Il Superuovo

La ragazza con la Leica: Gerda Taro e l’importanza dell’engagement

La ragazza con la Leica: Gerda Taro e l’importanza dell’engagement

Gerda Taro è la protagonista del romanzo vincitore del premio Strega di quest’anno. La scrittrice, Helena Janeczek, è la prima donna dopo quindici anni ad aggiudicarsi il premio. La lente d’ingrandimento che il romanzo pone sulla breve vita di Gerda Taro può portare a numerosi spunti di riflessione, tra i quali quello sull’importanza di avere determinate figure di riferimento. 

Gerda Taro negli anni ’30

Helena Janeczek, scrittrice tedesca naturalizzata italiana, è la vincitrice del 72esimo premio Strega, assegnatole il 5 luglio per il suo romanzo La ragazza con la Leica. Janeczek è la prima donna dopo quindici anni a vincere il premio – l’ultima era stata, nel 2003, Melania Mazzucco con Vita. Le donne vincitrici del premio, in totale, sono soltanto dieci, rispetto a sessantuno uomini. Il romanzo della Janeczek, edito da Guanda nel settembre 2017, racconta la vita della fotoreporter Gerda Taro.

Taro Nasce a Stoccarda nel 1910 da una famiglia di ebrei polacchi, i Pohorylle. Si dedica fin da giovanissima alla causa socialista e con l’avvento del nazismo in Germania finisce in carcere come membro del Partito Comunista tedesco; in seguito all’arresto, prende la decisione di scappare dalla Germania e trasferirsi a Parigi. La sua figura si caratterizza come antifascista e “ribelle’’ durante gli anni ’30 caratterizzati da una crisi economica profonda, l’ascesa del nazismo e l’ostilità per i rifugiati sopratutto ebrei e di sinistra.

Taro nota per la partecipazione alla guerra civile spagnola con il suo compagno, il fotoreporter Robert Capa – pseudonimo, creato dai due, di Endre Ernő Friedmann, fotografo ungherese che la ragazza conosce al suo arrivo a Parigi. Fu la prima donna reporter a morire sul campo: in seguito alla battaglia di Brunete, nel 1937, morì cadendo dal predellino della macchina sulla quale viaggiava e venendo schiacciata da un carro armato repubblicano, nel panico causato da un raid aereo tedesco sul convoglio.

Gerda Taro e Robert Capa

Sopravvisse ancora per ore nonostante la ferita atroce all’addome durante il trasferimento a Madrid, prima di morire all’alba del 26 luglio; fu seppellita a Parigi, nel cimitero del Père Lachaise, con gli onori dovuti ad un’eroina repubblicana.

Ma perché la figura di Gerda Taro può essere importante? 

Delle numerose testimonianze che il romanzo di Janeczek riporta o alle quali la scrittrice si è ispirata, l’immagine che scaturisce di Taro è quella di una persona profondamente libera ed engagée nella causa che le stava a cuore, con una forte fede antifascista e rivoluzionaria. Sono quindi l’emancipazione di Taro e il suo impegno che dovrebbero rimanerci impressi.

La figura di Taro non è l’unica, ovviamente, a brillare per queste due qualità. “Pour moi, la question ne se posait pas. Je gagnerais ma vie, je serais libre” scriveva Simone de Beauvoir nel suo romanzo Mémoires d’une jeune fille rangée. Nella seconda parte del romanzo, la scrittrice racconta di come già dall’età di quindici anni fosse consapevole che il suo impegno si sarebbe riversato nella scrittura e che sopratutto ciò le avrebbe permesso due cose: l’engagement e la libertà. “Il fatto è che sono una scrittrice: una donna scrittrice non è una donna di casa che scrive, ma qualcuno la cui intera esistenza è condizionata dallo scrivere”: così si descrive ne La forza delle cose del 1963. Il suo lavoro come femminista, filosofa e saggista ne è la prova.

Simone de Beauvoir e Jean-Paul Sartre

E una seconda Simone, Simone Veil, le cui spoglie sono state accolte nel Patheon di Parigi qualche giorno fa, ha dimostrato un’ancora più profonda devozione alle cause che l’hanno segnata. Magistrato, accademica, donna politica che ha sostenuto la legge francese che depenalizza il ricorso all’aborto, è morta un anno fa; e rimane tuttavia la ragazza sopravvissuta al campo di concentramento nazista dove, a sedici anni, ha perso padre, madre e fratello. É la quinta donna della storia a entrare al Panthéon, e durante la cerimonia tenutasi a Parigi il primo luglio, sono stati celebrati le sue battaglie politiche a favore dell’aborto, la sua carriera e un instancabile lavoro di memoria della Shoah.

Simone Veil

Ora, ciò che accumuna queste figure non è solo l’essere donne, quanto piuttosto l’atteggiamento combattivo e, riduttivamente, “ribelle” che si può attribuire loro. Taro, come detto prima, affrontava un periodo di crisi economica, crisi politica e di ostilità nei confronti di coloro che chiedevano aiuto e asilo. Simone de Beauvoir e Simone Veil hanno dedicato una vita intera alle loro cause. In un momento molto simile in cui tendiamo al contrario a tacere e quasi a nasconderci, o peggio a restare in una piacevole apatia che ci permette di non schierarci, figure come queste potrebbero ricordarci come invece dovremmo almeno provare ad agire con i mezzi che abbiamo a disposizione.

– Frances

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