La sinistra italiana è allo strenuo. Questo è il periodo del minimo storico, non era mai capitato che nel complesso una coalizione, o sommando i voti singolari dei principali partiti di sinistra, dal 1946 al 4 marzo scorso, uscissero da un confronto politico elettorale a livello nazionale con un risultato minore del 30%. In tutto il periodo della prima repubblica,il partito comunista,il partito socialista e altri partiti minori di minima importanza,nel loro complesso non sono mai scesi sotto la soglia del 34%. Il PCI di Enrico Berlinguer, alle elezioni politiche del 1976, è riuscito a raggiungere il risultato massimo mai ottenuto (34.5%) per un partito della sinistra italiana senza schierarsi con una coalizione o un fronte, riuscendo quasi a raggiungere la DC.

LA SINISTRA DELLA PRIMA REPUBBLICA ITALIANA

Durante gli anni della prima repubblica il sistema partitico italiano era un sistema sostanzialmente multipartitico ma che vedeva solamente due grandi protagonisti, da un lato la sinistra con il PCI (Partito Comunista) e il PSI (Partito Socialista) e dall’altro la DC (Democrazia Cristiana) che inglobava in se moderati di centro e di destra,cattolici e anche ex fascisti convertitisi ad ideali democratici. I partiti della sinistra italiana della prima repubblica, a differenza degli altri partiti, avevano una base di tesserati, semplici elettori o attivisti molto più partecipativi degli altri partiti grazie alla creazione di un ampia rete di associazioni collaterali nei diversi settori della società, ma soprattutto è il periodo e le condizioni socio-economiche che determinarono l’affermazione e il radicamento tra la classe operaia. Il periodo del dopoguerra è caratterizzato dal boom economico dovuto alla necessità di ricostruire e anche dovuto all’avanzamento tecnologico e industriale che riversava i ceti più poveri di tutta l’Italia nelle fabbriche del nord. Il grosso coinvolgimento delle masse è dato anche da una grande condivisione ideologica dell’epoca, la politica del XX secolo è stata segnata dagli ideologismi e la contrapposizione tra occidente e URSS era più sentito che mai, il sentimento della guerra fredda alimentava il coinvolgimento e la partecipazione su entrambi i fronti. I voti ai quali la sinistra si rivolgeva erano quelli della classe operaia e dei ceti meno abbienti, propagandando l’utopia del socialismo reale. In sostanza a sinistra stavano partiti anti-establishment, contro la borghesia.

L’EVOLUZIONE DEL VOTO OPERAIO

Il voto di classe ormai ha una rilevanza minima, l’influenza della classe sociale di appartenenza sul comportamento elettorale è in declino nel mondo occidentale, ciò è dovuto anche all’aumento dell’istruzione e alla modernizzazione culturale. La scelta di voto, oltre alla razionalità soggettiva, è guidata dal modo in cui il benessere economico ha rivestito un periodo di governo, quindi in un periodo di recessione economica difficilmente saranno rieletti gli stessi attori politici. Il radicale cambiamento dei partiti delle masse operaie è opera del cambiamento delle stesse masse operaie. Se prima il PCI monopolizzava la classe operaia, ora nessuno è in grado di monopolizzare un intera classe sociale e farla corrispondere al proprio elettorato(nel nostro periodo si dibatte sul concetto di “Sottoproletariato”) . Ciò è dovuto anche al fatto che la classe operaia in primo piano è diventata meno numerosa e le sue condizioni e gli stili di vita sono migliorati. Anche se tutt’ora è elevato il numero dei poveri nei paesi sviluppati, la classe operai in prevalenza non vive più in condizioni povertà. Nella seconda metà del secolo scorso nacque la teoria dell’imborghesimento, che indica l’entrata dei ceti più poveri nella classe borghese grazie all’aumento del benessere, i suoi sostenitori affermavano che molti operai con l’aumento dei redditi avrebbero anche adottato i valori, la mentalità e gli stili di vita dei borghesi.

 

 

 

LA SINISTRA DELLA SECONDA REPUBBLICA

Con il crollo del muro di Berlino, con la svolta della Bolognina, la caduta dell’Unione Sovietica e la fine della prima repubblica, anche nella sinistra italiana è avvenuta una svolta politica. Se durante la prima repubblica i partiti socialisti e soprattutto il PCI erano rivestiti da una coerenza nel programma politici, invece la nuova sinistra ha cercato di adattarsi a interessi molteplici e diversificati. Se prima si necessitava principalmente di una coesione interna dopo si è passati alla ricerca di una coesione con l’esterno (altri attori politici o entità sovranazionali). Se prima si cercava di mantenere il sostegno dell’elettorato tradizionale dopo invece si è cercato di espandere la potenziale base elettorale. Oggi non si parla più di sinistra ma di centro-sinistra. Con l’avvenire degli anni 2000 si è registrata una crisi ideologica, l’elettorato è più mobile che mai e i valori delle diverse fazioni politiche sono più labili. La mancanza di una teoria universale dei diritto dell’uomo o di un pensiero religioso forte hanno sancito l’inizio del nuovo millenio. Oggi la sinistra presenta delle caratteristiche molto diverse rispetto ai partiti marxisti-leninisti dello scorso secolo. La nuova sinistra non è strutturata attorno a una rigida formulazione ideologica, la sua missione è mettere a sistema comune orientamenti valoriali di diversa natura politica(ecologisti, ambientalisti, pacifisti, femministi, gender culture) allo scopo di ampliare i propri confini accrescendo le dimensioni dell’appeal elettorale.

 

Concludendo possiamo dire che non è la sinistra che ha abbandonato la classe operai ma è la classe operai che è scomparsa per come la si conosceva prima, le sue priorità sono altre rispetto a quelle del secolo precedente. L’associazione del votante di sinistra all’appellativo Radical Chic è solo frutto di propaganda che è destinato a scomparire nel breve periodo.

Nikola Hristov

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