La scuola e la famiglia sono ‘contro-natura’. Silvestri e Rancore ci spiegano il perché

L’istituzione scolastica appare sempre più antiquata nel mondo iper-connesso di oggi, e quella familiare sempre più dannosa. L’alienazione dovuta ad un contesto così difficile rende i ragazzi depressi e soli. E’ possibile un sistema diverso?

L’ultima edizione del festival di Sanremo si è conclusa con la vittoria di Alessandro Mamhood. Ad aggiudicarsi i premi della critica ‘Mia Martini‘, il premio della sala stampa ‘Lucio Dalla‘, e il premio per il miglior testo ‘Sergio Bardotti‘ è stata la canzone ‘Argentovivo‘, di Daniele Sivestri, scritta con la partecipazione del rapper romano Rancore (pseudonimo di Tarek Iurchic) e di Manuel Agnelli, storica voce degli Afterhours. Il brano è essenzialmente un monologo interiore, il cui punto di vista è quello di un sedicenne, che denuncia la difficoltà del vivere in un mondo che da una parte punta tutto sulla connessione, sulla velocità e sulla comunicazione istantanea, e dall’altra vive ancora ancorata al passato, con scale gerarchiche e autoritarie. Questa frizione è causa di inquietudini interiori ai danni dell’adolescente, come dimostrano i numerosissimi studi riguardo la depressione adolescenziale.

Mercurio liquido e carcere come metafore della natura e della scuola. Il mondo moderno si sposa con i metodi scolastici?

Il punto focale intorno a cui gira il testo del brano è quello secondo cui ci sia radicalmente qualcosa di innaturale nell’istituzione scolastica. L’uomo. che naturalmente è portato a scoprire, esplorare, socializzare e muoversi, non può vedersi di buon occhio ‘costretto a rimanere seduto per ore, immobile e muto per ore‘. Soprattutto un ragazzo molto giovane, protagonista della canzone, che è prima di tutto Argento vivo, cioè per natura irrequieto e distratto, portato a guardare e toccare ogni cosa, a sperimentare con entusiasmo e meraviglia. La scuola in effetti, con un sistema costituito più da nozioni che da emozioni, toglie allo studente proprio la meraviglia, facendogli assumere le conoscenze come se fossero delle pastiglie, in maniera passiva e spesso svogliata. Non è un caso, e nemmeno un’esagerazione, se nel testo troviamo spesse volte degli accostamenti tra scuola e carcere.

Ho sedici anni, ma è già da più di dieci che vivo in un carcere, nessun reato commesso là fuori, fui condannato ben prima di nascere.’

Solo fiori e scarabocchi il mio quaderno, uno zaino come palla al piede, un’aula come cella…’

Senza mezzi termini, Daniele Silvestri Rancore denunciano l’innaturalezza e la forzatura radicale alla base della scuola, oltre al fatto che i metodi di quest’ultima siano ormai totalmente obsoleti, rispetto al mondo che un adolescente vive. Basti pensare infatti che un ragazzo/a di sedici anni passa in media circa due ore al giorno sui social, i quali hanno un’impostazione che non richiede affatto concentrazione, come la richiede lo studio nozionistico. Prendiamo come esempio la home di Instagram: la visione di un post richiede in tutto al massimo tre secondi, tra la lettura della didascalia, il piazzamento del ‘mi piace’ e la vista dell’immagine. Tre secondi per fare tutto, poi si scorre. Il cervello si riprogramma in base a quei tre secondi, o in base ai quindici secondi di durata di una ‘instagram stories’. Pensiamo ora alla difficoltà che un ragazzo abituato a cambiare contesto ogni tre secondi ha di fronte ad una pagina di un testo. Che sia un fattore positivo o negativo è difficile a dirsi. Possiamo però dire che è la realtà, che piaccia o meno, e la scuola non si è ancora adattata a tale realtà, o comunque non l’ha adeguatamente combattuta.

Questa prigione corregge e prepara a una vita che non esiste più da almeno venti anni’

Nella testa girano pensieri che io non spengo, non è uno schermo, non interagiscono se li tocchi. Nella tasca ho un apparecchio che è specchio di quest’inferno, dove mangio, dove vivo, dove viaggio con gli occhi’.

‘L’inferno della scuola’ si riflette incondizionatamente nell’inferno della virtualità, dove le azioni di meraviglia e scoperta dinamica esistono, ma, come scrive Rancore, solo attraverso gli occhi. I modelli che un adolescente vede sui social sono quelli di grande ricchezza, successo e fama. E’ quello che Freud chiamerebbe ‘Super iocioè tutto ciò che noi vorremmo essere. Più il Super io è irraggiungibile e più l’individuo prova inquietudine, perché si vede costitutivamente sconfitto.

E mi ripetono sempre che devo darmi da fare, perché alla fine si esce e non saprei dove andare, ma non capiscono un cazzo no, io non mi ci riconosco e non li voglio imitare’

Che futuro potremmo avere dunque, se i ragazzi sono tutti schiacciati tra due inferni? Un fuoco incrociato tra due mondi che collidono tra loro, ma che allo stesso tempo coesistono.

La giustificazione della forzatura e l’alienazione di chi viene lasciato indietro

L’irrequietezza giovanile, dovuta sicuramente alla ribellione nei confronti dell’imposizione, viene spesso vista, o meglio, etichettata, come un disturbo. Il numero di ragazzi affetti da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) è indubbiamente in crescita. Il motivo è proprio quello sopra descritto. Le nuove tecnologie hanno del tutto ribaltato il modo di ragionare e scoprire, mentre la scuola è rimasta indietro, refrattaria agli aggiornamenti e passiva al cambiamento. Sicuramente, dal punto di vista della scuola, è più comodo definire un ragazzo come iperattivo o carente di attenzione, piuttosto che ammettere la propria mancanza di posizione nella modernità. Tutti questi disturbi, anziché essere risolti alla base, attraverso una radicale riforma del sistema scolastico, vengono curati: psicofarmaci, psicologi e specialisti fanno parte della vita di alcuni ragazzi quasi più dei genitori. Un altro grande artista italiano, Mondo Marcio, in una sua canzone scriveva ‘Gli psicologi sono gli unici a cui parlare‘, proprio riferendosi a quanto gli adolescenti siano abbandonati a sé stessi. La contraddizione sta nel fatto che il problema non sia individuato alla base, nella sua reale causa ma ci si riduca a delle somministrazioni, che non risolvono affatto il problema, anzi, aumentano la predisposizione a depressione e ad atti suicidi.

Io che ero argento vivo dottore, io così agitato, così sbagliato, con così poca attenzione, ma mi avete curato e adesso mi resta solo il rancore’

‘E’ un mondo nato dall’arte, per questo artificiale, in fondo è un mondo virtuoso, forse per questo virtuale, non è un specie a renderlo speciale e dicono che tanto è un movimento chimico, un fatto mentale’

Quest’ultimo passaggio di Rancore è assai esplicativo di quanto detto. I vari deficit di attenzione, le malattie e i disturbi sono nati proprio perché la ‘specie che renderebbe speciale il mondo’, cioè l’uomo, ha fatto artificialmente in modo che il mondo causasse malessere, per poi scaricare il peso della responsabilità nei farmaci, per l’appunto ‘dicono che tanto è un movimento chimico, un fatto mentale’. Invece che curare i sintomi con sistemi che ne causano altri ben peggiori, occorre risolvere il problema alla base, ammettere gli errori da parte di un’istituzione che, purtroppo, negli ultimi anni e in quelli a venire è destinata a fare più danni del bene che si prefigge.

Daniele Silvestri durante la sua esibizione sul palco dell’Ariston. Didascalica la scenografia, costituita da un banco di scuola.

Il ruolo delle famiglie: da possibili ancore di salvezza a complici passive

In tutto questo la famiglia che ruolo ha? La famiglia moderna sicuramente non può costituire un punto di riferimento per la vita di un ragazzo, che vede entrambi i genitori lavorare ed essere spesso assenti. Anche a questo proposito, Argentovivo spara a zero:

‘Però la sera mi rimandano a casa lo sai, perché io possa ricongiungermi a tutti i miei cari, come se casa non fosse una gabbia anche lei, e la famiglia non fossero i domiciliari.’

L’istituzione familiare sembra essere sempre meno adatta a far fronte ai problemi dell’adolescente, il quale si trova più a suo agio a parlare con un coetaneo piuttosto che con i genitori, o piuttosto ad isolarsi:

E il tempo scorre di lato e non lo guardo nemmeno, e mi mantengo sedato per non sentire nessuno, tengo la musica al massimo e volo, che con la musica al massimo rimango solo’

Mentre mio padre mi spiega perché è importante studiare, mentre mia madre annega nelle sue stesse parole tengo la musica al massimo ancora, ma non capiscono un cazzo’

L’adolescente è destinato al ruolo di incompreso, e non per colpa sua. Si sente spessissimo dire che l’uso della tecnologia è eccessivo e distrae, ma non ci si ferma mai a pensare che origine abbia l’eccessivo abuso dei social network. In questo senso l’educazione e la partecipazione dei genitori nella vita del piccolo sin dai primi mesi di vita è decisiva. Un bambino parla sostanzialmente un’altra lingua, non ha mai visto il mondo, per cui è per forza di cose iperattivo. Vedere con meraviglia il mondo è quello che Aristotele individuava essere alla base del pensiero umano, essere appunto argento vivo. Come già detto, questa iperattività non viene mai assecondata, non viene riconosciuta come qualcosa di positivo, come un segnale di partecipazione con il mondo e di scoperta, ma più come una scomodità. Quanti genitori abbiamo visto che, pur di non sopportare le scorribande dei figli piccoli, li hanno piuttosto piazzati davanti ad uno schermo, relegandoli a una condizione passiva di semplice visione?

Avete preso un bambino che non stava mai fermo, l’avete messo da solo davanti a uno schermo e adesso vi domandate se sia normale se il solo mondo che apprezzo è un mondo virtuale’

Ti dico un trucco per comunicare, trattare il mondo intero come un bambino distratto, con un bambino distratto, davvero, è normale, che sia più facile spegnere che cercare un contatto’

Se gli adolescenti passano così tanto tempo sui social è proprio questo il motivo. La poca consapevolezza da parte dei ‘grandi’, che abbandonano (da un punto di vista morale ed esistenziale, non fisico) i propri figli, che ritrovano punti di riferimento negli artisti, nelle web star e in personaggi famosi. La sostituzione delle figure genitoriali è un punto cardine, sia nella vita di ognuno che nel testo della canzone:

Suonerà come un richiamo paterno il mio nome dentro all’appello, come una voce materna la campanella suonerà’

Per riprogrammare la serenità dei più giovani occorre riprogrammare quella degli anziani. E’ qualcosa che può risultare complesso ma va fatto. La scuola deve necessariamente svecchiarsi, essere al passo coi tempi, accendere migliori e meno sporadiche scintille per la conoscenza, che è un’arma che tutti dovremmo possedere. Occorre ripensare a fondo il tema della genitorialità, e far fronte a quelle che sono le nuove frontiere del reale, abbandonando ogni soluzione di comodo e di scarsa lungimiranza. Il problema che sta al fondo è uno dei più grandi della storia dell’uomo. Riconoscere ed affrontare le responsabilità, anche a costo di perderci qualcosa, perché per tutti noi è più facile e conveniente spegnere, che cercare un contatto.

Marco Braconi

 

2 thoughts on “La scuola e la famiglia sono ‘contro-natura’. Silvestri e Rancore ci spiegano il perché

  1. Riflessione interessante, credo davvero che gli scompensi adolescenziali nascano dalla “collisione dei due mondi”, dall’immagine di “uomo vincente” che viene proposta dal vecchio mondo contro l’immagine suggerita dal web. È sicuramente un periodo di transizione per noi giovani. Come se dovessimo rinascere, ma come dobbiamo farlo? Qual è il modo giusto? Cosa vogliono da noi? Cosa vogliono da me?
    Troppe sono le voci e dicono tutto e il contrario di tutto. È fin troppo facile perdersi, in questo caos .

    • Ciao, grazie mille per il commento.
      Ogni scompenso nasce da una collisione. La realtà sarebbe idilliaca se non vi fossero scontri. Il problema è che ad ogni competizione corrisponde uno sconfitto e un vincitore, come è logico che sia. In questo scontro tra “reale” e “virtuale” sembra uscirne sconfitto proprio chiunque vi partecipi. Non ci sono vincitori, perché chi ha vinto lo ha fatto prima. Adesso è difficile restare sulla cresta dell’onda in qualsiasi ambito per più di un mese, tra ‘trend topic’ ed influenze varie. Bisogna andare tutti in una sola direzione, o remare a favore dello spostamento dal reale al virtuale, oppure andare in direzione ostinata e contraria. Per adesso rimaniamo schiacciati tra le due strade, esattamente come quell’asino che non sapendo se mangiare dal covone di destra o da quello di sinistra, finisce per morire di fame.

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