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La psicologia del linguaggio individua tanti opposti perfetti. Tra questi, anche Trump e Biden

Le elezioni presidenziali negli Usa stanno per concludersi ed abbiamo osservato i due candidati scontrarsi. Cosa possiamo trarre dal loro linguaggio? Vediamo cosa ci dice la psicologia.

La psicolinguistica studia l’architettura dei processi del linguaggio. I soggetti presi in esame, sono sia sani che danneggiati, comprendendo lo spettro dei disturbi come la dislessia. In questo articolo, semplificheremo questa splendida disciplina, e la renderemo assimilabile per chiunque. Un’analisi accurata degli atteggiamenti dei due candidati, sarebbe prolissa e poco stimolante. Dunque di seguito troveremo studi passati che vi forniranno un’idea concreta.

La relatività linguistica

L’ipotesi della relatività linguistica afferma quanto la lingua parlata, influenzi lo sviluppo cognitivo di ogni essere umano. La sua storia risale a circa un secolo fa, frutto di Edward Sapir e il suo allievo. Il maestro di Sapir, tale Franz Boas, giunse alla conclusione che la cultura e gli stili di vita di un popolo si riflettessero nella lingua parlata. Sapir proseguì i suoi studi, ed interpretò l’importanza della lingua ponendosi punti di vista interessanti. Verso il concludersi della sua esistenza, arrivò a credere che la lingua non fosse lo specchio della cultura e delle azioni abituali. L’idea era che lingua e pensiero, potessero influenzarsi o addirittura determinarsi reciprocamente. Dopo di loro, Whorf gettò le basi per l’analisi della relazione tra lingua, pensiero e realtà. Sappiamo ad esempio che le lingue occidentali, tendono a considerare la realtà come oggetti all’interno dello spazio. Una frase come “cinque settimane” è grammaticalmente affine a “cinque auto” o “cinque metri”. Il futuro e il presente sono luoghi, il tempo è un filo che li collega. Nel corso delle decadi, le ipotesi di SapirWhorf persero e riacquisirono interesse. Di certo possiamo appurare come le loro teorie, tutt’ora stimolino un gran numero di ricerche innovative nel campo.

Genere sessuale, matematica e colori

Gli studi più importanti hanno rilevato difformità essenziali nelle abitudini più comuni del linguaggio. Nel semplice atto di contare, ad esempio, è presente un “trucchetto” linguistico che ci hanno insegnato da bambini. Abbiamo essenzialmente imparato la lista dei numeri, per poi applicarla a tutto ciò che di per sé è quantificabile o numerabile. Diverse lingue invece, non posseggono parole specifiche per i numeri. Per le persone che parlano queste lingue, è dunque difficoltoso tenere il conto esatto delle cose. Altro aspetto apparentemente banale, è la divisione dei colori negli spettri visivi. Sul piano neuroscientifico, il cervello delle persone che considerano ad esempio il blu come un insieme di tutte le sue sfumature (inglesi), che siano chiare o scure, tenderà a notare meno le variazioni delle stesse. Al contrario, chi come i russi distingue tra blu scuro (siniy) e blu chiaro (goluboy), tenderà a percepire più velocemente e nettamente le differenze di tonalità. Infine, abbiamo la questione “sessuale” legata alla grammatica. Molte lingue -compresa la nostra- hanno il genere grammaticale, assegnando il maschile o il femminile ai nomi. Questo influenza fortemente il modo di pensare delle persone. Se chiediamo ad uno spagnolo di descriverci un ponte, lo rappresenterà con termini quali “resistente” o “forte“, essendo per loro un nome maschile.

Lera Boroditsky e le tribù australiane

Secondo Carlo Magno avere una seconda lingua, era come avere una seconda anima. Questa è una citazione ricorrente nei discorsi della psicologa Boroditsky, e spiega semplicemente quanto appena detto. Qualche anno fa, lei e il suo team di ricerca hanno condotto degli studi, ed uno in particolare ha destato scalpore. Si tratta di quello inerente la tribù aborigena Kuuk Thaayorre, ubicata a Pormpuraaw. Gli esperti hanno potuto osservare come il loro modo di comunicare, si basi principalmente sui punti cardinali. Dunque, per avvisare un vostro compagno di una farfalla sulla sua spalla, indichereste la direzione utilizzando “est” o “ovest“, non “sinistra” o “destra“.  Affascinante anche il significato del loro “ciao“, che si traduce ogni volta in un “dove stai andando?“. É quindi obbligato per ogni componente conoscere il proprio orientamento nello spazio, e la loro percezione di quest’ultimo è sicuramente sopra la media. Cosa ci dimostra questo studio? Sicuramente che il linguaggio e la cultura in cui cresciamo, influenzano radicalmente la nostra percezione del mondo e le nostre “priorità”. Fondamentale è stato osservare come il tempo, fosse concepito in base al territorio: una linea che andava Est verso Ovest. Quindi, chi fosse rivolto verso Est, il tempo gli scorrerebbe attraverso.

Trump e Biden: carattere e parole

Finora abbiamo appreso l’importanza del linguaggio e l’influenza che esercita sulle popolazioni. Cosa accade quando rivolgiamo il nostro interesse sul singolo? I due politici in corsa per le elezioni presidenziali negli Usa, sono certamente due esempi distinguibili di linguaggio e personalità. Da un lato abbiamo Donald Trump, figlio di immobiliaristi e divenuto in seguito ricco imprenditore. Biden dall’altro, possiede un passato più accademico e meno “spericolato“. Il candidato democratico, in accordo con la sua personalità, utilizza un linguaggio molto composto. Nei suoi discorsi si rivolge prevalentemente ai suoi elettori, utilizza parole come “speranza” e “aiuto”, mentre il suo sguardo è fisso nell’obbiettivo della camera. Al contrario, il suo rivale repubblicano tende più ad improvvisare. Negli scontri aperti interrompe spesso Joe Biden, e i suoi discorsi sembrano più incentrati sul suo operato, anziché sul suo popolo. Ciò che più colpisce infatti, è il suo scarso contatto con il pubblico, lasciato in disparte per sferrare le sue armi contro il rivale. Possiamo dunque comprendere la correlazione tra linguaggio e atteggiamento nei singoli individui. Uno scontro politico di questa portata, è l’occasione giusta per osservare il modo in cui un popolo così apparentemente unito, abbia preferenze nettamente contrapposte.

 

 

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