La scuola ci permette di essere creativi? Scopriamolo con Ken Robinson

Analizziamo brevemente il funzionamento dell’istituzione scolastica considerando la proposta rivoluzionaria di Robinson.

Fonte: Tim Mossholder su Unsplash

Si pensa mai a quanti errori possa commettere l’istituzione scolastica nei confronti dei propri studenti e dei propri insegnanti? La comunità educativa dovrebbe essere stimolata a tirar fuori il meglio dai discenti, effettuando l’operazione della maieutica, osannata dal filosofo Socrate.

I DANNI DERIVANTI DALLA PRESSIONE SOCIALE

Ho dedicato la mia tesi agli studenti universitari che sentono, o sentivano, di non farcela. A quelli che non ce l’hanno fatta. Perché ogni giorno sentiamo notizie riguardanti studenti che si laureano in tempo record, di ragazzi che frequentano due facoltà, e chi più ne ha più ne metta. Io invece ho voluto dedicare tutti i miei sforzi (…)   a quelle persone che hanno preferito rinunciare, che sono state soffocate dall’ansia, che sono arrivate a preferire la morte piuttosto che a dover dire di non riuscire ad affrontare l’università italiana. (…) “

Queste le parole di Giulia Grasso, fresca laureata in Lettere Antiche presso l’Università di Bari.

Il discorso mette in luce la difficoltà di molti ragazzi universitari nel concludere gli studi a causa di un malessere interiore che li porta a sviluppare un senso di insoddisfazione totalizzante.

A questo proposito è interessante approfondire il pensiero di Ken Robinson, educatore e scrittore britannico.

Il suicidio oggi è fra le prime tre principali cause di morte fra i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni. Uno dei motivi principali è senz’altro l’influenza negativa dei media, unita al perdurare dello stigma e della mancanza di comprensione di problematiche legate alla salute mentale.

Il problema di fondo è che il sistema scolastico attua una pressione esorbitante sui ragazzi, che sono portati a conformarsi ai canoni che vengono loro imposti.

Robinson fortunatamente ci ricorda tre aspetti dell’intelligenza:

  1. E’ varia: basti pensare a tutti i modi in cui percepiamo il mondo;
  2. E’ dinamica: il cervello, infatti, non è suddiviso in scompartimenti. La creatività si manifesta spesso tramite interazioni di modi differenti di vedere le cose;
  3. E’ distinta: ognuno possiede dei talenti, delle capacità differenti e personali.

 

Fonte: Jason Strull su Unsplash

L’ATTEGGIAMENTO DELLA SCUOLA NEI CONFRONTI DELLE INTELLIGENZE MULTIPLE

Gli esseri umani sono tutti diversi, ma purtroppo l’istruzione non è basata sulla diversità, bensì sulla conformità.

Ciò che le scuole sono puntualmente incoraggiate a fare è scoprire cosa possono fare i ragazzi attraverso dei test e uno spettro molto ristretto di risultati. Uno degli effetti di questo tipo di impostazione è quello di limitare tutta l’attenzione alle discipline scientifiche, le cosiddette STEM, che sono assolutamente importanti, ma non sufficienti.

Bisognerebbe conferire lo stesso valore alle discipline artistiche e umanistiche.

Ken Robinson ci parla di discipline e non di materie, perchè le prime sono fluide e interconnesse, mentre le seconde sono a sé stanti e non collaborano tra di loro.

Nel libro “Immagina che”  l’autore riporta un esempio concreto, affermando che un giornalista, per esempio, debba avere abilità conversazionali, ragionamento deduttivo, conoscenze della lingua e delle scienze sociali per redigere un articolo.

Questo presuppone ragionare in termini di discipline interconnesse e varie.

L’INSEGNAMENTO COME REALE VOCAZIONE

La curiosità è il motore dell’apprendimento e spesso il problema maggiore è rappresentato proprio dallo spegnimento di questa scintilla fondamentale.

Lo stesso insegnamento è un lavoro creativo, ci dice Robinson, se correttamente concepito. Non si tratta di una mera e passiva trasmissione di dati. Un insegnante dovrebbe stimolare, ispirare e coinvolgere!

La cultura dominante dell’istruzione, però, si sofferma maggiormente sulla valutazione.

Il voto dovrebbe essere un supporto all’insegnante e non l’unico scopo dell’apprendimento di un ragazzo.

C’è da dire che i sistemi di istruzione principali del mondo attribuiscono agli insegnanti il ruolo di addetti all’erogazione di un servizio e ignorano le loro opinioni e la loro competenza professionale.

Basti pensare al professor Keats nel film “L’attimo fuggente”:  era un personaggio sicuramente non conforme a ciò che la scuola in quel momento richiedeva. Perché?

Sicuramente il professore aveva a cuore qualcosa di diverso dal mero nozionismo… Cercava di trasmettere il desiderio, la brama della poesia, la “bellezza delle cose fragili che vanno tutelate”,  per citare Alessandro D’Avenia. 

Una scuola realmente funzionante, inoltre, dà voce non solo agli insegnanti ma anche ai giovani.

L’idea di coinvolgerli nelle decisioni che riguardano il loro destino di studenti non dovrebbe essere considerata rivoluzionaria, bensì la normalità.

Fonte: Nick Fewings su Unsplash

 

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