Il Superuovo

La supremazia geopolitica americana ci spiega il realismo nelle relazioni internazionali: scopriamone gli assunti

La supremazia geopolitica americana ci spiega il realismo nelle relazioni internazionali: scopriamone gli assunti

Perché gli Stati Uniti si sono da sempre imposti come una delle principali superpotenze a livello internazionale? Ce lo spiega la teoria realista delle relazioni internazionali. 

 

La cartina geopolitica mondiale ha subito un drastico cambiamento negli ultimi anni: dalla fine della Seconda Guerra Mondiale alla Guerra Fredda agli anni Duemila gli equilibri internazionali hanno oscillato all’interno di sistemi bipolari e multipolari. In questo quadro analizziamo come è cambiata la posizione geopolitica degli Stati Uniti; posizione che fornisce un chiaro spunto per parlare della teoria realista delle relazioni internazionali.

 

La posizione geopolitica degli Stati Uniti

Al termine della Seconda Guerra Mondiale gli equilibri geopolitici internazionali pendevano incontestabilmente a favore del Nuovo Continente. Il Piano Marshall proposto all’Europa era sì un programma atto a risanare il Vecchio Continente, fornendo supporto per la ricostruzione e la sicurezza ma il sostegno economico costituiva solo un lato della medaglia. Grazie all’aiuto monetario gli Stati Uniti si sono creati la possibilità non solo di costruire basi militari permanenti sul territorio europeo ma anche di creare nuove istituzioni; istituzioni che tutt’ora permangono, il riferimento qui è a Nato ed Unione Europea. Quest’azione strategica evidenzia un preciso intento da parte della superpotenza mondiale: esercitare una qualche forma di soft power in Europa con l’obiettivo di tessere una tela che rafforzasse i legami US-EU sulla base di una condivisa cultura ed ideologia.

Con la Guerra Fredda la cartina internazionale si è poi  cristallizzata attorno ad un sistema bipolare: Stati Uniti e Russia in una costante lotta di supremazia. Infine, arrivando ai giorni nostri il Nuovo Continente ha visto la sua innegabile superiorità geopolitica progressivamente erodersi all’emergere di una nuova potenza principalmente economica, la Cina. Alla NATO la Repubblica Popolare Cinese ha contrapposto la BRI, o Nuova Via della Seta con l’obiettivo di rafforzare i collegamenti commerciali con i paesi dell’Eurasia. Ecco quindi che l’Europa è diventata oggi il principale terreno di scontro tra i due paesi, creando così un sistema multipolare.

 

La geopolitica del realismo

Il quadro delineato finora è ben esposto dalla teoria realista delle relazioni internazionali: sul concetto di potere i realisti hanno edificato il loro intero sistema di credenze. Il realismo parte dal presupposto che il potere non possa essere distribuito in maniera equa tra gli stati, ecco quindi dalla sua distribuzione dipende l’andamento geopolitico della cartina internazionale.

Come si evince dal precedente paragrafo, qualora il potere sia concetrato nelle mani di un singolo stato ne risulta un sistema unipolare; se il potere è distribuito tra due paesi il sistema diviene bipolare; infine, nell’eventualità in cui questo risieda in più stati o in più fazioni ne deriva un sistema chiaramente multipolare. Definite queste variabili occorre poi chiarire come secondo i realisti uno stato divenga “powerful”. La risposta è da ricercare nella classificazione in risorse tangibili e intangibili, specificando come le prime abbiano maggiore peso delle seconde. Per risorse tangibili intendiamo popolazione, territorio e condizioni geografiche, risorse naturali, comparto industriale ed armamenti militari. Al contrario, per risorse intangibili facciamo riferimento a fattori come il patriottismo, l’educazione diffusa o la credibilità internazionale. Da questo quadro appare evidente perché gli Stati Uniti abbiano potuto rivestire a livello internazionale il ruolo di superpotenza. Pensiamo ai fattori tangibili e più in particolare al territorio: il continente è situato tra due oceani e non ha grandi poteri né a Nord né a Sud; analizziamo poi le risorse intangibili e guardiamo alla credibilità internazionale, al comparto scolastico e allo spirito patriottico, tutti fattori dove gli Stati Uniti hanno da sempre rivestito un ruolo di leader indiscusso. Si tratta di variabili che se riferite al contesto americano permettono di parlare di evidenze empiriche a supporto della potenza del Nuovo Continente.

 

Che cos’è il realismo?

Abbiamo parlato finora della concezione di potere dei realisti. Ma a cosa ci riferiamo quando parliamo di realismo e quali sono gli assunti principali della teoria?

In merito alle coordinate storiche occorre da subito sottolineare che il realismo nasce come reazione all’idealismo: il fallimento della politica dell’appeasement aveva fornito ai realisti il terreno sui cui poggiare le radici per il diffondersi di precetti propri nel campo delle relazioni internazionali; precetti che possono essere sintetizzati in quattro principali assunti. Per prima cosa i principali attori in campo internazionale sono per il realismo gli stati, caratterizzati dalla sovranità territoriale distinta in sovranità interna ed esterna. Per la prima guardiamo al principio di non intervento mentre relativamente alla seconda ci riferiamo al pilastro dell’indipendenza politica. In secondo luogo, nella visione realista lo stato parla ad una sola voce, vale a dire che ciò che è importante ai fini delle relazioni internazionali non è ciò che avviene all’interno dei confini nazionali ma quello che prende forma la di fuori di essi. Il terzo assunto coincide con il principio di razionalità dell’attore: lo stato è inteso come un attore razionale al pari dell’homo economicus, ovvero in nome dell’interesse nazionale esso agisce sulla base di un’attenta analisi di costi e benefici. Infine,  l’agenda realista si muove attorno al concetto di sicurezza, di qui priorità assoluta diviene la salvaguardia e la protezione dei confini nazionali.

 

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