Il profilo facebook di Radio Maria e le relazioni familiari: la vignetta che crea polemica

La vignetta pubblicata da Radio Maria provoca un’accesa discussione fra i commenti riguardo alla raffigurazione dell’immagine femminile, fornendo l’occasione di parlare delle relazioni all’interno della famiglia oggigiorno.

A sinistra: la prima pubblicazione dell’immagine; al centro: la sua ripubblicazione; a destra: il secondo post di Sapore Di Male (il primo è stato automaticamente eliminato a causa della cancellazione del post originale da parte di Radio Maria)

Giovedì 6 giugno Radio Maria pubblica una vignetta, in realtà già pubblicata il 25 aprile dalla pagina facebook Pensiero Diverso, in cui si nota l’evoluzione (rappresentata dal sentiero di montagna, che nei pensieri di chi la pubblica si tratta di una devoluzione in quanto segue un moto discendente) della famiglia. La foto viene inizialmente pubblicata con la descrizione “Notate qualcosa di strano?” (vedi foto soprastante), che appare, anche a causa dello stampatello, una piccante accusa nei confronti della femmina, avvalorata anche dal simbolo sulla maglia della penultima donna, creando implicitamente una correlazione inversamente proporzionale fra l’acquisizione di maggiori diritti per le donne e il crollo di natalità italiano. Il post è stato poi ricondiviso dalla pagina facebook Sapore Di Male, che “denuncia” la rappresentazione che questo dà della donna. Ciò fa aumentare di molto la visibilità del post, costringendo Radio Maria a rimuoverlo e a pubblicarlo nuovamente, questa volta con delle emoji come descrizione (che non fanno ben capire il significato che si vuole esprimere pubblicando il post stesso) e, soprattutto, citando la fonte originale, come per “lavarsi le mani” da qualsiasi responsabilità. La vicenda evidenzia un argomento estremamente importante, ovvero quello dell’evoluzione delle relazioni familiari, tema largamente discusso in sociologia.

Sfera produttiva e sfera riproduttiva

Per descrivere le dinamiche sociali inerenti alla famiglia, si distingue fra sfera produttiva e sfera riproduttiva. La prima consiste nel procurare i mezzi di sostentamento per la sopravvivenza della famiglia stessa, mentre la seconda corrisponde all’ambito della procreazione e della cura (sia dei figli che della casa). Per secoli la sfera produttiva è stata legata alla figura maschile, mentre quella riproduttiva a quella femminile. Negli ultimi tempi però, in seguito a lotte e conquiste sociali, le donne sono finalmente entrate nella sfera produttiva (anche se oggigiorno persistono alcuni ostacoli, come il soffitto di vetro). Ciò ha indubbiamente provocato dei cambianti all’interno delle relazioni familiari (in quanto le donne hanno iniziato a concedere meno tempo alla cura), o ha provocato situazioni quali ad esempio la doppia presenza (termine che fa riferimento al lavoro effettivo che la donna compie e al secondo lavoro che deve adempiere per la cura dei figli e della casa), oppure costringe le donne ad essere discriminate in quanto non vengono assunte. Per via di questi fattori le donne sono spinte a non avere figli per poter andare avanti nella propria carriera lavorativa.

Uomini e sfera riproduttiva

Se però le donne sono riuscite ad entrare, seppur non negando l’esistenza di differenze, nella sfera produttiva, non si è verificato invece il subentrare della figura maschile nella sfera riproduttiva. Ciò è ampiamente dimostrato da quella che è a tutti gli effetti una deficienza linguistica. Infatti un padre che si occupa dei figli viene chiamato con tristi e odiosi appellativi quali “mammo” o “papà chioccia” (limite espressivo riscontrato non solo in Italia, ma anche nel resto del mondo). Ciò è stato riscontrato da una ricerca condotta dalla professoressa Sveva Magaraggia (docente di sociologia della famiglia all’Università degli Studi di Milano-Bicocca) in cui sono state intervistate giovani coppie. Questa ricerca evidenzia diverse situazioni, ad esempio alcuni padri vorrebbero interessarsi di più ai figli, ma non possono per lavoro, altri non sanno minimamente che occuparsi dei figli implichi una serie di faccende (impegnative a tal punto da essere considerate un vero e proprio lavoro), altri ancora vengono sminuiti, in quanto le mogli non si fidano a lasciare loro i figli.

Fra tutte le interviste, ne spicca una che non riguarda propriamente la coppia in sé. Si tratta di due giovani che riescono a dividersi in egual modo i compiti di cura (crescita dei figli e pulizie della casa), permettendo ad entrambi di lavorare. Tuttavia la madre racconta di un particolare episodio in cui ad un matrimonio la figlia cade e, rialzandosi in lacrime, urla spaventata “papà” e gli corre incontro. La ragazza racconta di essersi sentita davvero in forte disagio in quanto tutti i presenti nella sala la guardavano con disprezzo, in quanto la bambina era andata dal padre e non dalla madre, come se quest’ultima non si occupasse di lei.

Il problema è a livello sociale

Questo episodio fa molto riflettere, in quanto evidenzia una limitatezza della società, ovvero il non concedere ai padri un ruolo di cura. Si è creato molto scalpore riguardo a una vignetta, ma le persone tacciono di fronte a pubblicità e spot promozionali in cui le donne vengono raffigurate sempre e costantemente in casa, spesso durante la preparazione dei pasti o impegnate nella pulizia, e gli uomini sempre fuori casa, impegnati nel lavoro. Solo in tempi recentissimi le pubblicità hanno invertito questa tendenza, raffigurando temi sensibili non solo all’uguaglianza fra i sessi, ma anche rispetto all’omosessualità e all’omogenitorialità. È giusto quindi evidenziare quando viene lesa l’immagine di qualcuno, ma non solo quando questa viene da un particolare gruppo (in questo caso Radio Maria rappresenta il mondo cattolico), ma bisogna prestare attenzione a tutti i segnali (sia riguardo a questo tema, ma anche a tutti gli altri come ad esempio quelli politici) che impregnano la vita quotidiana ormai a tutti i livelli e in tutti i momenti della giornata.

Pietro Salciarini

 

 

 

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