La sanguinosa guerra israelo-palestinese riaccende il fuoco del terrorismo in Europa

La notizia della nuova ondata di violenze nella striscia di Gaza e Israele è sulla bocca di tutti, portando con sè anche il brutto ricordo del terrorismo in Europa.Basta la televisione su un qualsiasi canale o aprire un social qualunque: le notizie dal Medio Oriente si susseguono l’una dopo l’altra, scandite da un ritmo martellante e mortifero. Prima l’attacco di Hamas, gruppo nazionalista palestinese, poi la risposta senza repliche di Israele. Guerra, guerra devastante su Gaza. I campi dove per decenni vive la popolazione palestinese sono i primi a essere colpiti, portando a un esodo impossibile. Non c’è via d’uscita. Sembra si sia arrivati davanti a un bivio storico. Non solo il Medio Oriente, però, ne coglie gli amari frutti; anche la nostra Europa è colpita dagli strascichi del conflitto, ossia gli atti di terrorismo.

Il terrorismo come fenomeno moderno

Dalla Rivoluzione russa del 1917, le condotte terroristiche si sono diffuse in tutto il mondo, soprattutto negli stati totalitari. Si parla di logica del terrore, declinata sempre in modo diverso, ma con il medesimo obiettivo: sovvertire l’ordine costituito. Spesse volte, il terrore proviene dal basso, da autoproclamati brigatisti del popolo, ribelli nei confronti delle istituzioni, che mettono un freno alla disgregazione della società moderna, situata in un mondo-pantano. Essi si sentono in dovere di distruggerlo, insieme ad un’élite contraddistinta da una conoscenza gnostica. Proprio questo tipo di sapere porterà i saggi a guidare il popolo cieco ed ignorante verso la Rivoluzione, vista come evento salvifico e benefico per tutta l’umanità. Essa, di fatto, implica la fine del mondo come lo conosciamo e la conclusione della Storia: dopo ciò, vi sarà solamente la massima felicità desiderabile.

Cosa pensa un terrorista?

Una visione violenta e apocalittica, basata su una mentalità binaria permeata dall’ideologia: il Bene contro il Male, gli amici contro i nemici. Questi ultimi non sono solamente coloro che si oppongono alla rivoluzione, ma anche quelli che non si attivano in prima persona per attuarla. Proprio per questo, essi vengono considerati inutili al nuovo ordine mondiale, oltre che traditori del popolo e, quindi, meritano solo la morte. Grazie al loro ruolo di guide, i brigatisti riescono ad insegnare la pedagogia del terrore: mentalità binaria, repressione del dissenso e del pensiero critico, demonizzazione del nemico fino alla sua spersonalizzazione e disumanizzazione (e, conseguentemente, facile e necessaria uccisione). Un altro importante precetto da trasmettere agli adepti è il completo abbandono della propria vita precedente: è necessario lasciare indietro i propri affetti, la propria casa ed i propri oggetti personali per non essere ostacolati nella realizzazione della Rivoluzione.

Le fobocrazie e la jihad

Negli ultimi decenni si è passati, principalmente, ad un’ottica terroristica religiosa, con la nuova primavera araba e il richiamo alla jihad di immigrati di seconda o terza generazione, emarginati dal mondo occidentale, che vedono nella lotta santa dell’Islam la chiave di volta della loro esistenza. Una lotta che inizia con la radicalizzazione in moschee occidentali o, più spesso, nell’infosfera, e termina in Siria come foreign fighters del sedicente Stato Islamico. Terrore incontrollato, che può colpire in ogni dove e in ogni momento nelle grandi città europee, mietendo numerose vittime innocenti, oltre all’attentatore, martire per l’Islam. Terrore che le nostre moderne democrazie occidentali, sempre più insicure e delegittimate nel mondo globalizzato, sfruttano per accrescere la loro sovranità sui cittadini, trasformandosi in Stati di Polizia e fobocrazie, tenute insieme proprio dalla paura, che unisce tutti in un’ottica di solidarietà forzata.

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