Il Superuovo

La vita scorre a colpi di fortuna, mentre Woody Allen e Machiavelli se la ridono

La vita scorre a colpi di fortuna, mentre Woody Allen e Machiavelli se la ridono

Tenetevi forte perché si parla di cinema, anzi, di cinema d’eccellenza. Oggi il protagonista è il grande, machiavellico Woody Allen, in particolare Match point, uno tra i suoi ultimi successi.

Quanto conta la fortuna nelle vostre vite? Probabilmente più di quanto crediate. Match point è spietato nel dimostrarlo, perciò chi crede in una qualche giustizia universale è meglio che non veda il film. Si tratta di un rovesciamento totale del rapporto tra volontà e involontarietà, tra causalità e casualità. Certamente ci suona familiare, e non poco, dato che qualche secolo fa un tale di nome Machiavelli fondò su questo stesso rovesciamento l’inizio di una nuova era della politica, l’era della politica moderna.

La fortuna è cieca e lo è fino alla morte

La rete di un campo da tennis in primo piano, vista di profilo. La palla che attraversa lo schermo da una parte all’altra ritmicamente. Poi colpisce il nastro, ci rimbalza sopra a rallentatore, poi l’immagine si blocca, con la palla ferma perfettamente a metà tra un campo e l’altro. Se passa la rete l’avversario non può arrivarci e vinci. Se non passa, hai perso. Così inizia il film. Diretto, schietto, senza retorica, come solo Woody Allen può essere. La trama è molto lineare. Un giovane tennista intraprende un fidanzamento con una ragazza dalla famiglia molto ricca, e nel frattempo intrattiene una relazione clandestina con un’altra ragazza dalle origini di gran lunga più umili. Quest’ultima rimane incinta e inizia un vero e proprio calvario per il protagonista che più cerca di metter mano a questa situazione più si ritrova imbrigliato. Combattuto nella scelta tra gli interessi materiali da una parte e quelli passionali dall’altra, decide infine di uccidere la propria amante in dolce attesa e, per inscenare una comune rapina finita male, fa fuori anche la vicina di casa di lei. Uscendo dalla casa e compiuto il triplice delitto, il nostro tennista getta nelle acque di un fiume tutti i gioielli sottratti ad hoc alla vicina in questione. Tutti tranne uno, un anello che rimane accidentalmente lì sulla sponda, l’unico oggetto su cui aveva lasciato le proprie impronte digitali. Data la scarsa abilità di criminale del protagonista, ovviamente i gioielli vengono trovati nel fiume dalla polizia, mentre l’anello viene totalmente perso. Questo goffo assassino l’ha fatta franca.

Non c’è giustizia quando c’è di mezzo il caso

Dove sta dunque la provvidenza in tutto ciò? Semplicemente non esiste. Machiavelli ce lo ha spiegato con una similitudine incredibilmente efficace. Nel suo saggio Il principe ci descrive la fortuna come un fiume in piena che può scagliarsi contro tutto e tutti senza controllo, e così l’uomo per limitarlo non può che costruire degli argini artificiali, che rappresentano di fatto la virtù. Sorte e volontà si spartiscono quindi metà ciascuno le vicende umane. Attenzione, però, se proprio si deve scegliere è molto meglio essere baciati dalla dea bendata. Forse è un po’ crudele, anzi sicuramente lo è, ma è questo stesso spirito critico e disilluso che ha portato nelle nostre mani una visione nuova della politica dalla portata rivoluzionaria, che non tiene conto (e non deve tenere conto) di vane congetture formulate a priori. In Machiavelli è l’empirismo nudo e crudo della ricerca storica a sbatterci in faccia la verità di fatto che non può esistere alcuna giustizia universale.

Il messaggio è chiaro, l’impotenza è potenzialità

Cosa ci ha lasciato Machiavelli in eredità di così grande da oltrepassare i secoli e finire in un film di Woody Allen? Forse la lezione che la fortuna sa essere davvero crudele? Certamente questo in sé no, ma la sua implicazione paradigmatica assolutamente sì. Ciò che conta davvero è come l’uomo viene ridimensionato all’interno di un quadro del genere, in cui ha un potere d’azione tanto limitato da dover preferire la sorte alla propria virtù. Fino a che punto, però, si tratta realmente di un limite? Machiavelli ci mette di fronte al dato di fatto che l’idea di un essere umano padrone di sé e di ciò che lo circonda non solo è una forzatura, ma è soprattutto inefficace, perché sarebbe sinonimo di incapacità di inquadrarsi, di collocarsi, e quindi di far politica in modo per così dire scientifico. È un ritratto di noi stessi che ci rappresenta indubbiamente impotenti, ma consapevoli, e potenzialmente capaci di gettare lo sguardo oltre false convinzioni autoreferenziali. È un ritratto autentico. Un ritratto che dobbiamo tenerci stretto.

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