Una tragedia italiana le cui risposte potrebbero giacere sotto le sabbie del libano.

Un mistero tutto italiano: un aereo che cade senza tuttavia sapere il perché. Un missile? Una bomba? Un semplice cedimento strutturale? Scopriamo cosa si nasconde dietro uno dei fatti più tragici che la storia del nostro Paese ricordi.
81 VITE SPEZZATE
Il mare calmo, la brezza estiva che preannuncia l’arrivo dell’estate ed il sole che sta per tramontare. All’improvviso, il cielo viene squarciato da un Douglas DC-9 che precipita in mare, assumendo la forma di una carcassa che sta per schiantarsi da 7000 m alla velocità di 800 km/h nelle acque del Tirreno. 81 le vite spezzate. Era il 27 Giugno del 1980 quando il volo di linea IH870 della compagnia aerea Itavia partito da Bologna e diretto a Palermo cadde a poca distanza da Ustica. C’è chi parlerà di cedimento strutturale, chi di un missile e chi di una bomba. I pochi cadaveri rinvenuti presentarono le medesime condizioni. I loro corpi, infatti, sono stati martoriati dai detriti dell’aereo. Schegge, pezzi come bulloni e piccoli frammenti, diventarono proiettili. La scatola nera dell’aereo verrà recuperata diversi anni dopo i fatti, passati alla storia come la strage di Ustica. L’ultima registrazione vede i due piloti dell’aereo parlare, per poi, essere interrotti da un qualcosa che, uno dei due piloti, indica all’altro:
«Allora siamo a discorsi da fare… […] Va bene i capelli sono bianchi… È logico… Eh, lunedì intendevamo trovarci ben poche volte, se no… Sporca eh! Allora sentite questa… Guarda, cos’è?».
I primi resti rinvenuti sul fondale presentarono tracce di esplosivo, rendendo sempre più concreta la pista della bomba a bordo. Ma questa pista col tempo venne abbandonata. Si passò quindi all’ipotesi di un cedimento strutturale, mentre la teoria del missile se da un lato fece assumere logicità alla dinamica dei fatti, dall’altro lato fece storcere il naso a molti.

LA RISPOSTA TORNA A GALLA?
Il Dc9 dell’Itavia precipitato vicino a Ustica il 27 giugno 1980 è stato abbattuto da un missile francese. Lo ha sostenuto, in un’intervista a Repubblica, l’ex premier Giuliano Amato che, all’epoca dei fatti, era il ministro del tesoro e che stanziò i fondi per il recupero del relitto. “Era scattato un piano per colpire l’aereo sul quale volava Gheddafi – racconta – ma il leader libico sfuggì alla trappola perché avvertito da Craxi. Adesso l’Eliseo può lavare l’onta che pesa su Parigi”. Dopo quarant’anni potrebbe esserci davvero una speranza per le vittime innocenti di Ustica non hanno avuto giustizia? Amato nell’intervista, sottolinea che “la versione più credibile è quella della responsabilità dell’aeronautica francese, con la complicità degli americani. Si voleva fare la pelle a Gheddafi, in volo su un Mig della sua aviazione. Il piano prevedeva di simulare una esercitazione della Nato, una messa in scena che avrebbe permesso di spacciare l’attentato come incidente involontario”. Il Dc9 sarebbe stato quindi soltanto sfortunato, lui come quelle 81 vite spezzate.
LE RELAZIONI BILATERALI TRA ITALIA E LIBIA
I rapporti tra l’Italia e la Libia iniziano quando quest’ultima diventò una colonia del Regno. Con la risoluzione dell’ONU nel dopoguerra, l’Italia acconsentiva al passaggio di proprietà di tutte le infrastrutture costruite dagli italiani in Libia e inoltre ripagava sempre a quest’ultima i danni dell’occupazione, con un limitato indennizzo in sterline. Dopo che, con un colpo di Stato, Gheddafi salì al potere, pretese ulteriori risarcimenti, avviando una serie di atti propagandistici. Gli attentanti furono il culmine di questa situazione. Per decenni la Libia vide l’Italia come un nemico da annientare. A ciò si aggiunsero i numerosi interessi fra le parti. I tentativi di riconciliazione furono numerosi, ma senza successo. Gheddafi verrà catturato, ucciso e sepolto nella sabbia in un luogo non ben precisato. Con lui, la verità su quanto accaduto ad Ustica.