I comportamenti prosociali: Mr Peanutbutter e il desiderio di aiutare il prossimo

Come mai alcuni animali tendono naturalmente ad attuare comportamenti che sembrerebbero minare la selezione naturale?

Mr Peanutbutter e BoJack Horseman

Nella Serie televisiva Bojack Horseman troviamo un personaggio singolare: Mr Peanutbutter. Un labrador, solare, divertente e positivo, tutto il contrario del protagonista. Inizia molteplici attività, ma ciò che fa prevalentemente è cercare di aiutare chi gli sta intorno.

 

Bojack Horseman

Bojack Horseman è una serie televisiva statunitense creata da Raphael Bob-Waksberg per Netflix. La serie parla delle vicende dell’omonimo personaggio, Bojack, ed è ambientato in un pianeta sul quale convivono umani e animali antropomorfi. Mr Peanutbutter può essere considerato l’alter ego del protagonista, solare, scherzoso, è un inguaribile ottimista. Ha inoltre la tendenza a cercare di aiutare, mettendo in atto, spesso, delle idee strampalate che non portano al risultato atteso. Il comportamento di “aiutare” il prossimo può essere osservato in natura. Tali azioni vengono definite comportamenti prosociali.

 

I comportamenti prosociali

Tra i comportamenti di aiuto, particolare interesse viene suscitato dai comportamenti prosociali e dai comportamenti altruistici. Bisogna però differire tra i due, in quanto si riferiscono a due concetti differenti, i primi indicano dei comportamenti volontari  attuati per mantenere, produrre e accrescere il benessere degli altri individui, sono comprese quindi tutto l’insieme delle azioni positive considerate a prescindere dalla motivazione per la quale vengono messi in atto, che può essere quella di aiutare il prossimo, ma anche quella di ottenere dei benefici o dei vantaggi. I secondi invece indicano dei comportamenti volti ad aiutare gli altri a prescindere dai benefici attesi (riconoscimenti sociali, evitamento dei sensi di colpa) e dall’eventualità di un elevato costo individuale. Sono particolarmente affascinanti perché sembrano essere in netto contrasto con la legge fondamentale dell’evoluzione, ossi la selezione naturale. Tali comportamenti sono tanti e svariati. Ricercando le cause, bisogna tenere in considerazione l’azione di cause remote, ossia i vincoli filogenetici e il significato adattivo della concatenazione di tutti gli eventi della storia evolutiva. Bisogna così partire chiedendosi quali sono stati i fattori e i processi che nella storia della filogenesi delle interazioni sociali hanno prodotto i comportamenti altruistici e cooperativi. Tuttavia il comportamento prosociale viene inteso diversamente da diversi psicologi. Caprara (2006), ad esempio, utilizzando una definizione più empirica, circoscrive il comportamento prosociale a quello messo in atto in tipi di relazioni particolari (es. aiutare, donare, consolare). Roche (1995) invece cerca di dare una definizione più specifica di prosocialità definiti come: quei comportamenti che senza la ricerca di ricompense esterne, favoriscono altre persone, gruppi o fini sociali e aumentano la probabilità di generare una reciprocità positiva, di qualità, solidale nelle relazioni interpersonali o sociali conseguenti, salvaguardando l’identità, la creatività e le iniziative degli individui o gruppi implicati, sia che essi offrano o che ricevano aiuto.

Mr Peanutbutter e BoJack Horseman

Esempi nel mondo animale

 Guardando il mondo animale la spiegazione evoluzionistica e questo tipo di fenomeni è di tipo ecologico. Bisogna tenere così in considerazione due componenti teoriche: la discendenza comune e la selezione naturale intesa come la forza che offre un vantaggio individuale apprezzabile nell’immediato. Qui i la socialità viene definita come eusocialità, e i maggiori esponenti sono le api, formiche, vespe e termiti. Essa nasce con la plasticità fenotipica ed è il risultato di una co-evoluzione tra genetica e culture. Troviamo tre diverse categorie di comportamenti prosociali: la selezione di gruppo (il sacrificio dell’ape operaia, comunità democratica), l’altruismo reciproco (simbiosi per la pulizia, pesci) e la selezione di parentela (il richiamo d’allarme degli uccelli, Rb>C). La difficoltà sull’azione della selezione naturale a favore, non del singolo, ma della specie viene risolta dallo stesso Darwin in quanto la selezione naturale può applicarsi alla famiglia così come all’individuo, creando il concetto di istinto sociale. Questi istinti si applicano sono a tutti gli individui della stessa comunità e sono utili alla stessa.  Nascono in un contesto di conflitto tra gruppi nei quali successivamente verrà indebolito l’istinto egoista per favorire il gruppo in cui l’individuo viene inserito. Viene così a crearsi il concetto di selezione di parentela (kin selection), nel quale, gli individui agirebbero in maniera altruistica nei riguardi di membri dello stesso gruppo perché è alta la probabilità che vi siano parenti e dunque che si condividano gli stessi geni. Se invece vengono messi in atto comportamenti prosociali senza alcun tipo di guadagno si parla di free riders esseri darwinianamente perfetti.

Julia Trifiletti

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