Il Superuovo

Hannah Arendt ha predetto la società di uomini-massa di Black Mirror

Hannah Arendt ha predetto la società di uomini-massa di Black Mirror

Uomini alienati anche nella convivialità, persone sole anche fra la gente e tecnologia che prende il sopravvento. Questo quadro vi è familiare?

Giugno 2021. Finalmente incominciamo a tornare alla nostra amata normalità, ritrovando la socialità che tanto ci è mancata in questi ultimi mesi. Ma quanto teniamo alla dimensione comunitaria? E’ sempre stato così? Hannah Arendt si è dimostrata scettica a riguardo, così come la serie Black Mirror.

La cupa antropologia di Black Mirror

Black Mirror è una delle serie tv che ha reso Netflix una vera e propria potenza dell’intrattenimento 4.0, e chi ha visto almeno un episodio può confermarlo. Il format innovativo, l’effetto di straniamento dato dagli eventi, ma, allo stesso tempo, l’istinto di personificazione in protagonisti così simili a noi: tutto concorre a tenerci attaccati allo schermo. Un programma che difficilmente può essere incasellato, essendo un mix ben assortito di thriller, azione, horror e sci-fi, ma che funziona eccome. Probabilmente, ciò che cattura l’attenzione dello spettatore è la dimensione sociale, spesso dipinta con toni noir e grotteschi. Spesso i personaggi si ritrovano ad agire in questo mondo privo di comunità, dove regna indifferenza e cinismo verso il prossimo, chiunque esso sia. E viene spontaneo chiedersi:”Finiremo anche noi così?

L’uomo-massa di Hannah Arendt

Secondo Hannah Arendt, filosofa, giornalista e politologa americana, tra gli ultimi decenni dell’800 e i primi del ‘900, si è formato un nuovo tipo di uomo in Europa. Lei lo chiama uomo-massa e lo caratterizza alla perfezione nella sua opera maestra del 1951, Le origini del totalitarismo. La novità antropologica sta nel considerare l’individuo come affetto da un’amarezza egocentrica: egli crede che tutti gli eventi negativi della storia recente siano accaduti solamente a lui. In base a questo assunto, però, si esclude la possibilità di avere vincoli comuni di risentimento verso la classe dirigente. Di conseguenza, si auto-isola sempre di più, ponendo distanze insormontabili nei rapporti sociali. Inoltre, l’uomo-massa perde l’istinto di conservazione: nasce in lui l’idea che la propria vita sia un bene sacrificabile e privo di valore. Questa visione cinica e nichilista nei confronti della morte, oltre che della società borghese perbenista, si acuisce in seguito alla Prima Guerra Mondiale. L’alienazione da sé porta presto a un interesse morboso per questioni ideologiche e astratte, nel quale ritrovare un disegno logico e razionale del caos circostante.

La società di massa Novecentesca

L’insieme di uomini-massa produce presto una società di massa, in cui vigono l’atomizzazione e l’individualismo, subordinati all’ideologia dominante. Questo ingente insieme di persone isolate fra loro non hanno mai potuto partecipare alla vita comunitaria borghese, in quanto indifferenti e neutrali alla politica borghese e, proprio per questo, sono stati considerati per lungo tempo degli stupidi, o apatici. La massa, prima definita dalla Arendt addormentata, ritrova l’interessamento alla sfera pubblica grazie a partiti ultranazionalisti, che si pongono contro il sistema politico e sociale che ha sempre denigrato l’uomo non borghese. Proprio grazie a ciò, il messaggio totalitario arriva a persone provenienti da background diversi: dai nobili declassati, agli intellettuali incompresi, ai proletari in miseria. Le classi sociali si disgregano, mentre nasce un’unica massa amorfa, ridondante odio e risentimento individualista contro la classe dirigente. Da qui al nazismo e allo stalinismo il passo è breve, tuona Hannah Arendt. E quanto aveva ragione.

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