La responsabilità della scelta: ecco perché Platone sarebbe bravo al fantacalcio

Nel mito di Er esposto da Platone, come nel gioco del fantacalcio, la scelta è un momento fondamentale

Il logo della serie A 2019/20 (goal.com)

Il fantacalcio è uno dei giochi più conosciuti in Italia e accompagna la stagione calcistica dall’inizio alla fine. Ecco perché Paltone, con il mito di Er raccontato nel dialogo “La repubblica”, ci fa intuire che sarebbe un ottimo giocatore.

Fare il fantallenatore è un mestiere difficile

Il campionato di calcio italiano è ripartito da tempo e con lui tante abitudini dei maschi (ma non solo!) italiani. Il tifo negli stadi con gioie e dolori, la partita la domenica davanti alla tv, il posticipo domenica sera con gli amici, gli sfottò. Ma soprattutto il gioco principe per chi segue il campionato: il fantacalcio. Si tratta di un gioco in cui ogni partecipante diventa allenatore e crea la propria squadra per vincere il campionato, solitamente organizzato in gruppo tra amici, famigliari, conoscenti. Inizialmente i fantallenatori si incontrano per svolgere l’asta di mercato. Con un budget di partenza, uguale per tutti, deve essere acquistata la propria rosa di calciatori. È un momento concitato e teso: bisogna prestare attenzione alla gestione del budget mettendo a segno i colpi giusti per creare la propria squadra ideale e aggiudicarsi il campionato. L’asta quindi è ricca di decisioni importanti da prendere. Dalle scelte che il fantallenatore opera in questo momento dipenderanno le sorti del fanta campionato. Dalla chiusura dell’asta parte il gioco vero. Un gioco fatto di statistiche, infortuni, squalifiche, formazioni da schierare e, ogni maledetta domenica, scelte da fare. La rosa di ogni fantallenatore è composta da venticinque giocatori, ma solo undici possono essere schierati titolari. Scegliere bene chi scenderà in campo è fondamentale perché solo i giocatori schierati nell’undici titolare porteranno i bonus (o i malus) alla propria squadra. Così se un giocatore segna un gol nel campionato reale, mi porterà tre punti, un assist me ne porterà uno, ma gol subiti, rigori sbagliati o cartellini gialli e rossi mi toglieranno punti. Se non giocate al fantacalcio non capirete mai quanto può rovinarvi il weekend un rigore sbagliato nel posticipo della domenica. Si mescolano intuito, conoscenza calcistica e, perché no, un po’ di sano culo. È un gioco di agonismo, lotta, sofferenza, esultanza. Proprio come il gioco reale cui si ispira: il calcio.

Il fantacalcio organizzato dalla gazzetta dello sport (gazzettafannews.it)

Il mito di Er: la responsabilità della scelta

D’altra parte, si sa, la vita presenta spesso scelte da affrontare. Platone, al termine del dialogo “La Repubblica”, narra di una scelta molto particolare, anch’essa molto importante. Lo fa raccontando un mito conosciuto con il nome del suo protagonista: Er. Er è un soldato proveniente dalla Panfilia, morto in battaglia e ritrovato sul campo dopo dieci giorni con il corpo ancora stranamente intatto. Quando viene deposto sulla pira per essere bruciato, come era usanza dei greci, ritorna in vita e racconta i ricordi del suo viaggio nel mondo dell’aldilà. La sua anima, una volta liberata dal corpo, si era messa in cammino con altre ed era giunta in un luogo dove stavano quattro voragini. Due di queste si aprivano in cielo, due sugli abissi della terra. Al centro di queste voragini sedevano i giudici che indirizzavano le anime verso la voragine destra celeste o verso la voragine sinistra terrestre. Ogni anima portava inoltre i segni della sentenza. Er si era presentato ai giudici i quali gli avevano detto di guardare e ascoltare tutto ciò che sarebbe accaduto per poterlo poi raccontare. Dalle altre due voragini, una celeste e una terrestre, uscivano invece le anime reduci dal loro viaggio di espiazione o di ricompensa, della durata di mille anni. Ogni castigo dunque è temporaneo, tranne, precisa Er, quello per i tiranni, i quali verranno trattenuti negli inferi in eterno. L’anima di Er si era messa di nuovo in cammino con le anime che uscivano dalle voragini, giungendo a una luce simile a un arcobaleno. Da questo pendeva il fuso di Ananke, la necessità. Come contrappeso al fuso, ci sono otto vasi concentrici su ognuno dei quali sta una sirena che canta una singola nota. Tutte insieme, ruotando, producono un’armonia. Su tre troni a uguale distanza da Ananke siedono invece le tre Moirai, figlie della stessa Ananke, coloro che controllano passato, presente e futuro. Le anime si presentano ad Ananke e, a sorteggio, potranno scegliere il modello di vita in cui reincarnarsi. Questi sono talmente numerosi che anche chi sarà sorteggiato in ultimo avrà ampia possibilità di scegliere una vita virtuosa. Ecco qui il momento fondamentale: la scelta. Platone, tramite questo mito, sottolinea che la scelta dipende solo dall’anima del singolo uomo, che in quel momento non è influenzato dal destino o dalle divinità. La scelta è una sua responsabilità. Il mito termina con il congedo delle anime, le quali dopo aver scelto la propria prossima vita, vengono obbligate a bere dell’acqua che farà loro dimenticare tutto. In questo atto si nota chi usa la phronesis, cioè il discernimento. Bevendo poca acqua, infatti, sarà possibile mantenere il ricordo dell’aldilà e poter operare scelte giuste per la prossima reincarnazione. Er riceve l’ordine di non bere e così potrà raccontare tutto ciò che ha visto e udito.

Le tre Moirai (alamy.it)

Platone sarebbe un fantallenatore responsabile e con discernimento

Responsabilità, discernimento, giustizia. Sono questi i tre concetti messi in risalto dal mito platonico e che rispecchiano il pensiero del filosofo stesso. Ogni scelta deve essere guidata della giustizia e dal discernimento, ricordando le esperienze precedenti. Non solo, ma la scelta della vita in cui reincarnarsi, una scelta fondamentale, è di piena responsabilità dell’anima. La colpa di scegliere una vita di dolore e colpe, non può essere attribuita a nessuno se non a sé stessi. Ecco perché Platone sarebbe un buon giocatore di fantacalcio. In primo luogo curerebbe ogni scelta ascoltando le esperienze pregresse e non le proprie passioni o il proprio tifo. Sarebbe un maniaco delle statistiche e questo sicuramente lo aiuterebbe. In secondo luogo però, soprattutto, non se la prenderebbe con nessuno per le scelte sbagliate. Non incolperebbe il suo amico per un consiglio sbagliato, il caso, il destino, la sfiga (che comunque, diciamocelo, ha un bel ruolo in questo gioco). Si prenderebbe la piena responsabilità, lasciando gli altri tranquilli. Quindi, ecco un consiglio, da fantallenatore a fantallenatori: quando dovrete giocare il prossimo anno, cercate Platone. E se non lo trovate raccontate a tutti il mito di Er.

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