantenere distinti l’ambito umano e sociale da quello naturale ed ecologico. Al di là delle considerazioni politiche o economiche, dunque, la questione è culturale. Nella “Dottrina della scienza” Fichte definisce la natura “non io”, lasciando intendere una contrapposizione, o meglio un’antitesi, tra i due termini. Ma nell’ “Infinito” di Leopardi, di cui quest’anno abbiamo celebrato il bicentenario, tale cesura è superata dal pensiero dell’uomo, che “s’annega dolcemente” nell’immenso mare della natura. Una politica illuminata, allora, non solo non può prescindere dalla salvaguardia dell’ambiente, ma deve partire proprio da essa, riservandole così la priorità, comprendendo finalmente che il bene dell’uomo e quello del pianeta sono inscindibili. Papa Francesco ha dedicato a questo tema un’enciclica, “Laudato sii”, in cui ha ribadito il dovere di ogni cristiano di rispettare il creato. Temo, però, che dal G7 in corso non potremo aspettarci tanto, anche perché alcuni leader, come Conte e la Merkel, si presentano politicamente deboli. D’altro canto la spregiudicatezza di alcuni Stati in via di sviluppo, impegnati a raggiungere ad ogni costo una supremazia economica a livello mondiale, non lascia presagire nulla di buono. Alla fine dobbiamo però credere che il buon senso prevarrà, che la ragionevolezza avrà la meglio sugli interessi di parte, perché la posta in gioco è troppo alta e, per quanto l’errore sia umano, questa volta non possiamo permetterci di sbagliare.

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